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Che titolo impegnativo ho scelto...la stanza delle meraviglie! E adesso che mi invento??

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giovedì, 06 dicembre 2007,ore 12:17

                                                      
Con questo post illustrato ho intenzione di assecondare la trasformazione in atto da gennaio di questa mia paginetta virtuale in un grande punto di ritrovo degli studenti somarelli.
Perché dico questo?
Da quando ho inserito in questo blog il programmino che mi dice da dove provengono le visite, non c’è stato un giorno, e dico uno, che non siano risaliti alla wunderkammer attraverso la frase “COME FARSI VENIRE LA FEBBRE”…. neanche mi ricordavo di aver scritto una cosa simile, e sono finita in un mio post di gennaio.
Curiosando di qua e di là ho scoperto che c’è un esercito di studenti disperati e tormentati da diaboliche madri aguzzine che sorvegliano le lampadine bollenti di casa affinchè non vengano utilizzate come innalzatori artificiali di temperatura comporea e che quindi navigano su internet alla ricerca di consigli per evitare compiti in classe o temibili interrogazioni .
Per facilitare dunque la ricerca raccolgo qui quello che ho desunto e qualche testimonianza integrale:
Per farsi venire la febbre in rete si consiglia di:
 
 
Mangiare del tabacco  o anche
Mettersi del tabacco sotto le ascelle
Andare a dormire con due saponette sotto le ascelle (per gli igienisti)
Correre con il dentifricio sotto agli occhi  (come avevo scritto nel mio vecchio post, non so quanto sia utile ma ho trovato consigli simili a questo)
Bere un infuso di tabacco (il tabacco va alla grande)
Fare una doccia fredda e asciugarsi con il pinguino de longhi” (questa è fantastica, mi raccomando che sia proprio il De Longhi)
Ecco poi il metodo del baro più ingegnoso del pianeta che ricorda con nostalgia materna la sua invenzione:
prendevi una batteria stilo (una piletta insomma) collegata nei 2 contatti con del fil di ferro, il tutto avvolto da un calzino vecchio arrotolato

appena volevii la febbre prendevi quell'affaretto, collegavi il contatto (ci avevo messo pure un interruttore nell'ultima "versione" :D) e mettevi la punta del termometro in un' "asola" tra il calzino e la pila... aspettavi che la temperatura salisse alla linea voluta e toglievi il tuttose colleghi con un filo elettrico i due poli di una batteria quella scalda

il calzino intorno non faceva altro che creare una "camera" che mantiene il calore, così il tutto si scaldava lentamente (altrimenti se appoggi il termometro direttamente sulla pila calda schizza a 60 gradi)

infilavi il termometro in una piega del calzino, aspettavi 10 secondi che salisse al grado voluto e staccavi la corrente con l'interruttore”
( geniale!e’ Archimede Pitagorico questo!)
Pare sia anche utile
scuotere il termometro al contrario
 
Per chi ha veramente un’interrogazione terribile consigliano in giro anche di
mangiare una patata cruda
Per chi desidera invece rinvigorire l’aroma naturale delle ascelle
Mettere prima il termometro in una cipolla
Ecco il consiglio della ragazza più furba del web:
Prova a prendere un fazzoletto da chi è raffreddato o qualcosa appartenente a qualcuno di raffreddato o ammalato e strofinatelo bene addosso ( con me ha funzionato!!)”
Infine per chi ha appetiti anomali
Mangiare polvere di gesso  (in quanto amante dell'arte vi prego di non addentare gli stucchi decorativi)
Beh, cari studenti disperati che giungete in queste lande lontane in cerca di un appiglio, spero che questa lista sia esauriente. Mi permetto solo di ricordare che masticare tabacco può far venire tumori alla bocca e le patate crude, almeno stando a quanto ne so io, sono velenose. (Ma mi ricordo che quando erano in vista le interrogazioni di algebra io avrei anche mangiato un bidone di bitume con un goccetto d'olio a crudo se necessario pur di evitare)
E voi splinderiani? Avete consigli da aggiungere? Avete mai finto?
ombrellina
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mercoledì, 19 settembre 2007,ore 11:51

Quand'ero piccola gongolavo nell'essere definita bambina molto giudiziosa. Adesso di mettere realmente giudizio sottoforma di quattro grossi quadratoni bianchi ricoperti di smalto non sono affatto felice.

