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Che titolo impegnativo ho scelto...la stanza delle meraviglie! E adesso che mi invento??

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domenica, 27 aprile 2008,ore 12:00

C’era una volta,

quando ero piccina, un mondo in cui le mamme e i papà discutevano preoccupati che con i loro raggi fotonici Mazinga e Goldrake fossero gli eroi dei loro bambini

e Barbie, platinata, strafiga, viziata e amante del lusso, fosse il modello altamente diseducativo delle femminucce.

Poi arrivò  un gruppo di giovani problematici e tanto tanto lontani da noi che fecero impazzire un po’ tutti e anche se alla fine trionfavano sempre i buoni sentimenti, le mamme e i papà non erano proprio entusiasti del successo di questi ragazzacci.

 Nello stesso periodo i poveri genitori dovevano combattere anche contro fanciulle sgambettanti le cui facce erano perfino sui diari e sui quadernoni di scuola, ma facevano inorridire sia loro che i critici.

Qualche anno dopo fu la volta di altre sgambettanti, volgarotte e pepate ragazze che si insinuarono nel cuore dei figli che le elessero a momentanee eroine.

 

Sempre peggio!! Ma non sapevano che cosa li aspettava… le mamme e i papà si trovarono a combattere di fronte a tanti miti ed eroi che si avvicendavano attaccati con le puntine sui muri delle stanze…alcuni erano abbastanza innocui, forse solo oggetto di condannabili tempeste ormonali sul versante femminile

 ma ci furono addirittura quelli che videro la stanza dei figli infestata da presenze angeliche come questa

Che in realtà nascondeva sotto sotto questa faccia (scoop degli ultimi giorni)

Ma cosa direbbero quelle mamme e papà ai genitori di oggi se sapessero che (notizia di ieri) l’eroina dei giovani che viene presa a modello secondo gli ultimi sondaggi è LEI??

P.s. Ma che genere di eroina intendono??

 

 

ombrellina
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domenica, 13 aprile 2008,ore 11:27

Questa mattina mi sono svegliata con mal di gola fortissimo, raffreddore, testa dolorante, ossa talmente rotte da farmi desiderare un giretto sulla ruota delle torture per stirarle e febbre alta.

Calcolando che dovrei attraversare tutta Roma in queste pietose condizioni per recarmi al mio vero (falso) domicilio, non posso proprio andare a votare.

Mi rammarico di non poter scrivere gli insulti che m'ero preparata. Anche se forse, una volta entrata nella cabina, sarei stata presa dai rimorsi di cittadina ligia e a qualcuno la crocetta l'avrei data ( ho detto FORSE eh).

Ma la mia opinione è che se entrambi i cognomi dei due leader fondamentali finiscono in ONI un motivo ci sarà...

Aggiorno con una riflessione scaturita dal bombardamento tv:

ma gli EXIT POLL sono i polli all'uscita dalle urne???

 

ombrellina
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mercoledì, 26 marzo 2008,ore 14:29

Cari lettori,

(wow, ma veramente ho qualcuno che mi legge??!)

premetto che non so che piega prenderà questo post. In sostanza non so cosa scrivere. Ho la testa talmente piena di frasi, immagini,sapori, suoni e idee che mi ritrovo ad essere la sorellina immobile dell'asino di Buridano. La differenza però è che non ho solo due alternative davanti, ma molte di più, quindi nell'incertezza e nell'essere vittima del tempo tiranno, sto ferma e non scrivo.

E mica si può sempre scrivere! E su! C'è anche altro nella vita! No??

Mah, insomma, mica è tanto vero. Se nasci con la mannaia in testa del pallino della scrittura tutto il resto in fondo in fondo finisce in un modo o nell'altro ad essere  in "funzione di". Quante volte mi sono sorpresa a frugare nei cassonetti della mia spazzatura interiore per ripescare spunti e sensazioni da scrivere? Uh! Un'infinità di volte. E quante persone che hanno avuto la sventura (ovviamente i soggetti interessati non sono autorizzati a confermare la mia autoironia) di imbattersi in me sono finite o finiranno inchiodate a un foglio di carta? Se devi scrivere tutto va bene, "nun se butta gnente". A volte mi sento un pò una ladra. L'Arsenia Lupin delle vite altrui.

E vabbè.

 Direi che la mia riflessione quotidiana è terminata. Passiamo ad altro.

 Avevo una tag "diario" una volta. Questo blog non ha mai avuto un filo conduttore se non quello dell'essere una specie di deposito delle mie scorie mentali. Invidio molto chi riesce a mantenere una coerenza blogghistica. Però, più per egoismo personale (dato che alla fine sono io quella che sfoglia di anno in anno il blog per vedere cosa ho combinato) che per supposto vostro interesse, annoto qualche dettaglio della mia Pasqua.

Nonostante il tempaccio, la grandinata e le raffiche di vento, almeno "dentro" è stata una bella pasqua. In realtà anche fuori, per la compagnia. E' stata anche dolorosa. Sabato notte infatti, durante la veglia e  la messa, mi è colata tutta la cera bollente della candelina sulle dita.

Scherzi a parte, quest'anno sono inorridita per i prezzi esorbitanti delle uova pasquali e ho deciso che il prossimo anno comprerò lo stampo e lo farò da sola. Per ora ho iniziato questo percorso di bricolage alimentare con la colomba, rubata a quella con la vocetta da topo della Prova del Cuoco. E' venuta buonissima e con grande soddisfazione è scomparsa nelle fauci dei convitati.

