"O che bel castello Marcondirondirondello o che bel castello Marcondirondirondè..."
Nei commenti del precedente post autocelebrativo
(ogni tanto ci vuole,su!) ho scritto di essere andata a Gradara e ho promesso di postare qualche fotografia del bellissimo castello (tra l'altro è quello di Paolo e Francesca!
) che ogni anno si rianima e ripopola di gente in abiti medioevali in occasione della celebrazione dell'assedio che gli Sforza fecero ai poveri Malatesta 600 anni fa.
La rocca di Gradara tra dolcissime colline e il mare, con lo splendido borgo che la circonda è già durante l'anno un posto da visitare. Figuratevi che cosa può essere di notte con gente vestita di tutto punto come sei secoli fa, cavalli, cannoni che sparano con vera polvere da sparo, armi vere, un accampamento ricostruito di tutto punto...
Dopo grida, spari, morti ammazzati e cannonate che rimbombavano nello stomaco...il povero castello è andato a fuoco e fiamme...
Io ormai ero già impazzita ed emozionatissima quando a tempo di musica è iniziato uno spettacolo di fuochi d'artificio meravigliosi, enormi, sempre dal castello...per quasi 40 minuti!!
Non posto le foto, perchè non rendono, ma, ormai trasformata in promotrice turistica gradarina, vi consiglio di andarci il prossimo anno perchè ne vale proprio la pena!!
(in caso potete dare una sbirciatina qui http://www.gradara.org/)
Beh, ora è arrivato il momento di augurarvi buone vacanze, dopodomani parto per due settimane con Simone
per il Salento...ho compilato una lista di cose da portare lunga 8 metri, spero che la nostra povera macchina non collassi per il peso dei bagagli strada facendo!!
Tanti baci a tutti voi e buone nuotate a me!![]()
Ombretta
Tutti siete bravissimi a mettere foto, video, file audio e quant'altro sui vostri blog, io invece ho partorito ben due anni fa questa povera creatura, ma al di là del modificarle leggermente il template (grande conquista che ancora mi inumidisce gli occhi) non sono stata capace di imparare granchè. Sono la vergogna del mio fidanzato ingegnere elettronico, ma da brava umanista arretrata, quasi me ne vanto.
Però un pò di pratica va fatta e per festeggiare il secondo compleanno della wunderkammer che ricorre proprio in questi giorni, ho OSATO avventurarmi su slide. com e ho inserito qualche foto che ho scattato. Sono cose o posti che ho visto più o meno durante questo periodo blogghifero.
Spero vi piacciano (sempre che riusciate a vederle, mica è detto che il mio tentativo vada a buon fine!!!)
Aggiorno il post perchè all'ultimo secondo mi sono ricordata (merito di Briciolanellatte a dire la verità!!) che oggi era il mio turno su Caffè Letterario, quindi, ormai essendo una maga dell'autoriciclo, ho inserito un altro vecchio racconto, mi dispiace per chi l'ha già letto, ma in questo periodo sono una vera SOLA, lo ammetto 
Potete leggerlo QUI
“Ora la mamma va alla posta a prendere la pensione…” disse Marta al grassissimo gatto rosso che la guardava con gli occhi semichiusi acciambellato sul pianale della credenza. La donna si alzò dalla poltrona, cercò di togliere con la mano un po’ deformata dall’artrosi i peli rossicci che avevano fatto presa sulla gonna di lana grigia e si diresse verso bastone e carrello della spesa appoggiati vicino alla porta. “Ti prendo le scatolette buone oggi”, continuò rivolgendosi al gatto mentre si ravvivava i capelli candidi di fronte allo specchio dorato, “così la smetti di fare i capricci”.
In cucina la televisione chiacchierava da sola svolgendo il suo ruolo di presenza rassicurante, costante. Marta la spegneva soltanto la notte e nel momento in cui lo schermo si anneriva, la televisione lasciava il posto ad una presenza ancora più ingombrante, quella del vuoto.
L’appartamento era grande, una di quelle vecchie case primi novecento, attraversate da un lungo corridoio sul quale si aprivano diverse stanze. Anni prima era facile scontrarsi in quella stretta arteria della casa, i bambini correvano e suo marito, correttore di bozze, lavorava spesso a casa.
