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Che titolo impegnativo ho scelto...la stanza delle meraviglie! E adesso che mi invento??

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domenica, 27 aprile 2008,ore 12:00

C’era una volta,

quando ero piccina, un mondo in cui le mamme e i papà discutevano preoccupati che con i loro raggi fotonici Mazinga e Goldrake fossero gli eroi dei loro bambini

e Barbie, platinata, strafiga, viziata e amante del lusso, fosse il modello altamente diseducativo delle femminucce.

Poi arrivò  un gruppo di giovani problematici e tanto tanto lontani da noi che fecero impazzire un po’ tutti e anche se alla fine trionfavano sempre i buoni sentimenti, le mamme e i papà non erano proprio entusiasti del successo di questi ragazzacci.

 Nello stesso periodo i poveri genitori dovevano combattere anche contro fanciulle sgambettanti le cui facce erano perfino sui diari e sui quadernoni di scuola, ma facevano inorridire sia loro che i critici.

Qualche anno dopo fu la volta di altre sgambettanti, volgarotte e pepate ragazze che si insinuarono nel cuore dei figli che le elessero a momentanee eroine.

 

Sempre peggio!! Ma non sapevano che cosa li aspettava… le mamme e i papà si trovarono a combattere di fronte a tanti miti ed eroi che si avvicendavano attaccati con le puntine sui muri delle stanze…alcuni erano abbastanza innocui, forse solo oggetto di condannabili tempeste ormonali sul versante femminile

 ma ci furono addirittura quelli che videro la stanza dei figli infestata da presenze angeliche come questa

Che in realtà nascondeva sotto sotto questa faccia (scoop degli ultimi giorni)

Ma cosa direbbero quelle mamme e papà ai genitori di oggi se sapessero che (notizia di ieri) l’eroina dei giovani che viene presa a modello secondo gli ultimi sondaggi è LEI??

P.s. Ma che genere di eroina intendono??

 

 

ombrellina
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categoria : varie, riflessioni, ricordi, vita, cavolate varie, deliri mattutini



martedì, 22 aprile 2008,ore 01:29

 -Mi scusi, posso?

 -E’ libero, prego.

- Senta, non è che per caso lei fuma?

- No.

- Ah…non è che per caso sa se c’è un posto dove fumare su questo treno? Sò molto nervosa non ce la faccio ad aspettare la prossima fermata…

- Guardi, non credo ci sia possibilità.

- Sa, è che c’ho un provino alle tre. Io non è che la conosco bene la città. Me aggito subbito poi. Tipo co la dizione no? Che devo sta lì a controllare…le doppie..quelle cose là… Secondo lei si sente di dove sono io?

- Di dov’è?

- No, dico indovini lei. Si sente?

- Provincia di Roma?

- Si Albano. Senta lei mi sembra un signore distinto, gentile, non è che se mi sporgo un attimino fuori e non affumico mi fa fare una tiratina?

- Sono allergico al fumo.

-  Ah. Vabbè scusi.

- …

- L’ho disturbata vero? Stava leggendo? Io non ce riesco sul treno, me prende una cosa allo stomaco, tipo qua boh. Che libro è?

- Le Vite del Vasari.

- Non l’ho mai sentito. Bello?

- Interessante.

- Io vado pazza per le storie d’amore. Quelle un po’ assurde, che ne so, che fanno cose strane, che stanno in posti diversi.

- Capisco.

- A lei non gli piacciono le storie d’amore?

- Si, certo, dipende.

- Il ragazzo mio m’ha regalato un libro d’un giapponese. Bello proprio, romantico. Poi è fino non è tipo quei mattoni pesanti. Però ancora non l’ho finito.

- Fa bene a leggere.

- Si però la professoressa mia ci fa fare le relazioni. L’anno prossimo c’ho l’esame.

- La maturità?

- Si. Però io ce l’ho già diciott’anni. Perché m’hanno bocciato in secondo che andavo male a scienze. Che ridicoli.

- E poi che farà?

- E poi boh, faccio provini tipo oggi che c’ho il casting per Lulook. Senta io devo andare, aspetti ce l’ho scritto qua…ecco… a via Ezio. Che faccio?

- Ah…scenda a Lepanto con la metro, poi chieda, ma è vicino.

- Ok grazie. Tanto vabbè ci vado con un’amica mia che fa il provino pure lei, mi viene a prendere a Termini e c’andiamo insieme. Ma meglio che chiedo perché è poco pratica pure lei!

- Bene.

- Lei l’ha già fatti vari provini eh. Dice che a quello di oggi ci dovrebbe stare uno proprio stronzo… oddio scusi, m’è scappata.

- Già lo conosce la sua amica?

- Si, pare che è uno di quelli sa, vabbè dicono che l’ambiente è così eh, i compromessi, ste cose qua…però come dì…di questi un po’…puttanieri ecco.

- Ah. E lei ci va lo stesso?

- Vabbè che fai non ci vai? Che se gli aerei cascano non li prendi? Io voglio assolutamente sfondare, mo vediamo com’è la situazione. Poi insomma è Lulook capito, mica sconosciuti.

- Faccia attenzione però.

- Si ma lo so.

- Sicura?