L'altra novità è stata la decorazione delle uova. Quelle bianche! A me le uova color carne non piacciono proprio. Stavolta mamma è tornata a casa con 30 uova candide come la neve, quindi come non sbizzarrirsi con i colori alimentari?? Sabato pomeriggio mi sono armata di pennelli con mia sorella e abbiamo dato sfogo alla creatività. Molto apprezzate le mie uova optical anni '70.

Il tocco finale però, è stata la personalizzazione delle ultime quattro uova con le facce dei destinatari, Valentina, Simone, Alessandro ed io. Allego foto esplicativa

 

Ieri sera invece, Simone ed io, dopo una bellissima giornata da trottolini amorosi dududadada (che c'è di più bello nella vita??), siamo andati al cinema a vedere il nuovo film di Verdone, avendo voglia di continuare a tenere le sinapsi del cervello su off. E' nel complesso un film piacevole, il primo episodio non mi è piaciuto granchè, mi sembrava un pò forzato anche nella recitazione, il secondo è già più carino e con accenni di satira sociale, il terzo invece mi ha fatto veramente ridere, pur nella sua amarezza. Pensando a Moreno Vecchiarutti e Enza Sessa mi sono tornati in mente due personaggi che già all'epoca mi sembrarono veramente "verdoniani" e dei quali avevo narrato le gesta oltre un anno fa. Dato che la maggior parte di chi passa qui adesso non è la stessa di allora, mi scuso con chi lo lesse ma ripropongo il post per farvi fare due risate. Vi garantisco che non ho inventato nulla, è la cronaca di un incontro.

 

Rampa molto scoscesa e sconnessa, di quelle che se non cammini rasente il muro e non indossi scarponi da escursionista esperto rischi di entrare trionfalmente dalla porta principale sottoforma di valanga umana : ecco il meraviglioso accesso ad un magazzino di periferia, uno di quelli che vende tutto a poco prezzo, dallo scopettino del bagno alla borsetta in ecopelle per giovani donzelle trendissime.  Mi aggiro furtiva tra gli scaffali-muraglia cinese (perché la provenienza è quella) dei casalinghi, quando improvvisamente il mio sguardo si dilata verso interminati spazi al di là da quella… è il reparto abbigliamento, oltre il quale si affaccia un’oasi di radiosa serenità : la vasta distesa di scarpe. In questo locus amoenus appare come Erminia fra i commessi, una giovane donna straniera, estasiata di fronte a stivaloni di cartonpelle con tacco assassino. Abbastanza alta, piuttosto magra, viso semplice e poco truccato, indossa un lungo impermeabile beige abbottonato fino al collo e stretto in vita da una cinta e delle decolletè rosse. Poco più in là, vicino a degli improbabili camerini arrangiati con delle tendine in simil tovaglietta da picnic fuoriporta, un uomo sulla cinquantina con i capelli impomatati (anche se è anacronistico parlare di pomata per capelli, rende di più l’idea, dato che il gel doveva averlo spalmato direttamente con la cazzuola) parla al cellulare, sfoggiando un eloquio da membro senior dell’Accademia della Crusca. Tra un vaff e l’altro lancia sguardi tra il bramoso e il tenero alla signorina in impermeabile. Io, che non riesco a farmi mai i cavoletti miei, abbandonando mamma al suo destino nel reparto detersivi, inizio con nonchalance ad osservare i due soggetti, dei quali lui mi attira in modo particolare. Non riesco soprattutto a distogliere lo sguardo dalla collana d’oro al collo e dall’anello che spunta fra i pelazzi della mano. La quale mano poco dopo finisce su un fianco della ragazza, gesto accompagnato da uno “Scegli tutto quello che vuoi…” pronunciato con un tono e uno sguardo che Richard Gere in Pretty Woman nemmeno dopo anni di studi di fronte allo specchio sarebbe riuscito a ripetere.

Purtroppo quando i due si spostano nella selva selvaggia di vestiti appesi, sono costretta a raggiungere mamma dall’altra parte del magazzino, perdendoli di vista.

Fortunatamente la nostra gita fra i casalinghi si prolunga parecchio, tanto che con mia grande sorpresa ritrovo la coppia alle casse. Ed ora la scena clou.

I due sono alla cassa ma non hanno niente in mano. Mi cade lo sguardo sulle scarpe rosse di lei, che ora però spuntano da pantaloni gessati. La cassiera, distratta, chiede: “Mi dia, prego.”

Il tizio sfodera un sorriso da marpione tra l’ammiccante e il confidenziale. Le consegna soltanto dei cartellini. “La signorina ha tutto addosso…”. La cassiera ha un momento di smarrimento. La ragazza guarda il soffitto come se stesse da un’altra parte. Richard paga spiattellando le banconote sul  bancone (le casse sono come quelle del supermercato). “ La prossima volta prendiamo le scarpe, eh?”. Lei annuisce silenziosa. E se ne vanno a braccetto senza niente in mano.

Evidentemente all’inizio sotto l’impermeabile la Roberts dei poveri era nuda!!!

 

………….Al trash non c’è mai fine

Beh, adesso mi sembra proprio il caso di salutare... alla fine non sapevo cosa scrivere e ho scritto troppo! Baci a tutti!