E' il terzo giorno di mal di denti... il che si traduce nel non poter aprire bene la bocca, nel dovermi piantare le posate col boccone quasi in gola per poter mangiare,in una fastidiosa pallina dolente sotto al collo che dovrebbe essere una ghiandola e in un piacevolissimo mal di testa fisso.

Potrei rivolgermi a sant'Apollonia, che è la protettrice dei mal di denti, ma solo pensare alla sua storia mi fa venire i brividi. La riporto in breve: Sant'Apollonia fu una martire anziana del III secolo. Quando ad Alessandria d'Egitto grazie all'istigazione di un indovino, scoppiò una violenta persecuzione contro i cristiani, alla santa, anziana e vergine (nell'iconografia però è sempre giovane perchè vergine) , stando alla tradizione, vennero strappati tutti i denti con una tenaglia perchè si rifiutava di offendere Dio. Dopodichè venne portata davanti ad un rogo e minacciata di essere bruciata se non avesse obbedito. Apollonia pur di non commettere peccato, si liberò dai carnefici e si gettò da sola nel fuoco, morendo bruciata.

La cosa curiosa è che poi si scatenò un tale culto della santa che parecchi secoli dopo, stanco di quest'eccesso di reliquie , papa Pio VI fece raccogliere tutti i denti attribuiti ad Apollonia e ne fece un bauletto all'interno del quale ce n'erano ben 3 kg (!)  e che venne gettato nel Tevere.

Beh, la maggior parte dei dentisti adesso, appena si sente sfiorare le orecchie  dall'espressione "denti del giudizio" sfodera le sue pinze e tenaglie che probabilmente ha ereditato dai parenti alessandrini e pronuncia con compiacimento "Siiii, dobbiamo decisamente estrarre, togliamo TUTTO"... (conosco moltissime persone alle quali sono stati tolti molto prima che spuntassero...bah)

Sinceramente dopo anni e anni di rapporto strettissimo con uno studio dentistico a causa dell'assestamento del mio sfavillante sorriso, non ho alcuna voglia di provare l'ebbrezza di Apollonia. Vedremo...prima o poi passerà.

Almeno spero.

 

ombrellina
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giovedì, 13 settembre 2007,ore 21:33

...Sarà che leggendo il diario di monsieur Paul Freart de Chantelou sul viaggio del Cavalier Bernini in Francia (non è un romanzo, ma una cronaca dettagliatissima, pertanto a meno che non abbiate una forte passione per le cose semi sconosciute non ve lo consiglio)  mi sono calata nei meandri della corte di Luigi XIV

 

(che vedete qui ritratto da Bernini stesso nel busto che realizzò durante il suo soggiorno a Parigi...ah che darei per avere capelli fluenti come i suoi! Chissà che balsamo utilizzava il Re Sole), comunque mi sono persa mentalmente tra i regali corridoi francesi e sono finita dritta dritta nelle cucine (mah, chissà come mai......oink)

Lì mi sono imbattuta casualmente nel famosissimo gran cerimoniere di corte monsieur Vatel...

che nonostante questa faccetta smarrita è stato il più grande esperto di "catering"  del Seicento.

Il poveretto però, come ogni genio che si rispetti, non aveva proprio tutte le rotelline a posto, tanto che, com'è noto, si tolse la vita a causa di un terribile ritardo nella consegna del pesce, cosa che avrebbe per sempre macchiato il suo onore. (In effetti a tavola quella sera era ospite il grande Re Sole e come si fa a deludere uno con una capigliatura così e col phon incorporato nei vestiti per l'effetto panneggio mosso?)

Chiaramente Vatel non era una giovane marmotta dalla soluzione facile, perchè l'unica via d'uscita che gli sembrò più consona fu salire in camera, appoggiare la spada alla porta e trapassarcisi il petto.

