Settima giornata di reclusione.
Da quando la signorina Influenza ha deciso di diventare la mia migliore amica, mi si è attaccata morbosamente. Date le mie resistenze, per convincermi che dobbiamo stare insieme il più a lungo possibile, ha chiamato anche la signora Tosse, così, in caso di ribellione, posso sempre essere punita soffocandomi e strozzandomi da sola .
Inutile dire che ogni angolo di casa è buono per sbatterci la testa. Mi sto decisamente rompendo le scatole. Il punto è che mi si è pure atrofizzato il cervello: non riesco nemmeno a leggere…il che è gravissimo per una che si è sempre cibata principalmente di cellulosa.
Quindi per ingannare il tempo in questa grande cella d’isolamento nella quale si è trasformata la mia casa,non mi resta che raccontare un altro episodio da inserire nella categoria “fauna locale e non”.
C’era una volta,
all’ultimo piano di un appartamento in una graaande città, una giovane ragazza bionda e sfaticata che si lamentava con la mamma cerbero perché le aveva chiesto di stendere i panni. Era una bellissima giornata profumata di sole…perché perdere tempo in inutili faccende domestiche che qualcun altro potrebbe svolgere?
Ah, stolta ragazza (d’altra parte, cosa aspettarsi da una bionda…) , non sapeva che stendere i panni può rivelare interessanti sorprese!
Trasportato a fatica fuori in balcone lo stendino e rovesciato immancabilmente il contenitore delle mollette, la bionda iniziò a stendere le tonnellate di calzini, fazzolettini e mutande, sperando di incontrare tovaglie, lenzuola o camicie, che sono le cose più facili e rapide da eliminare. Nel frattempo, sentendosi tanto Cenerentola, canticchiava canzoncine che le permettessero di esercitare virtuosistici e romantici acuti…mentre faceva questo, guardava al di là delle fioriere la fettuccia d’asfalto luminosa tra le case.
Ad un tratto, apparve all’orizzonte, pedalando su un destriero con le ruote, un giovane cavaliere baldanzoso del quale però non riusciva a distinguere i tratti, data l’altezza del punto d’osservazione…vide solo che indossava una maglia e un paio di pantaloni in tela di Genova (jeans). Pedalata dopo pedalata - quindi fattosi più vicino – il giovane si arrestò bruscamente in prossimità del secchione dell’immondizia. “Dovrà buttare qualcosa” pensò
Nel frattempo il ciclista si sentiva evidentemente un figurino, guardandosi soddisfatto e toccandosi le cosce e il sedere. Le quattro spettatrici, lo seguirono con gli occhi mentre metodicamente riprendeva le cose appoggiate sul muretto una per una, le metteva nelle “nuove” tasche.
Alla fine rimontò in sella, appallottolò i vecchi pantaloni, li gettò nel cassonetto e proseguì per la sua strada fischiettando.
Allora la cerbera bionda si voltò verso Cenerentola e le disse: “Vabbè, adesso che è finito lo spettacolo, vojo vedè se finisci de stende”.
Stanotte durante una delle mie solite conversazioni da pipistrello notturno, mi è tornato in mente un episodio che ho deciso di raccontare qui, perchè secondo me ci sono personaggi in giro che meritano di essere inconsapevolmente immortalati:
Rampa molto scoscesa e sconnessa, di quelle che se non cammini rasente il muro e non indossi scarponi da escursionista esperto rischi di entrare trionfalmente dalla porta principale sottoforma di valanga umana : ecco il meraviglioso accesso ad un magazzino di periferia, uno di quelli che vende tutto a poco prezzo, dallo scopettino del bagno alla borsetta in ecopelle per giovani donzelle trendissime. Mi aggiro furtiva tra gli scaffali-muraglia cinese (perché la provenienza è quella) dei casalinghi, quando improvvisamente il mio sguardo si dilata verso interminati spazi al di là da quella… è il reparto abbigliamento, oltre il quale si affaccia un’oasi di radiosa serenità : la vasta distesa di scarpe. In questo locus amoenus appare come Erminia fra i commessi, una giovane donna straniera, estasiata di fronte a stivaloni di cartonpelle con tacco assassino. Abbastanza alta, piuttosto magra, viso semplice e poco truccato, indossa un lungo impermeabile beige abbottonato fino al collo e stretto in vita da una cinta e delle decolletè rosse. Poco più in là, vicino a degli improbabili camerini arrangiati con delle tendine in simil tovaglietta da picnic fuoriporta, un uomo sulla cinquantina con i capelli impomatati (anche se è anacronistico parlare di pomata per capelli, rende di più l’idea, dato che il gel doveva averlo spalmato direttamente con la cazzuola) parla al cellulare, sfoggiando un eloquio da membro senior dell’Accademia della Crusca. Tra un vaff e l’altro lancia sguardi tra il bramoso e il tenero alla signorina in impermeabile. Io, che non riesco a farmi mai i cavoletti miei, abbandonando mamma al suo destino nel reparto detersivi, inizio con nonchalance ad osservare i due soggetti, dei quali lui mi attira in modo particolare. Non riesco soprattutto a distogliere lo sguardo dalla collana d’oro al collo e dall’anello che spunta fra i pelazzi della mano. La quale mano poco dopo finisce su un fianco della ragazza, gesto accompagnato da uno “Scegli tutto quello che vuoi…” pronunciato con un tono e uno sguardo che Richard Gere in Pretty Woman nemmeno dopo anni di studi di fronte allo specchio sarebbe riuscito a ripetere.
Purtroppo quando i due si spostano nella selva selvaggia di vestiti appesi, sono costretta a raggiungere mamma dall’altra parte del magazzino, perdendoli di vista.
Fortunatamente la nostra gita fra i casalinghi si prolunga parecchio, tanto che con mia grande sorpresa ritrovo la coppia alle casse. Ed ora la scena clou.
I due sono alla cassa ma non hanno niente in mano. Mi cade lo sguardo sulle scarpe rosse di lei, che ora però spuntano da pantaloni gessati. La cassiera, distratta, chiede: “Mi dia, prego.”
Il tizio sfodera un sorriso da marpione tra l’ammiccante e il confidenziale. Le consegna soltanto dei cartellini. “La signorina ha tutto addosso…”. La cassiera ha un momento di smarrimento. La ragazza guarda il soffitto come se stesse da un’altra parte. Richard paga spiattellando le banconote sul bancone (le casse sono come quelle del supermercato). “ La prossima volta prendiamo le scarpe, eh?”. Lei annuisce silenziosa. E se ne vanno a braccetto senza niente in mano.
Evidentemente all’inizio sotto l’impermeabile
………….Al trash non c’è mai fine.