Ombretta

ombrellina
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lunedì, 17 marzo 2008,ore 13:58

In una calda e umida sera di maggio, nel silenzio della quiete cittadina, indefinite figure col mantello scivolavano leggere nella notte, sfiorando appena i marciapiedi. Sparivano a mano a mano inghiottite da uno scantinato di periferia poco illuminato, saltando con agilità i gradini che lo separavano dal livello della strada.

All’ingresso, un energumeno dai muscoli guizzanti e la barba incolta, masticava un sigaro spento e chiedeva, sforzandosi di borbottare sottovoce : “Tu! Parola?”

“Azzurro” rispondevano uno ad uno emozionati, per poi sparire nella fessura di luce che la porta di ferro scorticato lasciava intravedere.

In meno di un’ora la sala sotterranea fu piena e la pesante porta venne chiusa dall’esterno con assordante rumore metallico.

Poiché evidentemente tutti si sentivano al sicuro, si sollevò un brusio di voci indistinte che tacque di colpo quando da una tenda di velluto sul fondo della sala, uscì un uomo anziano, canuto, dai lineamenti nobili e lo sguardo fiero. Tutti si inchinarono, abbassando il capo.

“Scusate un attimo” disse l’anziano verso il quale tutti erano rivolti, girandosi e armeggiando sotto il mantello lucido. “Ecco, eh, non ci sono più le calzamaglie di una volta”.

Un mormorio di approvazione fu la risposta.

“Sedetevi pure” disse accomodandosi lui stesso. “Ma ricordatevi di mantenere la segretezza miei cari, non parlate a voce troppo alta”. Accese il microfono e un fischio fece tremare l’intera sala.

“Ecco, prova prova…allora, dicevamo…Intanto bentrovati amici miei”,  iniziò l’uomo rivolgendosi ad una schiera di sorrisi smaglianti che lo osservavano con adorazione.

 “ Ho fortemente voluto quest’incontro prima del consueto ritrovo annuale, poiché, come ben sapete, la situazione non potrebbe essere più nera. I sondaggi parlano chiaro miei cari compagni…la maggioranza delle donne non crede più al Principe Azzurro”.

Un “oooooh” di terrore riempì l’ambiente, anche se tutti erano perfettamente a conoscenza del problema, sbandierato su tutte le riviste femminili e non.

“Noi, in quanto rappresentanti della corporazione Principi Azzurri dobbiamo fare qualcosa. Nessuna ha più fiducia in noi. Non ci aspettano. Perfino le ragazzine di tredici anni sono già disilluse. Ora, io sono vecchio e i miei anni di gloria sono passati, sono sposato da molto tempo, ma mia moglie continua a dire che sono il suo principe. Vorrei sapere, quanti di voi si sono sentiti definire così ultimamente?”

Nella sala aleggiò il silenzio, mentre ognuno si guardava intorno, imbarazzato.

“Cedete il posto sui mezzi pubblici? Aprite la portiera della macchina? Vi complimentate in maniera originale? Sapete dedicare il vostro tempo e le vostre energie alla donna? Sapete ancora fare la corte come i vecchi tempi? Sapete ASPETTARE??” incalzò il vecchio maestro.

Nessuno rispondeva. Solo qualche guancia col suo rossore la diceva lunga.

L’anziano principe abbracciò la sala con lo sguardo e fece un rapido calcolo: mancavano all’appello alcuni dei più bei ragazzi che la corporazione degli Azzurri avesse mai avuto. Quasi non aveva il coraggio di chiederne notizia.

“Dove sono molti dei nostri amici? Almeno una ventina…”

Dal fondo della sala un trentacinquenne o poco più, rispose affranto: “Veramente…so che molti hanno abbandonato…dicevano che ormai non conviene più essere un Azzurro se vuoi avere successo…”

“Si, è vero!” esplose il vicino. “Io sono stato lasciato dalla mia donna per uno della corporazione dei Bastardi! Mi ha detto che era più...”tenebroso e affascinante” e che “la faceva sentire viva!

Tutti gli Azzurri presenti si agitarono, quasi non riuscendo a restare seduti sulle sedie. “Calma! Calma!” disse il Maestro battendo la mano rugosa sul tavolo. “Qui non va. Non siete più convinti nemmeno voi. Che tempi! Se vi vedessero i nostri antichi Maestri! Loro, che uccidevano draghi, liberavano le donne, si sacrificavano, riuscivano ad indossare la calzamaglia ogni giorno della loro vita senza nemmeno lamentarsi o soffrire di eritemi!! Loro, sentendovi parlare e vedendo che cosa pensano molte donne di noi adesso…si vergognerebbero, si, si vergognerebbero come ladri!”

Si accasciò sulla sedia con le mani tra i capelli e continuò quasi sottovoce : “ So che la corporazione dei Bastardi Tenebrosi acquista nuovi adepti continuamente. Eppure, nonostante un successo semplice e immediato…quante donne poi sono veramente felici? A lungo termine intendo. Rifletteteci!”