MA se avesse avuto con sè la più grande esperta di catering del XXI secolo, ovvero la sottoscritta, avrebbe certamente rimediato con grande maestria, la stessa con la quale ho realizzato (che modestia!che virtù!) questo bel pesce...finto.

Visto che siamo in una wunderkammer, quindi ci si può mettere di tutto, e visto l'apprezzamento riscosso dai palati che lo hanno assaggiato, vi scrivo la ricetta. E' veramente semplice.

Fate lessare 1 kg di patate, poi sbucciatele e passatele con lo schiacciapatate. Unite 250 gr di tonno e mescolate in modo che diventi omogeneo. Nel frattempo tritate un pò di capperi con 2 o 3 alici e unite. Amalgamate con della maionese (se riuscite a farla voi è molto meglio) e salate quanto basta. Se è troppo morbido tenetelo un pò nel frigorifero, altrimenti prendete un vassoio e modellate il composto a forma di pesce...poi decoratelo con sottaceti vari come vi piace di più!

Chissà se a Luigi XIV sarebbe piaciuto.

(Si ringrazia la collaborazione della sorella nella decorazione del pesce)

ombrellina
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mercoledì, 30 maggio 2007,ore 13:15

"Si chiama "Big Donor Show" ed è il reality show della Endemol(la fabbrica dei reality recentemente acquistata da Mediaset) che mette in palio gli organi di una malata terminale, contesi da tre pazienti dializzati in lista d'attesa.

In pratica, Lisa, 37 anni, dovrà decidere a chi donare i propri reni una volta morta. Sarà aiutata dal pubblico da casa che le indicherà, via sms, quale tra i tre candidati è "più meritevole" e potrà beneficiare del suo rene."

AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!

Sono diventati tutti pazzi.

Ah comunque io ho un pezzo di cistifellea che non mi serve, se siete interessati contattatemi che ci mettiamo d'accordo con un giochino simpatico!



ombrellina
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martedì, 02 gennaio 2007,ore 20:56

Stanotte durante una delle mie solite conversazioni da pipistrello notturno, mi è tornato in mente un episodio che ho deciso di raccontare qui, perchè secondo me ci sono personaggi in giro che meritano di essere inconsapevolmente immortalati:

Rampa molto scoscesa e sconnessa, di quelle che se non cammini rasente il muro e non indossi scarponi da escursionista esperto rischi di entrare trionfalmente dalla porta principale sottoforma di valanga umana : ecco il meraviglioso accesso ad un magazzino di periferia, uno di quelli che vende tutto a poco prezzo, dallo scopettino del bagno alla borsetta in ecopelle per giovani donzelle trendissime.  Mi aggiro furtiva tra gli scaffali-muraglia cinese (perché la provenienza è quella) dei casalinghi, quando improvvisamente il mio sguardo si dilata verso interminati spazi al di là da quella… è il reparto abbigliamento, oltre il quale si affaccia un’oasi di radiosa serenità : la vasta distesa di scarpe. In questo locus amoenus appare come Erminia fra i commessi, una giovane donna straniera, estasiata di fronte a stivaloni di cartonpelle con tacco assassino. Abbastanza alta, piuttosto magra, viso semplice e poco truccato, indossa un lungo impermeabile beige abbottonato fino al collo e stretto in vita da una cinta e delle decolletè rosse. Poco più in là, vicino a degli improbabili camerini arrangiati con delle tendine in simil tovaglietta da picnic fuoriporta, un uomo sulla cinquantina con i capelli impomatati (anche se è anacronistico parlare di pomata per capelli, rende di più l’idea, dato che il gel doveva averlo spalmato direttamente con la cazzuola) parla al cellulare, sfoggiando un eloquio da membro senior dell’Accademia della Crusca. Tra un vaff e l’altro lancia sguardi tra il bramoso e il tenero alla signorina in impermeabile. Io, che non riesco a farmi mai i cavoletti miei, abbandonando mamma al suo destino nel reparto detersivi, inizio con nonchalance ad osservare i due soggetti, dei quali lui mi attira in modo particolare. Non riesco soprattutto a distogliere lo sguardo dalla collana d’oro al collo e dall’anello che spunta fra i pelazzi della mano. La quale mano poco dopo finisce su un fianco della ragazza, gesto accompagnato da uno “Scegli tutto quello che vuoi…” pronunciato con un tono e uno sguardo che Richard Gere in Pretty Woman nemmeno dopo anni di studi di fronte allo specchio sarebbe riuscito a ripetere.