Ora quel corridoio si snodava come una lingua buia costellata di ricordi e fotografie e Marta lo attraversava tutte le sere per arrivare in fondo, dove si apriva la sua stanza da letto. Due figli ingegneri e padri di famiglia a Ginevra, una figlia sposata a Milano. Li vedeva poco ed era aggiornata sulla crescita dei nipotini più dalle fotografie che da una visione diretta, ma era felice per loro e molto orgogliosa. Mario l’aveva lasciata vedova a 57 anni, neanche il tempo di vedere Giulia all’altare. Ormai erano trascorsi vent’anni, ma il cuore di Marta era ancora intrecciato a quello di lui. Diceva sempre di essere una donna fortunata. Certo, il destino avrebbe potuto lasciarle di più suo marito, ma avevano cresciuto insieme tre bravi ragazzi che avevano messo su famiglia ed era normale che fossero lontani, si sa che oggigiorno i giovani devono muoversi se vogliono fare carriera. Aveva la sua piccola pensione che ancora le bastava per vivere dignitosamente insieme al suo gatto, qualche amica di vecchia data nel palazzo per prendere il tè e occhi buoni a sufficienza per leggere.
Quando chiuse la porta per andare all’ufficio postale, uscì dall’ascensore il signor Gelmini, che si tolse il cappello e s’inchinò lievemente.
“Buongiorno signora Marta” pronunciò l’uomo sotto ai folti baffi che sapevano di tabacco. “Buongiorno Gelmini”, rispose lei con un leggero sorriso sulle labbra, girando la chiave nella serratura. La divertiva la deferenza di quell’ex tranviere che palesemente aveva sempre avuto un debole per lei. Eppure, anche se era vedova da vent’anni, non l’aveva mai invitata nemmeno per un caffè. Nonostante la schiena curva e le inevitabili rughe, Marta era ancora una bella donna, aveva mantenuto l’eleganza della sua semplicità e lo sguardo acuto dei suoi occhi chiari che sapevano anche essere molto materni.
“Dove va di bello?” le chiese lui apparendo improvvisamente goffo nel completo a quadretti e facendo quasi cadere il giornale da sotto al braccio.
“Alle poste, a ritirare la pensione. E poi al mercato, a fare un po’ di spesa. Devo anche prendere le scatolette per Ruber”.
“Ah, oggi ci sono i clementini in offerta, li ho visti prima passando”, si affrettò a dire Gelmini cercando in qualche modo di esserle utile. Lei lo ringraziò dell’informazione sorridendo, mentre entrava con il carrello a due ruote nell’ascensore. Gelmini si prodigò nel tentare di agevolarla, nonostante il carrello fosse vuoto. Quando le porte si chiusero e lei lo salutò con un cenno della mano, sempre sorridendo, si rese conto che le avrebbe fatto piacere essere accompagnata da lui. A volte si sentiva sola, specialmente per strada, avrebbe desiderato una presenza a fianco che la rassicurasse. Dopotutto aveva settantasette anni, era normale avere certi pensieri. Tra un biscotto inzuppato nel tè e l’altro anche le sue amiche di scala pensavano la stessa cosa.
Quando scese in strada il sole di febbraio le inargentò i capelli e l’avvolse in un tepore lieve. Marta strinse il manico del carrello con una mano, il bastone nell’altra e si incamminò.
(Continua...)
P.S. Quella nella foto è mia nonna
Aggiorno rimandandovi a Caffè Letterario dove ho postato una vecchia delirantissima favoletta, giusto per non sembrare proprio morta...
C'era una volta, in un regno lontano, una terribile principessa megalomane. Il suo passatempo preferito era scaraventare oggetti addosso agli sfortunati membri della corte ed in particolare, amava seviziare la dama di compagnia leggendole storie scritte di suo pugno.
continua QUI
Intanto ringrazio tutti quanti ancora per gli auguri che avete lasciato, tra festeggiamenti vari, ponte e weekend ho trascurato splinder (e a dire la verità non me ne rammarico...senza offesa eh!)
Ecco qui i vecchietti un pò photoshoppati per mantenere una certa dose di mistero e confondere i lineamenti (ahahah ma quale mistero...si vede che le mie conoscenze grafiche sono pari a sottozero?) Le due torte erano buonissime, ma le candeline sono state messe dalla sorella rigorosamente a caso (non abbiamo compiuto 15 anni a testa come sembrerebbe)
Ho intitolato questo post Pausa perchè ho deciso di andare in vacanza dal blog...mi prendo una pausa, non voglio proprio guardare internet se non per lo stretto necessario.