Gli Azzurri erano felici di sentire quelle accalorate parole. Ne avevano bisogno. Un ragazzo coi capelli rossi e begli occhi verdi si aggiustò il nodo del mantello e disse timoroso: “Io credo che quando  una donna è affascinata da un Bastardo, in fondo pensa di poterlo pian piano cambiare e trasformarlo in un Azzurro…”

“Bravo ragazzo!” applaudì il vecchio maestro mentre quello si risedeva arrosito fino alla radice dei capelli, tanto da non distinguere più lo stacco. “E’ proprio così! Le donne ci vogliono ancora, ma non lo sanno o non vogliono ammetterlo per non restare deluse! Perché se continuiamo a disperderci in questo modo e a non avere fiducia, gli altri della corporazione avversa avranno il sopravvento e perderemo credibilità alimentando la disillusione femminile!”

Un lungo applauso concluse questo discorso. Tutti si sentivano rinfrancati. “Essere un Azzurro non riguarda solo i rapporti con le donne, ricordatevelo. E’ un qualcosa che tocca anche il resto della vita”.

In quel momento la porta si aprì ed entrò l’enorme energumeno con gli occhi lucidi. “Scusatemi” disse quasi singhiozzando, “ma stavo origliando là fuori e mi sono commosso” . Qualcuno gli porse un fazzoletto .“Io lo dicevo che quei Bastardi non valgono granchè…perché ci stanno da tutte le parti eh, di tutti i generi intendo. Io gliel’avevo detto al mio fidanzato…ma lui mi ha lasciato lo stesso per uno di loro” e quella ispida massa di muscoli esplose in lacrime, tirando su col naso.

“Bene, ci sono domande? Ulteriori chiarimenti? Altrimenti la riunione extra di stasera credo possa dirsi conclusa” intervenne il maestro dai capelli candidi.

 “Serbate nel cuore quanto abbiamo detto e riscoprite l’orgoglio di essere un Azzurro. Vedrete che avrete successo”.

Prima di uscire tutti si abbracciarono e poi si diedero appuntamento per il prossimo incontro.

Tornati all’esterno accolti dal respiro di una notte insolitamente calda, si separarono  rapidi e silenziosi per le vie della città, mentre le stelle brillavano su di loro e la luna rideva soddisfatta.

ombrellina
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giovedì, 28 febbraio 2008,ore 13:02

Dieci anni fa vivevo come un trauma non avere la Smemoranda, avrei donato un rene per la tuta dell’Adidas con la doppia banda laterale e avevo 8 in latino e greco.

Ero una ragazzina senza poster appesi in camera.

Il mio idolo era Emile Zola e progettavo un nuovo ciclo dei Rougon- Macquart.

Combattevo l’onicofagia a suon di smalti glitterati e sognavo una trousse tutta mia. Molte compagne di classe rubavano a man bassa i trucchi alla Upim e io mi indignavo e vergognavo per loro.

Già, dieci anni fa ero il classico pesce fuor d’acqua.

Leggevo moltissimo e arrossivo per qualsiasi cosa, pensieri compresi. Vivevo in una campana di vetro, soffocata dalla bambagia.

Vomitavo parole scritte. A volte anche cibo.

Mantenevo i riflessi pronti correndo alla radio per spingere Rec su uno stereo baracchetta e immortalare sul nastro della cassetta le canzoni. Appellandomi al mio inglese scolastico cercavo di decifrare il testo di I don’t want to miss a thing degli Aerosmith.

Mi lamentavo – ah, se mi lamentavo!- ma ridevo anche e tanto.

Dieci anni fa partecipavo spaesata alle manifestazioni sotto il provveditorato e andavo a scuola di pomeriggio una settimana al mese, per mancanza di aule. Credevo che nella metropolitana girassero mostri e assassini e prendevo l’autobus sempre titubante.

Non riuscivo a dire le parolacce e la mia inseparabile compagna di banco mi prendeva in giro perché ero troppo buona ed educata.

Andavo a teatro almeno due volte al mese.

Dieci anni fa la sera, prima di addormentarmi, sognavo il mio primo bacio. Chiudevo gli occhi, mi trasferivo naufraga su un’isola deserta col bello di turno e mi baciavo la mano pensando che fosse la sua bocca. A quasi quindici anni se non hai mai avuto un ragazzo e non hai ancora dato il primo bacio sei pericolosamente vicina al diventare una sfigata, quindi meglio essere preparata.

Stilavo segretissime “classifiche di piacimento” dei maschi della classe, cambiando la graduatoria continuamente…ma già era tanto se li salutavo.

C’erano i “Tresca Party” al Gilda dieci anni fa.

Ma io aspettavo il principe azzurro, mentre ascoltavo rapita i resoconti di quei pomeriggi insoliti e piccanti.

Mi ponevo domande filosofico esistenziali e poi giocavo ancora a Barbie con Valentina, di nascosto.

 

 

Questa notte ho scoperto che il 28 febbraio 1998, scrissi queste parole sul diario parlando a me stessa nei panni della coscienza:

 “Chissà come sarai nel 2008…ti sarai laureata in lettere? Avrai finalmente un fidanzato? Vivrai da sola? Devi diventare una bella persona, onesta , buona e coerente. Devi andare avanti per la tua strada, non lasciarti distrarre dalle frivolezze del mondo, non perdere il tempo, è prezioso! Lo sai quante soddisfazioni ti attendono? Non lasciartele rubare da qualcun altro. Ma non dimenticare: cogli anche le batoste e sii sempre pronta a riceverne”.

Oggi, leggendo quelle righe, a parte ridere per l’inserimento delle  “frivolezze”, termine che neanche mia nonna in carriola userebbe, che posso dire se non sconcertarmi e ammettere che…

cazzarola ma allora ero molto più saggia dieci anni fa!!!!