Purtroppo quando i due si spostano nella selva selvaggia di vestiti appesi, sono costretta a raggiungere mamma dall’altra parte del magazzino, perdendoli di vista.

Fortunatamente la nostra gita fra i casalinghi si prolunga parecchio, tanto che con mia grande sorpresa ritrovo la coppia alle casse. Ed ora la scena clou.

I due sono alla cassa ma non hanno niente in mano. Mi cade lo sguardo sulle scarpe rosse di lei, che ora però spuntano da pantaloni gessati. La cassiera, distratta, chiede: “Mi dia, prego.”

Il tizio sfodera un sorriso da marpione tra l’ammiccante e il confidenziale. Le consegna soltanto dei cartellini. “La signorina ha tutto addosso…”. La cassiera ha un momento di smarrimento. La ragazza guarda il soffitto come se stesse da un’altra parte. Richard paga spiattellando le banconote sul  bancone (le casse sono come quelle del supermercato). “ La prossima volta prendiamo le scarpe, eh?”. Lei annuisce silenziosa. E se ne vanno a braccetto senza niente in mano.

Evidentemente all’inizio sotto l’impermeabile la Roberts dei poveri era nuda!!!

 

………….Al trash non c’è mai fine.

 

ombrellina
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domenica, 08 ottobre 2006,ore 22:42

Beh come in ogni wunderkammer che si rispetti, ci deve essere un po’ di tutto, specialmente cose curiose...perciò beccatevi questa!

 

Parlavo giorni fa dei detti stupidi che si dicono per tirarsi su il morale, tipo“sposa bagnata sposa fortunata” o “donna barbuta sempre piaciuta”...proprio in relazione a quest’ultima cavolata mi sono chiesta : ma esisteranno davvero le donne barbute? E allora m’è tornato in mente questo quadro stranissimo dello Spagnoletto, ovvero Jusepe de Ribera, famoso pittore spagnolo del Seicento.

Questa che vedete sotto è una tela del 1631... raffigura la signora (mi viene da ridere a chiamarla così dato l’aspetto) Maddalena Ventura con suo marito, una 52enne abruzzese che viveva a Napoli, e alla quale per “un grande miracolo della natura” era cresciuta una lunga barba quando aveva 37 anni. La donna, madre di numerosi figli stando ai documenti dell’epoca, allatta l'ultimo...mentre dietro di lei il marito ha un’aria tra lo spaesato e il rassegnato... Il quadro venne realizzato con intento documentaristico, perché fu richiesto espressamente dal Vicerè data la particolarità del fenomeno. L’ambasciatore di Venezia ha scritto: “ Nelle stanze del Vicerè stava un pittore famosissimo facendo il ritratto di una donna abruzzese maritata e madre di molti figli, la quale ha la faccia totalmente virile, con più di un palmo di barba nera bellissima, ed il petto tutto peloso, si prese gusto sua Eccellenza di farmela veder, como cosa meravigliosa, et è veramente tale”.

 

Allora mi chiedo...quell’omino in penombra là dietro...che dopo 15 anni dalla metamorfosi della moglie sta ancora lì e con ritmo conigliesco le fa sfornare pargoli come se fosse la più desiderabile delle mamme...che razza di gusti aveva??? O forse sarà questo il VERO AMORE??

 

Mie care ragazze...io direi una cosa: smettiamola di torturarci con cerette varie e altre pratiche barbare...perchè c’è speranza per tutte!!!

ombrellina
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