Adesso lo so che vi state strappando tutti i capelli, che emettete suoni inarticolati di disperazione correndo per la vostra stanza o nell'ufficio, che state intasando le linee telefoniche del mago Othelma per imparare un rito propiziatorio per farmi cambiare idea o farvi anticipare quando e se tornerò, ma non vi preoccupate, non vi abbandono e se lo faccio ora, il mio spirito continuerà ad aleggiare sui vostri blog, anche senza i miei preziosissimi, fondamentali, insostituibili commenti

Per ora vi saluto e vi lascio questi bellissimi fiori della campagna viterbese nei quali sono stata immersa il primo maggio ( e infatti ancora mi sto soffiando il naso)
Tanti baci a tutti e arrivederci a presto!!
Ombretta
Cari lettori,
(wow, ma veramente ho qualcuno che mi legge??!)
premetto che non so che piega prenderà questo post. In sostanza non so cosa scrivere. Ho la testa talmente piena di frasi, immagini,sapori, suoni e idee che mi ritrovo ad essere la sorellina immobile dell'asino di Buridano. La differenza però è che non ho solo due alternative davanti, ma molte di più, quindi nell'incertezza e nell'essere vittima del tempo tiranno, sto ferma e non scrivo.
E mica si può sempre scrivere! E su! C'è anche altro nella vita! No??
Mah, insomma, mica è tanto vero. Se nasci con la mannaia in testa del pallino della scrittura tutto il resto in fondo in fondo finisce in un modo o nell'altro ad essere in "funzione di". Quante volte mi sono sorpresa a frugare nei cassonetti della mia spazzatura interiore per ripescare spunti e sensazioni da scrivere? Uh! Un'infinità di volte. E quante persone che hanno avuto la sventura (ovviamente i soggetti interessati non sono autorizzati a confermare la mia autoironia) di imbattersi in me sono finite o finiranno inchiodate a un foglio di carta? Se devi scrivere tutto va bene, "nun se butta gnente". A volte mi sento un pò una ladra. L'Arsenia Lupin delle vite altrui.
E vabbè.
Direi che la mia riflessione quotidiana è terminata. Passiamo ad altro.
Avevo una tag "diario" una volta. Questo blog non ha mai avuto un filo conduttore se non quello dell'essere una specie di deposito delle mie scorie mentali. Invidio molto chi riesce a mantenere una coerenza blogghistica. Però, più per egoismo personale (dato che alla fine sono io quella che sfoglia di anno in anno il blog per vedere cosa ho combinato) che per supposto vostro interesse, annoto qualche dettaglio della mia Pasqua.
Nonostante il tempaccio, la grandinata e le raffiche di vento, almeno "dentro" è stata una bella pasqua. In realtà anche fuori, per la compagnia. E' stata anche dolorosa. Sabato notte infatti, durante la veglia e la messa, mi è colata tutta la cera bollente della candelina sulle dita.
Scherzi a parte, quest'anno sono inorridita per i prezzi esorbitanti delle uova pasquali e ho deciso che il prossimo anno comprerò lo stampo e lo farò da sola. Per ora ho iniziato questo percorso di bricolage alimentare con la colomba, rubata a quella con la vocetta da topo della Prova del Cuoco. E' venuta buonissima e con grande soddisfazione è scomparsa nelle fauci dei convitati.
L'altra novità è stata la decorazione delle uova. Quelle bianche! A me le uova color carne non piacciono proprio. Stavolta mamma è tornata a casa con 30 uova candide come la neve, quindi come non sbizzarrirsi con i colori alimentari?? Sabato pomeriggio mi sono armata di pennelli con mia sorella e abbiamo dato sfogo alla creatività. Molto apprezzate le mie uova optical anni '70.