- Beh di questo di Lulook dicono che è un vecchio porco, però è accreditato, sta proprio nel giro capito. Che devi fa… Insomma se c’è da fare la carina la fai. Però sempre nei limiti.

- …

- Senta me fa un favore? Mi tiene questo un attimo? Che mi rimetto la matita...che con una mano lo specchio non lo so regge.

- Mi dia.

- Grazie eh. Sto rimediata qua sul treno, meno male che lei è così gentile. Ma io sono...come se dice... fisionomista, lei si vede proprio che è perbene. Ste matite sbavano sotto dopo due orette...

- Starebbe bene anche senza, forse.

- No troppo sciapa. Lo sguardo lo devi valorizzare capito. Cioè, se hai l'occhio fatto bene rimani impressa.

- Anche questo è vero.

- Calcola che se fai colpo su Girardelli ( si chiama così questo di Lulook) hai svoltato, vabbè che è stronzo ma ti presenta a destra e manca, lavora un po’ con tutti lui.

- Beh allora buona fortuna.

- Grazie! Però non si dice. Meglio in bocca al lupo o in cu...vabbè ha capito! Ma lei che lavoro fa?

- Io? Eheheh…

- Perché ride?

- Faccio il direttore di castings.

- Daaaiii…non ci credo!!Assurdo!!! E per quale agenzia?

- ...Lulook.
ombrellina
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categoria : conversazioni, vita, cavolate varie, deliri serali



lunedì, 21 aprile 2008,ore 00:36

Questo è il racconto che una trentina di cervelli in connessione (ma a giudicare dal risultato forse la connessione era a tratti molto debole!) hanno creato. Ho scritto io le ultime cinque righe per trovare finalmente una conclusione, non se ne usciva più!!

 

Ci sono i pezzetti aggiunti da  Angelamon, Andrina, Azzurra23, Baloth, BaroneRosso, Dotting, Elentari77, Elfoagile, Evenevil, GiardinidiMaya, Goodnightmoon, Ilcuginojohn, Iohannes, Ladysackville, Luna70, Maestrobuitre, Maxweb, Necrodaimon, Stufa, Themoonisdown, Trans, Woodstock74 e diversi anonimi!

(Mi scuso con chi non ho inserito, ma se l'ho fatto è perchè, essendo già abbastanza delirante il testo, non sapevo proprio come infilare le frasette in questione.)

********************************************

Quando Giovanni entrò nella stanza si accorse che tutti lo stavano guardando con aria interrogativa chiedendosi dove fosse finito. Si erano riuniti tutti, nonostante il buio che vi regnava. Non c'era niente di anormale, era tutto a posto.

"Potrebbe essere..."

Ma fu un pensiero fugace. Intorno, ora, il silenzio.

"Ehm, ero andato al bagno.. cazzo c'avete da guarda'?! Sia chiaro: non ho spicci.." disse con un sorriso forzato cercando di capire il perchè di quegli occhi puntati addosso.

La verità era che il suo sguardo non era più quello di un tempo.

No, era cambiato e tutti se ne erano accorti. Neanche la sua vita era quella di un tempo, ma questo ancora lo teneva per sè. Come dirlo agli altri? Eppure sospettavano, era chiaro.

Poi si vide riflesso nello specchio e capì: era in mutande! In mutande in mezzo al salone e... non aveva la minima idea del perchè.

La cosa che gli faceva più male era l'aria inquisitoria con cui lo guardavano. Quegli occhi, verdi, marroni, neri o blu avevano una cosa in comune, la peggiore, quella che lui proprio non poteva sopportare.

Quegli occhi lo stavano giudicando.

Guardò meglio la sua immagine riflessa nello specchio, si sentì sconvolto senza un'apparente ragione. Fu allora che vide una pozza di sangue dolciastro vicino alla finestra... uno sciame di mosche vi ronzava sopra...

"Ho le allucinazioni?" si chiese sudato, mentre risate indistinte gli infestavano le orecchie.

Una di quelle, in particolare, si levò dal coro scomposto, distinguendosi. Allorché Giovanni prese a correre. Correva, scappava, senza capirne il perchè. La testa pareva gli scoppiasse dalla confusione. Mentre correva il vento gli scompigliva i capelli, la vista ed i pensieri. Tutto era nebbia davanti a sè...

"Suo figlio ha una leggera forma di schizofrenia" aveva detto il medico a suo padre, “curabile solo con estremo riposo . Una vacanza in qualche posto esotico potrebbe rimediare alla patologia di Giovanni " aveva concluso.

"Un posto esotico, dove mandarlo?"

Già, dove poter far si che in quella mente ritornasse la luce...

Giovanni aveva ascoltato quella conversazione per sbaglio, alzando la cornetta del telefono.

Era dunque pazzo?

No, non era pazzo. Soffriva di amnesie, dovute a uno shock subito quando era ancora un bambino.

Si, era impossibile. Aveva sbagliato il dottore. Era solo colpa di quel lontano, maledetto giorno.

Lo ricordava perfettamente, era una felicità fa, una vita fa, un anno fa. Un riverbero maledetto che cercava di cancellare ma che riaffiorava violento immantinente annebbiando il presente.

Il tempo sembrava trascorso senza riuscire a mettere una distanza tra oggi e allora, come avesse lancette paralizzate dall'algido sbuffo di un mostro glaciale.