Ho trovato una foto del 1998, che quattordicenne classica

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mercoledì, 20 febbraio 2008,ore 11:52

Ai deboli di cuore sconsiglio vivamente la lettura di questo breve racconto sadomasochistico.

I miei passi riempiono il corridoio in penombra. Attraverso il pavimento le vibrazioni ti raggiungono e ti penetrano dentro. Tremi, ti sento. Mi aspetti e mi temi.  Tocco la maniglia fredda d’ottone. La parete inghiotte la porta a scrigno, lentamente. Un altro gesto secco della mano e si richiude dietro le mie spalle in un rantolo silenzioso. Eccoti. Non vuoi, lo so. Devo farlo. Non voglio, forse mi fai pena, ma devo. Sei gelida, ma come sempre non ti ribelli.

Mi spoglio lentamente. Tu sei lì, muta. La luce glaciale della stanza si riempie della nostra immagine moltiplicata dagli specchi. Forse dovrebbero eccitarmi, invece mi infastidiscono. I miei vestiti scivolano a terra. Mi guardi. Sarà veloce e dopo farà più male a me che a te. Immagino cosa stai pensando. Perché proprio io, perché mi fai questo. Perché proprio oggi, lasciami un attimo di respiro, non ce la faccio ogni giorno.

Si, pensi questo, è evidente. Ma lo sai, io ti odio.

Il pavimento mi sta ghiacciando i piedi nudi. E’ il momento. Continui ad essere immobile, sai che non puoi fuggire.

Ti prendo e ti avvicino a me. Chiudo gli occhi.

Poi ti salgo sopra…

…mia povera bilancia.

ombrellina
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martedì, 29 gennaio 2008,ore 12:16

                                      

 

Quando Coltello fece il suo ingresso trionfale nella cucina, Cucchiaio indugiava ancora beatamente nella minestra calda, lasciandosi solleticare dai frammenti di pastina. Dallo scolaposate si sollevò un brusio addirittura più forte di quando dall’alto cambiavano detergente. Le forchette, agitate, cercavano di emanare bagliori intercettando la luce dalla finestra.

Forchetta, in servizio sulla tavola per quel pranzo, era rimasta pietrificata sul tovagliolo. Il nuovo arrivato era troppo bello per essere vero: lucente, slanciato, tagliente come lo erano solo i coltelli della vecchia generazione, fiero. Insomma, un vero coltello per il quale perdere la testa.

“Cosa c’è cara?” le chiese improvvisamente Cucchiaio riemergendo dalla scodella. Come al solito aveva i bordi coperti di formaggio sciolto, ma non se ne curava, indolente com’era.

“Niente tesoro. Di là si agitano tutte per il nuovo acquisto, quel Coltello lì…credo d’argento”. Forchetta cercava di dissimulare il suo interesse. Dopotutto Cucchiaio era suo marito da parecchio tempo; avevano avuto una graziosa forchettina da dessert e un cucchiaino da caffè molto vivace, ma adorabile. Anche se non era il massimo del brio come compagno di vita, era pur sempre il padre dei suoi figli e non poteva mancargli di rispetto.

“Perbacco, un Coltello d’argento. Strano che sia arrivato da solo. Spero di avere occasione di conoscerlo nel cassetto. Il mio ruolo mi impone di dargli il benvenuto fra noi.”

Cucchiaio era stato eletto temporaneamente “Posata dell’anno” dalla comunità. In realtà era soltanto in sostituzione della Paletta per dolci della quale si attendeva il ritorno in seguito ad una bruciatura, ma aveva preso troppo sul serio il ruolo assegnatogli.

“Sai, mi hanno detto che se il detentore del titolo non si fa vivo entro tre settimane dalla proclamazione, la nomina passa automaticamente a me”.

Come gongolava Cucchiaio! A volte Forchetta lo trovava davvero insopportabile. "Brutta cosa pensare questo del proprio marito", ripeteva spesso tra sé e sé. Cercando conferme, una volta l’aveva confidato all’amica Rondella, ma quella, abituata com’era a farsi girare la testa per qualsiasi cosa, era mezza matta e con la sua risata contagiosa le aveva detto: “Ma che ti frega! Ormai i bambini sono grandi, io un marito così tonto lo mollerei. Perché non mi sono mai sposata io secondo te? Ma per essere libera!!!”

In effetti Cucchiaio sembrava non accorgersi mai di nulla ed anche in questo caso, non si avvide del turbamento di Forchetta che osservava Coltello appoggiato sul pianale di marmo.

“Oddio che meraviglia di posata…è proprio diverso da tutti”.

Il lavaggio nella lavastoviglie le parve più lungo del solito quel pomeriggio. Cercò di lucidarsi l’acconciatura più che poteva.

Iniziò a sentirsi vecchia. Fino a quel giorno aveva portato con orgoglio la decorazione sul manico che la distingueva dalle altre, ma ora anche le forchette più comuni le sembravano più attraenti di lei. Quando venne stesa nel cassetto vicino ai cucchiaini, il suo piccolo le chiese :”Mamma, che hai fatto? Che bei denti lucidi che hai, li hai acconciati benissimo oggi!”.

Forchetta si commosse. Mai che Cucchiaio le dicesse qualcosa di simile. Eppure lei era la bellezza del servizio, non ci si poteva discutere sopra.