Il tocco finale però, è stata la personalizzazione delle ultime quattro uova con le facce dei destinatari, Valentina, Simone, Alessandro ed io. Allego foto esplicativa

Ieri sera invece, Simone ed io, dopo una bellissima giornata da trottolini amorosi dududadada (che c'è di più bello nella vita??), siamo andati al cinema a vedere il nuovo film di Verdone, avendo voglia di continuare a tenere le sinapsi del cervello su off. E' nel complesso un film piacevole, il primo episodio non mi è piaciuto granchè, mi sembrava un pò forzato anche nella recitazione, il secondo è già più carino e con accenni di satira sociale, il terzo invece mi ha fatto veramente ridere, pur nella sua amarezza. Pensando a Moreno Vecchiarutti e Enza Sessa mi sono tornati in mente due personaggi che già all'epoca mi sembrarono veramente "verdoniani" e dei quali avevo narrato le gesta oltre un anno fa. Dato che la maggior parte di chi passa qui adesso non è la stessa di allora, mi scuso con chi lo lesse ma ripropongo il post per farvi fare due risate. Vi garantisco che non ho inventato nulla, è la cronaca di un incontro.
Rampa molto scoscesa e sconnessa, di quelle che se non cammini rasente il muro e non indossi scarponi da escursionista esperto rischi di entrare trionfalmente dalla porta principale sottoforma di valanga umana : ecco il meraviglioso accesso ad un magazzino di periferia, uno di quelli che vende tutto a poco prezzo, dallo scopettino del bagno alla borsetta in ecopelle per giovani donzelle trendissime. Mi aggiro furtiva tra gli scaffali-muraglia cinese (perché la provenienza è quella) dei casalinghi, quando improvvisamente il mio sguardo si dilata verso interminati spazi al di là da quella… è il reparto abbigliamento, oltre il quale si affaccia un’oasi di radiosa serenità : la vasta distesa di scarpe. In questo locus amoenus appare come Erminia fra i commessi, una giovane donna straniera, estasiata di fronte a stivaloni di cartonpelle con tacco assassino. Abbastanza alta, piuttosto magra, viso semplice e poco truccato, indossa un lungo impermeabile beige abbottonato fino al collo e stretto in vita da una cinta e delle decolletè rosse. Poco più in là, vicino a degli improbabili camerini arrangiati con delle tendine in simil tovaglietta da picnic fuoriporta, un uomo sulla cinquantina con i capelli impomatati (anche se è anacronistico parlare di pomata per capelli, rende di più l’idea, dato che il gel doveva averlo spalmato direttamente con la cazzuola) parla al cellulare, sfoggiando un eloquio da membro senior dell’Accademia della Crusca. Tra un vaff e l’altro lancia sguardi tra il bramoso e il tenero alla signorina in impermeabile. Io, che non riesco a farmi mai i cavoletti miei, abbandonando mamma al suo destino nel reparto detersivi, inizio con nonchalance ad osservare i due soggetti, dei quali lui mi attira in modo particolare. Non riesco soprattutto a distogliere lo sguardo dalla collana d’oro al collo e dall’anello che spunta fra i pelazzi della mano. La quale mano poco dopo finisce su un fianco della ragazza, gesto accompagnato da uno “Scegli tutto quello che vuoi…” pronunciato con un tono e uno sguardo che Richard Gere in Pretty Woman nemmeno dopo anni di studi di fronte allo specchio sarebbe riuscito a ripetere.
Purtroppo quando i due si spostano nella selva selvaggia di vestiti appesi, sono costretta a raggiungere mamma dall’altra parte del magazzino, perdendoli di vista.
Fortunatamente la nostra gita fra i casalinghi si prolunga parecchio, tanto che con mia grande sorpresa ritrovo la coppia alle casse. Ed ora la scena clou.
I due sono alla cassa ma non hanno niente in mano. Mi cade lo sguardo sulle scarpe rosse di lei, che ora però spuntano da pantaloni gessati. La cassiera, distratta, chiede: “Mi dia, prego.”
Il tizio sfodera un sorriso da marpione tra l’ammiccante e il confidenziale. Le consegna soltanto dei cartellini. “La signorina ha tutto addosso…”. La cassiera ha un momento di smarrimento. La ragazza guarda il soffitto come se stesse da un’altra parte. Richard paga spiattellando le banconote sul bancone (le casse sono come quelle del supermercato). “ La prossima volta prendiamo le scarpe, eh?”. Lei annuisce silenziosa. E se ne vanno a braccetto senza niente in mano.
Evidentemente all’inizio sotto l’impermeabile
………….Al trash non c’è mai fine
Beh, adesso mi sembra proprio il caso di salutare... alla fine non sapevo cosa scrivere e ho scritto troppo! Baci a tutti!