Bah!tutti quei baroni del tempio sacro a Ippocrate, che pontificano sullo stato mentale altrui,credono di capire tutte le sfumature di genere che esistono nel gran calderone che è la diversità...

 

Uno dei presenti, a quel punto, si alzò e disse "Sono Maurizio. E voglio raccontarvi la mia storia". Giovanni lo guardò, rendendosi conto di non essersi mai alzato da quella sedia...

Si guardò intorno. Perso, quasi impaurito. Ci mise un po' a capire dove si trovasse e cosa fosse successo...era caduto in un sonno profondissimo, perdendosi completamente l'ultimo intervento.

"Giovanni..."sentì la voce del terapista di gruppo "che fai, dormi?Ascoltiamo l'esperienza di Maurizio".

Era successo di nuovo, ancora una volta quel dono, a cui nessuno credeva...

"In realtà," Maurizio guardò Giovanni, "in questo momento stai dormendo, non sei sveglio , incredibile vero ?"

Giovanni proruppe in una risata divertita, limpida e spontanea.

"Scusami Maurizio..."

Ma la risata gli morì sul volto. Si voltò e la vide.

Lei era altera, splendida e glaciale, irragiungibile come una visione.

Lei era il sogno palpabile di sempre, lei era l'intoccabile.

 

Era la mamma, col suo bel grembiule a fiori!

"Dai, è pronta la merenda!"

"...Mammina non mi picchiare, ho di nuovo rotto gli occhiali..."

 

Sì sentì come quando era bambino.

Quella donna gli aveva rovinato la vita, e lui per anni aveva provato a ricostruirla, senza riuscirci. Per sfuggirle aveva imparato a rifugiarsi nei sogni, ma troppo spesso ne era rimasto intrappolato. Fluttuava leggero in bolle incantate, dimenticando la realtà.

Lasciò che quelle riflessioni abbandonassero la sua mente,uscì. "Devo telefonare a quella mia vecchia amica"pensò "chissà se vive ancora con lui..."

Ma lei era lì, appoggiata alla porta e gli scavava dentro con lo sguardo. Si fermò e impallidì: non la vedeva da quando era fuggita con quell'uomo, dopo averlo scaricato come un rifiuto...

"Dove vai Giovanni" gli si rivolse scandendo le parole lentamente. "Sei...sei reale?"balbettò lui. "Si, sono reale, sono venuta a chiederti se puoi perdonarmi per il male che ti ho donato, oltre a quello, ricorda, ti donai la vita...Non so se riuscirò a dimenticare i tuoi occhi gelidi"

Improvvisamente lo spinse via e urlò.

"Tu mi respingi? Mi cerchi e poi non mi vuoi?Si,mi hai donato la vita ma io ti odio" urlò lui di rimando, disperato.

Una lacrima rigò il volto di sua madre, che si accasciò al suolo in ginocchio.

"Io dovevo essere Miss Universo, capisci?"singhiozzò "ma aspettavo te e mi hanno esclusa..."

Sua madre era sempre la stessa. La sua bellezza era l'isola in cui aveva isolato la sua vita. Un'oasi costellata di specchi che riflettevano esclusivamente la sua immagine.

Ma ora lo specchio si era rotto... Lei non era più l'intoccabile, Lei era li .

Ora si presentava come una madre pronta ad accoglierlo ancora nonostante avesse infranto i suoi sogni?

Il volto di Giovanni si trasformò in una maschera d’odio. Si scagliò su di lei come un ariete infuriato. La donna barcollò all'indietro centrando in pieno, con la nuca, lo spigolo del davanzale. Una lacrima purpurea rigò lo splendido e inanimato viso...

"Mamma...mamma" iniziò a ripetere Giovanni mentre una macchia scura allagava il pavimento. Lei era immobile.

Non lo guardava più adesso.

 

“Svegliati, Giovanni svegliati” il dottore lo toccò. “L’ipnosi è finita.”

“Cosa ho detto?” disse lui sudato e smarrito, sbattendo le palpebre.

 “Molte cose, Giovanni… hai rivissuto molte cose…"

Il ragazzo si alzò dal lettino di pelle bianca, strinse la mano al dottore e uscì. Due uomini lo riportarono in carcere. 

ombrellina
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lunedì, 17 marzo 2008,ore 13:58

In una calda e umida sera di maggio, nel silenzio della quiete cittadina, indefinite figure col mantello scivolavano leggere nella notte, sfiorando appena i marciapiedi. Sparivano a mano a mano inghiottite da uno scantinato di periferia poco illuminato, saltando con agilità i gradini che lo separavano dal livello della strada.

All’ingresso, un energumeno dai muscoli guizzanti e la barba incolta, masticava un sigaro spento e chiedeva, sforzandosi di borbottare sottovoce : “Tu! Parola?”

“Azzurro” rispondevano uno ad uno emozionati, per poi sparire nella fessura di luce che la porta di ferro scorticato lasciava intravedere.

In meno di un’ora la sala sotterranea fu piena e la pesante porta venne chiusa dall’esterno con assordante rumore metallico.