“Amore, nulla. Caffè oggi?”

“No”, rispose imbronciato il piccolo. “Hanno preso quel deficiente col manico rosso. Pallone gonfiato!”.

Si aprì il cassetto e dall’alto arrivò Coltello, più bello del sole. La sua lama rispecchiò per un attimo la luce del tramonto.

“Salve bel giovanotto, in veste di Posata dell’anno, ti dò il benvenuto a nome di tutta la comunità” disse tronfio Cucchiaio.

“Grazie infinite”. Laconico, calmo, sicuro di sé. Incredibilmente sexy. Questo pensava Forchetta ridotta ad una stalattite.

“Dimenticavo, questa è mia moglie, Forchetta”, riprese Cucchiaio, fiero di poter avere l’occasione di sfoggiare con qualcuno una moglie così bella.

“Splendida…” disse soltanto Coltello, guardandola intensamente. Forchetta riuscì soltanto a balbettare un grazie e un molto piacere.

Continua...

 

ombrellina
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lunedì, 28 gennaio 2008,ore 13:51

Per chi si vuole del male, per chi ha un infinito bisogno di sentirsi deficiente, per chi aspetta l'ultimo input per prendere il pc e distruggerlo a morsi, per chi è temerario e ama le sfide, per chi cerca in tutti i modi di trovare una scusa per non fare niente, per chi non è soddisfatto dai test d'intelligenza e vuole vessare il proprio cervello mettendolo alla prova, per chi vuole rosicare o far rosicare gli altri gongolando a seconda del risultato...ecco il link giusto

www.brainstormingit.net

ora, io credo che ucciderò chi me l'ha consigliato...pertanto a breve resterò senza fidanzato.

Ah, se passate il secondo livello prima di me sarò costretta ad uccidere anche voi.

 

ombrellina
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mercoledì, 21 novembre 2007,ore 12:11

Hola chicos!

Dato che tra amici e conoscenti si è diffusa ultimamente come un morbo subdolo la passione per il ballo e anch'io covavo in seno da qualche mese l'idea serpentiforme di rivitalizzare i fianchi stanchi, ho deciso di approfittare dell'apertura di una nuova mini palestra a cinque minuti da casa per trasformarmi in una salsera doc.

 Pertanto ieri sera sono andata alla seconda lezione di salsa e meringhe. La palestra è piccina piccina, ma l'ambiente mi è molto familiare...sarà forse perchè si è trasferita in massa tutta la mia famiglia??

Si sono iscritti infatti anche mia madre, mio padre, mia sorella e per ultimo, dopo vari sbattimenti di ciglia, lagne, bronci e quant'altro è stato in mio potere, la mia dolce metà.

All'inizio il povero Simone si è sentito più o meno così , (il blob sono io e lui aveva proprio quell'espressione) risucchiato in un tunnel di "un dos tres" , poi però - ma è molto cauto nell'ammetterlo- c'ha preso gusto e alla fine, come l'uomo Del Monte, ha detto SI.

Ovviamente siamo bravissimi. Stiamo già pensando ai tornei mondiali di salsa. Siamo così bravi che ieri ci hanno immortalati perchè diventassimo la coppia immagine per dare lustro alla nascente palestra

Dall'alto della mia esperienza, mi permetto perciò di darvi qualche consiglio nel caso in cui vogliate provare la salsa:

Fate soffriggere in metà del burro le cipolle e le carote tritate: appena saranno colorite, unitevi la farina, che lascere imbiondire, sempre mescolando. Diluite quindi con il brodo. Salate, pepate.......

ombrellina
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lunedì, 28 maggio 2007,ore 13:29

Lo odio.

Che cavolo è venuto a fare qui? Ma chi lo vuole? Con quella faccia da imbecille, la bocca sempre aperta in un sorriso da ebete... E’ un tipo appiccicosissimo e pensa pure di essere simpatico! Gli farò vedere io chi comanda qua dentro…Non capisco mai che vuole e ha pure la faccia tosta di venirmi a cercare! Invadente e stupido. Anche maldestro e disordinato. Visto che sono io la padrona di casa, potrebbe anche degnarsi di trattarmi con maggiore rispetto, invece sembra che non gliene importi nulla. Vedrà come cambieranno le cose…Tutti intorno a lui devono stare. Sua maestà vuole ricevere le attenzioni di tutta la casa. Facciamogli un inchino a quel cretino, no?

L’altro giorno stavo dormendo tanto tranquilla e lui all’improvviso ha iniziato a gridare. Che voce orribile! Mi ha fatto prendere un colpo. E’ arrivato da poco e già si prende queste libertà, chissà che cosa combinerà col passare dei giorni. Sei un ospite? Allora comportati da ospite. Fa rumore perfino quando cammina!

Per fortuna ogni tanto prende e se ne esce insieme a qualcuno. Che dovrà fare non lo so, ma non mi importa saperlo, almeno per quei minuti ritorna la quiete qua dentro.

Non parliamo poi di quanto è disgustoso quando mangia. Non ho mai visto niente di simile, di un rozzo, ma di un rozzo… non c’è volta che non si strafoghi, come se non mangiasse da una settimana. Che individuo spregevole. Non so per quanto ancora dovrò sopportare la sua presenza, ma le cose qui cambieranno. Ah se cambieranno!!!