Ombretta
Oggi è il mio primo turno sul blog Caffè letterario
Questo è il racconto che ho postato.

Dieci anni fa vivevo come un trauma non avere
Ero una ragazzina senza poster appesi in camera.
Il mio idolo era Emile Zola e progettavo un nuovo ciclo dei Rougon- Macquart.
Combattevo l’onicofagia a suon di smalti glitterati e sognavo una trousse tutta mia. Molte compagne di classe rubavano a man bassa i trucchi alla Upim e io mi indignavo e vergognavo per loro.
Già, dieci anni fa ero il classico pesce fuor d’acqua.
Leggevo moltissimo e arrossivo per qualsiasi cosa, pensieri compresi. Vivevo in una campana di vetro, soffocata dalla bambagia.
Vomitavo parole scritte. A volte anche cibo.
Mantenevo i riflessi pronti correndo alla radio per spingere Rec su uno stereo baracchetta e immortalare sul nastro della cassetta le canzoni. Appellandomi al mio inglese scolastico cercavo di decifrare il testo di I don’t want to miss a thing degli Aerosmith.
Mi lamentavo – ah, se mi lamentavo!- ma ridevo anche e tanto.
Dieci anni fa partecipavo spaesata alle manifestazioni sotto il provveditorato e andavo a scuola di pomeriggio una settimana al mese, per mancanza di aule. Credevo che nella metropolitana girassero mostri e assassini e prendevo l’autobus sempre titubante.
Non riuscivo a dire le parolacce e la mia inseparabile compagna di banco mi prendeva in giro perché ero troppo buona ed educata.
Andavo a teatro almeno due volte al mese.
Dieci anni fa la sera, prima di addormentarmi, sognavo il mio primo bacio. Chiudevo gli occhi, mi trasferivo naufraga su un’isola deserta col bello di turno e mi baciavo la mano pensando che fosse la sua bocca. A quasi quindici anni se non hai mai avuto un ragazzo e non hai ancora dato il primo bacio sei pericolosamente vicina al diventare una sfigata, quindi meglio essere preparata.
Stilavo segretissime “classifiche di piacimento” dei maschi della classe, cambiando la graduatoria continuamente…ma già era tanto se li salutavo.
C’erano i “Tresca Party” al Gilda dieci anni fa.
Ma io aspettavo il principe azzurro, mentre ascoltavo rapita i resoconti di quei pomeriggi insoliti e piccanti.
Mi ponevo domande filosofico esistenziali e poi giocavo ancora a Barbie con Valentina, di nascosto.
Questa notte ho scoperto che il 28 febbraio 1998, scrissi queste parole sul diario parlando a me stessa nei panni della coscienza:
“Chissà come sarai nel 2008…ti sarai laureata in lettere? Avrai finalmente un fidanzato? Vivrai da sola? Devi diventare una bella persona, onesta , buona e coerente. Devi andare avanti per la tua strada, non lasciarti distrarre dalle frivolezze del mondo, non perdere il tempo, è prezioso! Lo sai quante soddisfazioni ti attendono? Non lasciartele rubare da qualcun altro. Ma non dimenticare: cogli anche le batoste e sii sempre pronta a riceverne”.
Oggi, leggendo quelle righe, a parte ridere per l’inserimento delle “frivolezze”, termine che neanche mia nonna in carriola userebbe, che posso dire se non sconcertarmi e ammettere che…
cazzarola ma allora ero molto più saggia dieci anni fa!!!!
Ho trovato una foto del 1998, che quattordicenne classica

Ispirato a Marc Chagall, Il Violinista, 1911. Dusseldorf, Kunstammlung Nordherin-Westfalen
(foto terribile del mio libro, ma non sono riuscita a trovarlo decente in rete!)
Era un violinista Camille e nella vita riempiva le strade di musica.
Quando arrivava, le note si rincorrevano allegre nell’aria, sfiorando le facciate dei palazzi, restando impigliate ai cornicioni oppure correndo leggere nel vento che accarezzava la campagna russa.
Suonava così, in un vecchio e liso cappotto rosso, con un cappello un po’ logoro calato su quell’occhio che incuriosiva i ragazzi più grandi e spaventava i più piccoli che gli portavano le monete dei genitori.
“Con uno ho guardato Parigi e con l’altro adesso guardo
Camille se ne andava in giro libero e silenzioso come le nuvole in primavera.