Poiché evidentemente tutti si sentivano al sicuro, si sollevò un brusio di voci indistinte che tacque di colpo quando da una tenda di velluto sul fondo della sala, uscì un uomo anziano, canuto, dai lineamenti nobili e lo sguardo fiero. Tutti si inchinarono, abbassando il capo.

“Scusate un attimo” disse l’anziano verso il quale tutti erano rivolti, girandosi e armeggiando sotto il mantello lucido. “Ecco, eh, non ci sono più le calzamaglie di una volta”.

Un mormorio di approvazione fu la risposta.

“Sedetevi pure” disse accomodandosi lui stesso. “Ma ricordatevi di mantenere la segretezza miei cari, non parlate a voce troppo alta”. Accese il microfono e un fischio fece tremare l’intera sala.

“Ecco, prova prova…allora, dicevamo…Intanto bentrovati amici miei”,  iniziò l’uomo rivolgendosi ad una schiera di sorrisi smaglianti che lo osservavano con adorazione.

 “ Ho fortemente voluto quest’incontro prima del consueto ritrovo annuale, poiché, come ben sapete, la situazione non potrebbe essere più nera. I sondaggi parlano chiaro miei cari compagni…la maggioranza delle donne non crede più al Principe Azzurro”.

Un “oooooh” di terrore riempì l’ambiente, anche se tutti erano perfettamente a conoscenza del problema, sbandierato su tutte le riviste femminili e non.

“Noi, in quanto rappresentanti della corporazione Principi Azzurri dobbiamo fare qualcosa. Nessuna ha più fiducia in noi. Non ci aspettano. Perfino le ragazzine di tredici anni sono già disilluse. Ora, io sono vecchio e i miei anni di gloria sono passati, sono sposato da molto tempo, ma mia moglie continua a dire che sono il suo principe. Vorrei sapere, quanti di voi si sono sentiti definire così ultimamente?”

Nella sala aleggiò il silenzio, mentre ognuno si guardava intorno, imbarazzato.

“Cedete il posto sui mezzi pubblici? Aprite la portiera della macchina? Vi complimentate in maniera originale? Sapete dedicare il vostro tempo e le vostre energie alla donna? Sapete ancora fare la corte come i vecchi tempi? Sapete ASPETTARE??” incalzò il vecchio maestro.

Nessuno rispondeva. Solo qualche guancia col suo rossore la diceva lunga.

L’anziano principe abbracciò la sala con lo sguardo e fece un rapido calcolo: mancavano all’appello alcuni dei più bei ragazzi che la corporazione degli Azzurri avesse mai avuto. Quasi non aveva il coraggio di chiederne notizia.

“Dove sono molti dei nostri amici? Almeno una ventina…”

Dal fondo della sala un trentacinquenne o poco più, rispose affranto: “Veramente…so che molti hanno abbandonato…dicevano che ormai non conviene più essere un Azzurro se vuoi avere successo…”

“Si, è vero!” esplose il vicino. “Io sono stato lasciato dalla mia donna per uno della corporazione dei Bastardi! Mi ha detto che era più...”tenebroso e affascinante” e che “la faceva sentire viva!

Tutti gli Azzurri presenti si agitarono, quasi non riuscendo a restare seduti sulle sedie. “Calma! Calma!” disse il Maestro battendo la mano rugosa sul tavolo. “Qui non va. Non siete più convinti nemmeno voi. Che tempi! Se vi vedessero i nostri antichi Maestri! Loro, che uccidevano draghi, liberavano le donne, si sacrificavano, riuscivano ad indossare la calzamaglia ogni giorno della loro vita senza nemmeno lamentarsi o soffrire di eritemi!! Loro, sentendovi parlare e vedendo che cosa pensano molte donne di noi adesso…si vergognerebbero, si, si vergognerebbero come ladri!”

Si accasciò sulla sedia con le mani tra i capelli e continuò quasi sottovoce : “ So che la corporazione dei Bastardi Tenebrosi acquista nuovi adepti continuamente. Eppure, nonostante un successo semplice e immediato…quante donne poi sono veramente felici? A lungo termine intendo. Rifletteteci!”

Gli Azzurri erano felici di sentire quelle accalorate parole. Ne avevano bisogno. Un ragazzo coi capelli rossi e begli occhi verdi si aggiustò il nodo del mantello e disse timoroso: “Io credo che quando  una donna è affascinata da un Bastardo, in fondo pensa di poterlo pian piano cambiare e trasformarlo in un Azzurro…”

“Bravo ragazzo!” applaudì il vecchio maestro mentre quello si risedeva arrosito fino alla radice dei capelli, tanto da non distinguere più lo stacco. “E’ proprio così! Le donne ci vogliono ancora, ma non lo sanno o non vogliono ammetterlo per non restare deluse! Perché se continuiamo a disperderci in questo modo e a non avere fiducia, gli altri della corporazione avversa avranno il sopravvento e perderemo credibilità alimentando la disillusione femminile!”

Un lungo applauso concluse questo discorso. Tutti si sentivano rinfrancati. “Essere un Azzurro non riguarda solo i rapporti con le donne, ricordatevelo. E’ un qualcosa che tocca anche il resto della vita”.