Questo è il monologo interiore che la mia gatta dev'essersi ripetuta più volte quando portammo a casa il cane... le cose effettivamente sono cambiate : lei lo ha messo in riga, lui la rispetta e se si prende troppe libertà lo schiaffeggia sul muso!!!

ombrellina
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giovedì, 10 maggio 2007,ore 14:16

Anche io ho deciso di cimentarmi nella scrittura di una favoletta come quella del post di ieri. Dopo un'oretta di applicazione questa mattina, ecco cosa è uscito fuori...peccato che io tenda sempre al delirante :

 

C'era una volta, in un regno lontano, una terribile principessa megalomane. Il suo passatempo preferito era scaraventare oggetti addosso agli sfortunati membri della corte ed in particolare, amava seviziare la dama di compagnia leggendole storie scritte di suo pugno. La principessa megalomane infatti, era convintissima di essere una grande scrittrice e proclamava ad alta voce versi sconclusionati, autodefinendosi raffinatissima ermetica.

La dama di compagnia d'altro canto, oltre ad aver imparato a schivare specchi, spazzole e portagioie, aveva fatto propria l'arte della dissimulazione, indossando perennemente un sorriso inespressivo e annuendo silenziosamente con la testa. In realtà, durante la lettura, chiusa nel mondo ovattato dei tappi in cera accuratamente nascosti da due strategiche ciocche di capelli , immaginava di veder rotolare la principessa dalle scale o di affogarla nella sua vasca da bagno di 125 metri.

La principessa megalomane odiava essere contraddetta. Chiunque in passato aveva tentato di presentarle il mondo sotto un  altro punto di vista, era stato immediatamente defenestrato. Aveva fatto costruire una torre altissima fatta di caramelle - perchè adorava le cose dolci, alcuni sovrani di regni vicini malignavano che fosse per compensazione - e da lì ogni dissidente osservava il suo ultimo panorama.

Altra sua peculiarità era il non poter accettare che ci fosse qualcuno migliore di lei. In tutti i campi si proclamava onnisciente e ogni sera, prima di andare a letto, accarezzava il martelletto tempestato di pietre preziose, con il quale emetteva le sue sentenze.

Un giorno però, arrivò a corte un giovane hippy che non aveva paura di nessuno e chiese di essere ricevuto da Sua Altezza. La principessa megalomane si presentò sfoggiando il suo più bell'abito di piume di pavone e sedette sul suo altissimo trono.

"Dimmi giovane sfrontato, cosa ti porta qui da me? La tua impudenza credo, dato l'abbigliamento."

"Altezza, vi propongo un esperimento. Sapete, mi sto laureando in scienze della comunicazione e mi hanno incaricato di fare un sondaggio."

"Svelto per carità, che ho una defenestrazione tra poco e un verso meraviglioso che mi bussa in testa e che devo assolutamente annotare"

"Vedete altezza, all'università da qualche anno hanno istituito un criterio di valutazione degli insegnanti da parte degli studenti. Si tratta di riempire in forma anonima una scheda. Così i professori sanno cosa pensano di loro gli allievi."

"Cosa credi che me ne importi di queste fandonie? Arriva al dunque."

"Vi propongo di fare un test di questo tipo con il vostro popolo. Magari non così diretto, chiedete cosa adorano di più, può esservi utile."

"Che idiozie, è ovvio che adorino tutti me più di qualsiasi altra cosa."

Il giovane venne defenestrato.

Durante la notte, il sonno della principessa megalomane fu molto agitato. Si svegliò tutta sudata e la cosa la irritò moltissimo. Alle 3 di notte fece buttare giù dai letti tutti gli scribi del regno affinchè compilassero al pc le schede che le aveva consigliato il giovane impudente.

La mattina dopo, davanti ad ogni porta fu deposto un plico col bollo della sovrana in glassa di zucchero. Alle sei del pomeriggio ai piedi del trono giaceva  un'enorme catasta di fogli. La principessa megalomane entrò fasciata in un abito d'oro massiccio che la rendeva alquanto goffa e appesantita, ma la faceva splendere più di qualsiasi altro mobilio in sala. Con un gesto della mano ordinò che iniziasse lo spoglio delle schede.

"Il pollo arrosto. La lasagna al pesto della zia Pina. Il sole al tramonto. Le cosce di mia moglie. Il calendario di Jhonny Depp. Le offerte 3x2 al supermercato dietro l'angolo..."

"COOOOOOSAAAAAAAA?????" La principessa megalomane si alzò sbattendo le maniche del vestito sui braccioli del trono e provocando un'onda metallica  assordante che inondò la sala. Lo spoglio delle schede continuò fino alla fine e non ci fu una scheda che la indicasse come oggetto di adorazione.

La principessa megalomane divenne prima bianca, poi rossa, infine leggermente verdognola. Si alzò, si portò al centro della sala e poi urlò:

"DEFENESTRATELI TUTTI!!!!!!!!!!!!!!"

Tutti rimasero pietrificati. Poichè nessuno era stato escluso dal compilare le schede, comprese le guardie di palazzo, si resero conto che avrebbero dovuto defenestrarsi a vicenda. Perciò rimasero immobili.