A volte lo accompagnava un ragazzino russo, Iosif, che appariva e scompariva dalla sua vita come un passerotto nervoso in un cespuglio.
Era speciale Iosif. Parlava raramente e quasi senza mai aprire la bocca, ma quel poco che diceva bastava sempre a colmare i successivi silenzi.
“Suonando, tu parli al mondo e del mondo” disse un giorno il ragazzo al vecchio Camille che faceva scivolare l’archetto sulle corde.
Il violinista annuì sorridendo, con la testa piegata di lato, mentre dalle sue mani si propagava intorno una musica dolcissima. Ancora una volta si posava sui fiori, sui sassi e sulle tegole del tetto di una casa di campagna poco distante.
Facendo capriole in aria, improvvisamente le note si avvolsero ai polsi di due giovani, li attirarono verso la strana coppia e li fecero sedere di fronte, sull’erba fresca.
In silenzio, i quattro restarono vicini, mentre il sole pennellava i loro visi d’oro e d’arancio ed il violino continuava ad abbracciarli. I due ragazzi si strinsero le mani e senza dire nulla quel pomeriggio capirono che non si sarebbero mai lasciati.
Quando il cielo si fece turchino e gli alberi divennero sagome ritagliate di carta nera, Camille e Iosif si alzarono.
“Grazie…” sussurrarono i due giovani al vecchio, avviandosi per il sentiero di farina bianca dal quale erano venuti.
Con la prima stella della sera brillò una lacrima nell’occhio del violinista.
Anche Iosif si allontanò per un’altra strada, verso caldi e fumanti tetti di legno in lontananza.
Camille si strinse nel cappotto rosso, ripose il violino e lentamente s’incamminò.
A poco a poco la sua piccola figura serena scomparve, inghiottita da una luna d’argento.
In attesa di postare la parte finale della straziante storia d'amore delle posate, vi informo che padrona di casa e sorella sono state scelte per la copertina del prossimo numero della prestigiosissima rivista VOGUE...
AHAHAHAHHAHA
della serie...se la cantano e se la sonano da sole!
per tutte le ragazze che desiderano fashionizzarsi o fare scherzi
agli amici il sito è quello in basso a dx
Ultimamente mi è capitato di dedicare continuativamente il weekend alle mostre o comunque a fare da turista ( e da guida turistica
) nella mia adorata Roma. Ho visto la bellissima mostra dei Macchiaioli al Chiostro del Bramante (c'è poco da fare, saranno care, ma lì fanno le mostre meglio organizzate, se vi interessa è fino al 3 febbraio), quella un pò più d'elite su Bernini pittore a Palazzo Barberini e due giorni fa, con Simone e mia sorella, la mostra su Gauguin al Vittoriano. Nello stesso complesso dopo aver visto anche i pantaloni, le scarpe e i vari accessori di Garibaldi , uscendo sulla terrazza dell'altare della nostra patria (pesantissimo monumento che piace tanto agli stranieri e che qui a Roma molti chiamano ancora la macchina da scrivere o la grande torta) ci siamo goduti il bel panorama sui fori che da lì si può ammirare.

Mentre pensavamo inorriditi al recente progetto di chiudere la passeggiata dei fori per renderla a pagamento - è veramente un'assurdità!!- ci siamo voltati e abbiamo visto questo mostro tecnologico sul retro dell'altare

"Roma dal cielo" era il cartello che lo precedeva. "Daaaai saliamoooo che bello!!!" E' stata l'esclamazione che ne è seguita. Armati di macchinetta fotografica ci siamo avvicinati per scorgere dei sospetti cordoni blu. Poco dopo un' ancora più sospetta cabina grigia dotata di vetro davanti e di due omini inseriti all'interno ci ha fatto sorgere l'ovvia domanda "Ma dai, si paga??"...Insomma, l'entusiasmo iniziale era già abbastanza spento, quando, giunti di fronte alla casetta grigia le nostre mascelle hanno avuto uno scatto all'unisono (esattamente così
) e le nostre ugole hanno prodotto un "EEEEEEHHH????" alla stupefacente richiesta di ben 7 EURI semplicemente per salire sul tetto!!!