In quel momento la porta si aprì ed entrò l’enorme energumeno con gli occhi lucidi. “Scusatemi” disse quasi singhiozzando, “ma stavo origliando là fuori e mi sono commosso” . Qualcuno gli porse un fazzoletto .“Io lo dicevo che quei Bastardi non valgono granchè…perché ci stanno da tutte le parti eh, di tutti i generi intendo. Io gliel’avevo detto al mio fidanzato…ma lui mi ha lasciato lo stesso per uno di loro” e quella ispida massa di muscoli esplose in lacrime, tirando su col naso.

“Bene, ci sono domande? Ulteriori chiarimenti? Altrimenti la riunione extra di stasera credo possa dirsi conclusa” intervenne il maestro dai capelli candidi.

 “Serbate nel cuore quanto abbiamo detto e riscoprite l’orgoglio di essere un Azzurro. Vedrete che avrete successo”.

Prima di uscire tutti si abbracciarono e poi si diedero appuntamento per il prossimo incontro.

Tornati all’esterno accolti dal respiro di una notte insolitamente calda, si separarono  rapidi e silenziosi per le vie della città, mentre le stelle brillavano su di loro e la luna rideva soddisfatta.

ombrellina
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mercoledì, 20 febbraio 2008,ore 11:52

Ai deboli di cuore sconsiglio vivamente la lettura di questo breve racconto sadomasochistico.

I miei passi riempiono il corridoio in penombra. Attraverso il pavimento le vibrazioni ti raggiungono e ti penetrano dentro. Tremi, ti sento. Mi aspetti e mi temi.  Tocco la maniglia fredda d’ottone. La parete inghiotte la porta a scrigno, lentamente. Un altro gesto secco della mano e si richiude dietro le mie spalle in un rantolo silenzioso. Eccoti. Non vuoi, lo so. Devo farlo. Non voglio, forse mi fai pena, ma devo. Sei gelida, ma come sempre non ti ribelli.

Mi spoglio lentamente. Tu sei lì, muta. La luce glaciale della stanza si riempie della nostra immagine moltiplicata dagli specchi. Forse dovrebbero eccitarmi, invece mi infastidiscono. I miei vestiti scivolano a terra. Mi guardi. Sarà veloce e dopo farà più male a me che a te. Immagino cosa stai pensando. Perché proprio io, perché mi fai questo. Perché proprio oggi, lasciami un attimo di respiro, non ce la faccio ogni giorno.

Si, pensi questo, è evidente. Ma lo sai, io ti odio.

Il pavimento mi sta ghiacciando i piedi nudi. E’ il momento. Continui ad essere immobile, sai che non puoi fuggire.

Ti prendo e ti avvicino a me. Chiudo gli occhi.

Poi ti salgo sopra…

…mia povera bilancia.

ombrellina
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martedì, 29 gennaio 2008,ore 12:16

                                      

 

Quando Coltello fece il suo ingresso trionfale nella cucina, Cucchiaio indugiava ancora beatamente nella minestra calda, lasciandosi solleticare dai frammenti di pastina. Dallo scolaposate si sollevò un brusio addirittura più forte di quando dall’alto cambiavano detergente. Le forchette, agitate, cercavano di emanare bagliori intercettando la luce dalla finestra.

Forchetta, in servizio sulla tavola per quel pranzo, era rimasta pietrificata sul tovagliolo. Il nuovo arrivato era troppo bello per essere vero: lucente, slanciato, tagliente come lo erano solo i coltelli della vecchia generazione, fiero. Insomma, un vero coltello per il quale perdere la testa.

“Cosa c’è cara?” le chiese improvvisamente Cucchiaio riemergendo dalla scodella. Come al solito aveva i bordi coperti di formaggio sciolto, ma non se ne curava, indolente com’era.

“Niente tesoro. Di là si agitano tutte per il nuovo acquisto, quel Coltello lì…credo d’argento”. Forchetta cercava di dissimulare il suo interesse. Dopotutto Cucchiaio era suo marito da parecchio tempo; avevano avuto una graziosa forchettina da dessert e un cucchiaino da caffè molto vivace, ma adorabile. Anche se non era il massimo del brio come compagno di vita, era pur sempre il padre dei suoi figli e non poteva mancargli di rispetto.

“Perbacco, un Coltello d’argento. Strano che sia arrivato da solo. Spero di avere occasione di conoscerlo nel cassetto. Il mio ruolo mi impone di dargli il benvenuto fra noi.”

Cucchiaio era stato eletto temporaneamente “Posata dell’anno” dalla comunità. In realtà era soltanto in sostituzione della Paletta per dolci della quale si attendeva il ritorno in seguito ad una bruciatura, ma aveva preso troppo sul serio il ruolo assegnatogli.

“Sai, mi hanno detto che se il detentore del titolo non si fa vivo entro tre settimane dalla proclamazione, la nomina passa automaticamente a me”.

Come gongolava Cucchiaio! A volte Forchetta lo trovava davvero insopportabile. "Brutta cosa pensare questo del proprio marito", ripeteva spesso tra sé e sé. Cercando conferme, una volta l’aveva confidato all’amica Rondella, ma quella, abituata com’era a farsi girare la testa per qualsiasi cosa, era mezza matta e con la sua risata contagiosa le aveva detto: “Ma che ti frega! Ormai i bambini sono grandi, io un marito così tonto lo mollerei. Perché non mi sono mai sposata io secondo te? Ma per essere libera!!!”