La principessa megalomane ebbe dunque un attacco isterico in piena regola. Finito l'attacco, restò nel normale stato semi allucinatorio e si avviò verso la torre della defenestrazione. Iniziò a mangiarne la base, con foga, desiderosa di sentire il dolce in bocca. Dopo qualche minuto, sentì un rumore sordo provenire dall'alto. Alzò la testa con la bocca piena e anch'essa vide il suo ultimo panorama,ma dal basso.  La torre veniva giù, 140 metri di dolciumi incastrati fra di loro, un mare di dolcezza che in pochi secondi la seppellì.

Il popolo e i rappresentanti della corte diedero fuoco alla montagna di dolci, che divenne un unico blocco di zucchero cristallizzato. Poi ridendo, se ne andarono tutti in massa a mangiare le lasagne al pesto dalla zia Pina.

 

ombrellina
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giovedì, 12 aprile 2007,ore 13:52

(Nascita di Atena- Louvre, pisside del VI secolo a.C)

 

Questa mattina, essendomi resa conto alla prima faticosissima apertura delle palpebre che avevo già mal di testa, mi sono sentita la reincarnazione di Zeus e ho cominciato a immaginarmi disperata e vagante per l'Olimpo alla ricerca di qualcuno che mi spaccasse la testa. Purtroppo non ho trovato nessun Efesto armato di accetta e nessuna piccola Atena è potuta uscire dal mio cranio...

Ah, quant'è idiota la mia testa, inizio a pensare che soffra di manie di protagonismo. Si ostina a dolermi nella speranza che io la noti e pensi tutto il giorno a lei. Oppure è un semplice invito ad essere utilizzata, una richiesta di aiuto. In effetti ultimamente potrebbe aver sofferto di vertigini visto che l'ho spedita spesso fra le nuvole...

Essendo abbastanza di cattivo umore, oggi mi pento e mi dolgo come non mai di aver scritto tutte quelle belle paroline dolci di benvenuto alla primavera...se non arrivasse con l'inseparabile e maledetta compagna Allergia magari potrei continuare a postare immagini di fiorellini...ma al momento associo quei piccoli mostri delicati a turbinati nasali congesti, ipertrofici e conseguente mal di capoccia.

E cosa dire del fatto che non posso neanche affogare la mia disperazione (con la scusa che c'è la serotonina...) nella cioccolata  perchè la mia cara genitrice ha sequestrato tutto e riposto nei più segreti e reconditi angoli di casa i residui pasquali?? Però...pensando all'estate e all'ansia indotta da tv e riviste per una forma smagliante in effetti questa dovrebbe essere l'unica cosa della quale essere contenta!!

Saluto tutti e vado a dare qualche capocciata al muro, non si sa mai cosa può venirne fuori!

 

ombrellina
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sabato, 24 marzo 2007,ore 10:42

Iniziamo con le presentazioni. In realtà tranne uno sono tutti anonimi...strano per dei pupazzetti che hanno una loro identità e quasi vita propria

L'imponente pinguino che funge pressappoco da sfondo è quello che ha più crisi d'identità. La sua qualità maggiore è sicuramente quella di trasformarsi la notte in chiunque io desideri ed essere automaticamente stritolato ( quindi le pieghe non sono da imputare al recente lavaggio, quanto al mio impeto pre onirico)

La sorridente paperella è entrata a far parte della famiglia 3 anni fa, per soddisfare il desiderio represso di me  "eterna-bambina-nella-vasca-da-bagno-senza-papera"...dopo un bruciante colpo di fulmine alla Upim, è finita nel carrello e il giorno dopo (essendo io una persona estremamente seria) nelle acque clorate del corso di nuoto per adulti

La sottospecie di orsetto che ringrazia i miracoli del digitale perchè gli ha coperto le macchie grigette delle aree consunte, è il reperto storico del gruppo: dovrebbe avere più o meno 20 anni. Devo essere parente alla lontana di Daniele da Volterra, il "Braghettone" perchè sono riuscita a trasformare un elastico per capelli in mutandine per coprire le pudenda che non ha

E infine lei, la new entry, la star di tante avventure, Rosamunda, la mini maialina che spasima d'amore per il maialino gemello Gastolfo, ovviamente proprietà del mio amore Proprio oggi si riuniranno...

L'allegra brigata fa un inchino, vi ringrazia dell'attenzione e augura a tutti un felice weekend!

ombrellina
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mercoledì, 14 marzo 2007,ore 13:50

                                  

 

E' da quando sono andata alla bellissima mostra di Andy Warhol al chiostro del Bramante che devo appendere questa cartolina davanti al letto come monito... ma credo che il risultato sarebbe una serie di risvegli con grasse risate!!

ombrellina
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martedì, 06 marzo 2007,ore 11:56

Alla fine sei tornato.

Ancora una volta, l’ennesima volta. Credevo che averti implorato di non ripresentarti più fosse servito a qualcosa, ma niente, tu, imperterrito, ti ripresenti sicuro di te, incurante dei miei sentimenti. Sai di farmi male, eppure ti riproponi spavaldo, come se niente fosse.

Ho sempre cercato di combatterti,ma non è mai servito a nulla. Una volta tornato mi sento impotente. Mi fai soffrire. Mi vergogno perfino a guardare gli altri, mi sembra che capiscano. Combatterò anche questa volta, magari con tecniche diverse, tutte inutili ovviamente, come sempre.

Poi, quando ti sarai stancato di me , sparirai di nuovo. E io ti maledirò, sapendo che prima o poi, beffardo, ricomparirai.

Sei tornato…maledetto brufolo nel naso che mi annunci l’arrivo del ciclo!!!!!!