Non so con quale faccia tosta possono chiedere una cifra tale. Una famiglia di quattro persone dovrebbe pagare 30 euro per sostare un minuto scarso in un ascensore! E poi per vedere cosa? Ma ovviamente ammirare meglio dall'alto Piazza Venezia trasformata in groviera

Potenziare i mezzi pubblici invece di martoriare la città scavando e facendo danni dappertutto no, eh? Beh ovvio, se no come fanno il magna magna degli appalti?
Aaaaah certe volte nella vita vorrei avere la faccia da
che hanno quelli dei piani alti...
Non potendo passare a fare gli auguri in ogni blog lascio qui per tutti voi i miei auguri più sinceri di Buon Natale, che sia pieno di serenità e anche un nuovo inizio per tutto quello che volete realizzare, sia dentro che fuori!!
E visto che quest'anno, a causa dell'ingombrante presenza degli operai che finalmente se ne sono andati solo 4 giorni fa
, il presepio l'abbiamo finito con le occhiaie stanotte alle 4 (!!!) direi che è il caso di postare qualche foto 
Devo dire che è stato bellissimo stare tutti e quattro ( intendo mamma, papà, mia sorella ed io) lì intorno ad ingegnarci su come renderlo più bello e (milagro! milagro!) senza nemmeno litigare! eheheh
Questo è Natale. Altro che Motta
E' tutto polistirolo, gesso, sabbia del mare, muschio, tanta tanta colla a caldo (fa fare miracoli!mamma s'era esaltata, l'altro giorno girava per casa con la pistola voleva incollare tutto!), sughero, lo sfondo dipinto da Valentina, cartone e qualsiasi altra cosa rimediata che ci capitasse sottomano da reinterpretare in chiave mini!
Maria e Giuseppe con mangiatoia rigorosamente vuota (ancora per poche ore)
Quest'anno è arrivato anche l'oste panzone
fuori porta invece c'è il mercato
e questo è un pezzo della casa arredata dei tirchioni che non ospitano Giuseppe e Maria che si sono accampati fuori
per ultimo una visione quasi d'insieme, dico quasi perchè è troppo grande non entrava in una foto!
Vi piace? Immodestamente sono proprio soddisfatta!!!
BUON NATALE A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!
Ombretta


o anche



geniale!e’ Archimede Pitagorico questo!)



(in quanto amante dell'arte vi prego di non addentare gli stucchi decorativi)
Hola chicos!
Dato che tra amici e conoscenti si è diffusa ultimamente come un morbo subdolo la passione per il ballo e anch'io covavo in seno da qualche mese l'idea serpentiforme di rivitalizzare i fianchi stanchi, ho deciso di approfittare dell'apertura di una nuova mini palestra a cinque minuti da casa per trasformarmi in una salsera doc.
Pertanto ieri sera sono andata alla seconda lezione di salsa e meringhe. La palestra è piccina piccina, ma l'ambiente mi è molto familiare...sarà forse perchè si è trasferita in massa tutta la mia famiglia??
Si sono iscritti infatti anche mia madre, mio padre, mia sorella e per ultimo, dopo vari sbattimenti di ciglia, lagne, bronci e quant'altro è stato in mio potere, la mia dolce metà.
All'inizio il povero Simone si è sentito più o meno così
, (il blob sono io e lui aveva proprio quell'espressione) risucchiato in un tunnel di "un dos tres" , poi però - ma è molto cauto nell'ammetterlo- c'ha preso gusto e alla fine, come l'uomo Del Monte, ha detto SI.
Ovviamente siamo bravissimi. Stiamo già pensando ai tornei mondiali di salsa. Siamo così bravi che ieri ci hanno immortalati perchè diventassimo la coppia immagine per dare lustro alla nascente palestra
Dall'alto della mia esperienza, mi permetto perciò di darvi qualche consiglio nel caso in cui vogliate provare la salsa:
Fate soffriggere in metà del burro le cipolle e le carote tritate: appena saranno colorite, unitevi la farina, che lascere imbiondire, sempre mescolando. Diluite quindi con il brodo. Salate, pepate.......
Poco più di un'ora fa ero spaparanzata sul divano quando è arrivata mamma gridando "corriiii guardaaaaa...è spuntato l'arcobaleno!!!!"
Peccato che non sia riuscita a fotografarlo mentre colorava direttamente la cupola di San Pietro...ma calcolando che le pile della macchinetta erano super scariche e nel frattempo ero al telefono...già è tanto che l'abbia immortalato!!