In effetti Cucchiaio sembrava non accorgersi mai di nulla ed anche in questo caso, non si avvide del turbamento di Forchetta che osservava Coltello appoggiato sul pianale di marmo.

“Oddio che meraviglia di posata…è proprio diverso da tutti”.

Il lavaggio nella lavastoviglie le parve più lungo del solito quel pomeriggio. Cercò di lucidarsi l’acconciatura più che poteva.

Iniziò a sentirsi vecchia. Fino a quel giorno aveva portato con orgoglio la decorazione sul manico che la distingueva dalle altre, ma ora anche le forchette più comuni le sembravano più attraenti di lei. Quando venne stesa nel cassetto vicino ai cucchiaini, il suo piccolo le chiese :”Mamma, che hai fatto? Che bei denti lucidi che hai, li hai acconciati benissimo oggi!”.

Forchetta si commosse. Mai che Cucchiaio le dicesse qualcosa di simile. Eppure lei era la bellezza del servizio, non ci si poteva discutere sopra.

“Amore, nulla. Caffè oggi?”

“No”, rispose imbronciato il piccolo. “Hanno preso quel deficiente col manico rosso. Pallone gonfiato!”.

Si aprì il cassetto e dall’alto arrivò Coltello, più bello del sole. La sua lama rispecchiò per un attimo la luce del tramonto.

“Salve bel giovanotto, in veste di Posata dell’anno, ti dò il benvenuto a nome di tutta la comunità” disse tronfio Cucchiaio.

“Grazie infinite”. Laconico, calmo, sicuro di sé. Incredibilmente sexy. Questo pensava Forchetta ridotta ad una stalattite.

“Dimenticavo, questa è mia moglie, Forchetta”, riprese Cucchiaio, fiero di poter avere l’occasione di sfoggiare con qualcuno una moglie così bella.

“Splendida…” disse soltanto Coltello, guardandola intensamente. Forchetta riuscì soltanto a balbettare un grazie e un molto piacere.

Continua...

 

ombrellina
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mercoledì, 19 dicembre 2007,ore 12:14

Povero blog, ti sto trascurando...

avrei molte cose da scrivere, ma ho un'evidente paresi cerebrale che me lo impedisce. Quello che ho prodotto su carta è oscuro, tormentanto e assolutamente deprimente e mal si addice a questo periodo scintillante, quindi ho evitato di riportarlo qui.

Questa mia confessione non dovrebber essere letta dal mio studente numero 1 (num. 1 perchè è unico) che sta frequentando il mio "Master in spirito natalizio", un corso iniziato il primo dicembre e che terminerà il 6 gennaio con una prova d'esame difficilissima (il 24 dicembre invece ci sarà un esonero di prova).

Ho scoperto con orrore e conseguente accapponatura di pelle, che il mio dolce tesoro, la metà della mela, la luce dei miei occhi e il faro del mio cammino, è alquanto carente in fatto di allegria natalizia. Faceva QUASI parte della schiera (sempre più folta ahimè!) dei malefici detrattori del Natale, quelli che non vedono l'ora che passi, che criticano tutto, che pronunciano la storica frase "Odio il Natale, che ipocrisia che debbano essere tutti buoni e felici per forza", che si squagliano corrosi dalla luce delle decorazioni, hanno esantemi da vischio, ti guardano con occhio torvo  se sorridi, causano corto circuiti al loro passaggio e sono riconoscibili da un alone nero che li avvolge come quello viola della vecchissima pubblicità dell'aids.

Bene, i primi sintomi che ho riscontrato in lui sono state frasi come "Ah, che palle, ma perchè deve venire Natale, NON HO TEMPO, mi devo ammazzare per fare i regali", oppure "Mmm, no, non mi viene in mente nessuna canzone di Natale non me le ricordo" e ancora "No, io odio giocare a carte, mi mette di cattivo umore", o anche "No, il presepio a casa mia non si fa, giusto se va a mia madre" etc etc .

AAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRGGGGGGGHHHHHHHHHHH!!!

Terribile.

Sono stata sul punto di lasciarlo. Poi, mossa a compassione, ho cercato di redimere questa povera anima perduta. Così è iniziato il master.

Per prima cosa l'ho fornito con amore di un calendario dell'avvento. Ogni mattina, frustino alla mano, lo interrogo su cosa ha trovato nella casellina per assicurarmi che la apra. Pensandomi, ovviamente. Anche io ho il mio calendario, tridimensionale e tedesco, bellissimo davvero e che mi ha regalato lui (già stava migliorando!). L'avvento è un momento importantissimo e che in qualche modo va sottolineato. Forse è la parte più bella del Natale, come della vita in generale: l'attesa.

Poi sono arrivate le canzoni natalizie (grazie emule!). E dai cinesi -perchè il portafoglio piange- gli ho comprato alberello e puntale, mentre le decorazioni e le lucette le abbiamo cercate insieme. Siamo usciti sottobraccio per fare i primi regali e non si è stressato (a parte il momento del cercare parcheggio). Abbiamo preso un mini presepino da mettere nella sua stanza e ieri ho visto che dietro aveva disegnato a mano perfino lo sfondo, particolare che mi ha sconquassata di commozione.

Questa sera lo porto al concerto di Natale e poi a fare un giro tra le bancarelle natalizie a piazza Navona. Penso che (ma non fateglielo sapere ancora!) alla fine sarà promosso a pieni voti.

Seriamente (oddio che significa questa parola?) parlando, io alla fine sono quasi d'accordo con i menagrami antinatalizi quando criticano il Natale. Perchè criticano l'apparenza del Natale, quella che stucca. Il Natale dovrebbe essere la festa per eccellenza di chi crede realmente in quello che si festeggia, poi può anche diventare una festa della famiglia, per stare insieme, per essere buoni bla bla, ma è diverso. Mi sembra superfluo ricordare CHI si festeggia il 24 notte. Però guardandomi in giro non mi sembra più tanto superfluo. E' come avere a disposizione un pasticcino bellissimo e mangiarne solo la glassa, lasciando la parte più buona. Sarà bella, colorata, dolce ma poco dopo stomaca. Anche un Natale di soli regali,lucette, pandori e panettoni fa lo stesso effetto.

Ora, tornando all'inizio del post in cui confesso i miei recenti momenti di super negatività, vi starete domandando: a) perchè se pensi queste cose hai dei momentacci? b) con quale faccia allora puoi infondergli lo spirito natalizio? 

Posso eccome. Sono donna. E ciclotimica. Posso benissimo

 

 

 

ombrellina
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giovedì, 06 dicembre 2007,ore 12:17

                                                      
Con questo post illustrato ho intenzione di assecondare la trasformazione in atto da gennaio di questa mia paginetta virtuale in un grande punto di ritrovo degli studenti somarelli.
Perché dico questo?
Da quando ho inserito in questo blog il programmino che mi dice da dove provengono le visite, non c’è stato un giorno, e dico uno, che non siano risaliti alla wunderkammer attraverso la frase “COME FARSI VENIRE LA FEBBRE”…. neanche mi ricordavo di aver scritto una cosa simile, e sono finita in un mio post di gennaio.
Curiosando di qua e di là ho scoperto che c’è un esercito di studenti disperati e tormentati da diaboliche madri aguzzine che sorvegliano le lampadine bollenti di casa affinchè non vengano utilizzate come innalzatori artificiali di temperatura comporea e che quindi navigano su internet alla ricerca di consigli per evitare compiti in classe o temibili interrogazioni .
Per facilitare dunque la ricerca raccolgo qui quello che ho desunto e qualche testimonianza integrale:
Per farsi venire la febbre in rete si consiglia di:
 
 
Mangiare del tabacco  o anche
Mettersi del tabacco sotto le ascelle
Andare a dormire con due saponette sotto le ascelle (per gli igienisti)
Correre con il dentifricio sotto agli occhi  (come avevo scritto nel mio vecchio post, non so quanto sia utile ma ho trovato consigli simili a questo)
Bere un infuso di tabacco (il tabacco va alla grande)
Fare una doccia fredda e asciugarsi con il pinguino de longhi” (questa è fantastica, mi raccomando che sia proprio il De Longhi)
Ecco poi il metodo del baro più ingegnoso del pianeta che ricorda con nostalgia materna la sua invenzione:
prendevi una batteria stilo (una piletta insomma) collegata nei 2 contatti con del fil di ferro, il tutto avvolto da un calzino vecchio arrotolato

appena volevii la febbre prendevi quell'affaretto, collegavi il contatto (ci avevo messo pure un interruttore nell'ultima "versione" :D) e mettevi la punta del termometro in un' "asola" tra il calzino e la pila... aspettavi che la temperatura salisse alla linea voluta e toglievi il tuttose colleghi con un filo elettrico i due poli di una batteria quella scalda

il calzino intorno non faceva altro che creare una "camera" che mantiene il calore, così il tutto si scaldava lentamente (altrimenti se appoggi il termometro direttamente sulla pila calda schizza a 60 gradi)

infilavi il termometro in una piega del calzino, aspettavi 10 secondi che salisse al grado voluto e staccavi la corrente con l'interruttore”
( geniale!e’ Archimede Pitagorico questo!)
Pare sia anche utile
scuotere il termometro al contrario
 
Per chi ha veramente un’interrogazione terribile consigliano in giro anche di
mangiare una patata cruda
Per chi desidera invece rinvigorire l’aroma naturale delle ascelle
Mettere prima il termometro in una cipolla
Ecco il consiglio della ragazza più furba del web:
Prova a prendere un fazzoletto da chi è raffreddato o qualcosa appartenente a qualcuno di raffreddato o ammalato e strofinatelo bene addosso ( con me ha funzionato!!)”
Infine per chi ha appetiti anomali
Mangiare polvere di gesso  (in quanto amante dell'arte vi prego di non addentare gli stucchi decorativi)
Beh, cari studenti disperati che giungete in queste lande lontane in cerca di un appiglio, spero che questa lista sia esauriente. Mi permetto solo di ricordare che masticare tabacco può far venire tumori alla bocca e le patate crude, almeno stando a quanto ne so io, sono velenose. (Ma mi ricordo che quando erano in vista le interrogazioni di algebra io avrei anche mangiato un bidone di bitume con un goccetto d'olio a crudo se necessario pur di evitare)
E voi splinderiani? Avete consigli da aggiungere? Avete mai finto?
ombrellina
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mercoledì, 28 novembre 2007,ore 09:52