La cosa preoccupante però è questa: appena ho visto l'arcobaleno ho avuto una folgorazione proustiana e mi è venuta in mente Iridella, la fatina le cui prodezze andavano in onda se non sbaglio nell'86 -o giù di lì -e della quale andavo pazza...
...tanto da avere anche la bambola! E non so cosa avrei dato per avere tatuata una stellina sulla faccia come lei...mi facevo anche la codina storta...
Non del tutto pago di tali reminiscenze, il mio cervello ha inoltre immediatamente riesumato i Mini Pony
e dulcis in fundo gli Orsetti del cuore!
Beh, se Marcel ha iniziato la sua Recherche grazie a un biscotto
io con l'epifania di un arcobaleno ho capito che
la televisione ti segna per sempre!!!
...Per fortuna abbiamo ancheggiato a sufficienza e la danza del sole che avevamo preparato ha funzionato, perchè sopra Venezia i raggi hanno diffuso tutto il loro splendore durante i quattro giorni del nostro soggiorno. E' stato emozionante per me e mia sorella tornare nello stesso bell'appartamentino in centro di due anni fa! Solo che stavolta era tutta un'altra cosa senza genitori
Venezia è una città meravigliosa, è del tutto superfluo ma doveroso ribadirlo, dato che ogni angolo emana davvero un fascino magico. Il fatto di essere piena di turisti a causa del ponte di novembre, ci ha scatenato contro gli strali e le ire dei veneziani indigeni che non gradivano la nostra presenza straniera a bordo degli appunto affollatissimi vaporetti. In realtà la protagonista del nostro breve raid veneziano è stata la 52esima edizione della Biennale d'arte contemporanea...e a tal proposito spenderò qualche parola.
Nel complesso la Biennale non mi è piaciuta. Sempre la stessa pappa. Non c'era nulla di particolarmente esaltante, ad eccezione di uno o due padiglioni della parte dei Giardini e di qualche idea esposta all'Arsenale. Idea appunto. Ormai si espongono solo quelle. La forma non conta più e neanche conta più la chiarezza nell'esporre quello che si ha in testa...anzi, più sei contorto, criptico, incomprensibile più sei figo. Oppure puoi giocare sul pubblico "gazza ladra". Ecco allora nascere tutto un fiorire di neon, luci colorate, brillantini che attraggono da lontano e rimangono forse più impressi, ma sempre senza senso (il più delle volte) restano. Oppure hai la possibilità di aderire al partito delle terribili stanze oscure. Nelle stanze oscure oltre al proliferare di batteri e microbi vari dovuti all'ingresso degli avventori, si proiettano filmati di deliri al 99% in inglese, che minano la pazienza di chiunque. Soprattutto perchè in mancanza di luce e di ossigeno è difficile mantenere desta l'attenzione. Poi c'è il settore luna park. Lì i bambini impazziscono e anche gli adulti. L'arte giocattolo è sempre una facile carta vincente. Ci sono poi i bravi fotografi che hanno soppiantato i pittori e i vari ferramenta che si dichiarano scultori. La pittura alla Biennale è morta, la scultura agonizzante. E' tutta una cascata di video e di fotografie. E poi c'è tanta angoscia, veramente tanta. Carrettate, fagottate, tonnellate di angoscia. Metà dell'Arsenale trasuda guerra. E un senso di morte aleggia anche nei Giardini. Se l'arte rispecchia lo spirito del mondo quello che ne ho desunto è che non vedo nemmeno un granello di speranza.
In ogni caso, anche se mi è piaciuta molto meno della scorsa edizione, è comunque una bella esperienza. Un pò sfiancante, ma sicuramente starò di nuovo lì nel 2009, fiduciosa. L'altro grande protagonista del viaggio,invece, partorito dalla mia malatissima mente, è stato il fotoromanzo. Da grande persona seria quale sono, ho sempre sognato di fare concorrenza a Grand Hotel...ne è dunque nata una vicenda "pietoseriaridicolgialla" che ci ha condotto dritti dritti verso immense figuracce nelle calli veneziane nonchè, sul finale, negli autogrill. A proposito di autogrill, ho scoperto di avere un'insana passione per il gioco. Le raccomandazioni di Pupo sulla pericolosità della questione mi sono scivolate addosso e ora sono già in crisi d'as