Siamo giunti alla fine. Pipino, Pipinella e Raimondo ringraziano i lettori e fanno un inchino


In quello stesso momento il Consigliere di corte stava lucidando con amore l’ultimo paio di scarpe rosse su misura che aveva ordinato al ciabattino reale. Pensava che se il cavaliere nano fosse riuscito nell’impresa e la principessa si fosse sposata, avrebbe potuto sbizzarrirsi nel progettare la sua mise da matrimonio. Intanto, intorno a lui fervevano i preparativi nel castello: a nessuno sembrava vero che finalmente succedesse qualcosa di nuovo.

Pipinella si stava ubriacando eccitatissima di crema antiacne, nella speranza che succedesse il miracolo, mentre le cameriere cercavano di nascondere in un sorriso le espressioni di disgusto per l’odore nauseante.

Alle dieci di sera tutta la corte era riunita nella sala del trono, in silenzio. Di Raimondo nessuna traccia. Dopo due ore durante le quali le mani di Pipino avevano idratato abbondantemente i braccioli del trono, la porta si spalancò con rumore. Raimondo il Breve entrò con fare eroico a cavallo.

“C’è puzza di principessa! Sentite!! “ bisbigliarono i cortigiani quando l’eroe si fu fermato al centro della sala. Aleggiava uno strano odore nell’aria.

“Raimondo!!” esplose Pipinella alzandosi. “Parlaci. Dicci cosa hai visto cavaliere” proseguì con maggiore contegno il padre.

Raimondo aggiustò l’impianto di amplificazione e cominciò:

“Giù nell’oscurità della selva, ove nessuno osa addentrarsi, io sono penetrato, giungendo fino al loco in cui l’aere è di tosco. Con sprezzo del periglio mi sono calato negli abissi del male. Solo un' immagine di fronte a me! Il soave volto della principessa. Nell’oscurità limacciosa mi sono fatto strada, violentando le mie forze, addormentando i sensi. Ho scorto una cavità oscura, terribile e nefanda e lì per un mortalmente stretto cunicolo mi sono spinto, risalendo. L’acqua fangosa era bassa in quella mostruosa caverna e ho riempito i polmoni di veleno. Avevo già sentito da qualche parte quell’odore.

Con immensa fatica ho cercato la sorgente della fanghiglia, cercando di non perdere il senno, sentendo crescere in me una smisurata violenza. Finchè improvvisamente ho udito delle voci. Ah turpe inganno! Principessa! Trascinandomi in silenzio ho arguito che mi trovavo negli scarichi della fabbrica del vostro unguento.”

“Ooooooooh” l’intera sala si gelò.

Pipinella tremava. “Ma…ma…non è possibile…io…non sapevo…”

“C’è una fabbrica nascosta nel mio regno e io non ne ero a conoscenza???” tuonò Pipino adirato. Il Consigliere si fece avanti: “ Nessuno ne era a conoscenza Sire. Chi ha mai osato avvicinarsi al Lago dei Cattivi Pensieri?”

Raimondo proseguì : “ Colti di sorpresa i due malfattori che a causa del fango credevano fossi una creatura figlia delle viscere della terra, ho fatto si che confessassero le loro nefandezze. Ebbene signori, i due si arricchiscono da anni producendo un unguento terribile per la principessa, che oltre a non dare alcun beneficio, ma anzi, aggravare il problema, ha effetti devastanti sulla mente. Gli scarichi hanno inquinato le acque del lago e dei pozzi. E tutti voi pagavate per questo!” Raimondo fece impennare ad arte il cavallo che nitrì spaventosamente. Nel salone ormai regnava il caos. Pipinella scappò via piangendo disperata. Pipino sbattè lo scettro a terra per riportare l’ordine.

“ Raimondo il Breve, la tua impresa onorevole non ha eguali. Il mio regno te ne sarà immensamente grato, per sempre. Lasciami esprimere questa gratitudine concedendoti la mano di mia figlia.”

 

Fu così che nove mesi dopo, nacque il famoso Pipino il Breve. Raimondo strinse amicizia con il Consigliere che seppe valorizzare la sua infinita attrazione per i tacchi. Non si curò delle scappatelle amorose della consorte che aveva scoperto la gioia di possedere una pelle di pesca.

Nessuno trovò i due malfattori né tracce del loro immenso patrimonio. Ancora si vocifera che trovarono riparo in Svizzera.

ombrellina
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lunedì, 26 novembre 2007,ore 16:38

Una mattina di sole del 13 settembre (ancora se lo ricordano bene tutti) Pipinella scese in strada come una furia, diretta verso uno dei pozzi per darsi coraggio e sfogare quindi i suoi istinti repressi su un soldatino dall’aria innocente che controllava la porta del retro del castello.
Improvvisamente udì alle sue spalle un rumore di zoccoli che si faceva via via più intenso e si trasformò in nitrito. La principessa si girò restando folgorata dal cavallo bianco che si era impennato in controluce in posa plastica e dal mantello azzurro del cavaliere che vi sedeva sopra.
“Oh….è lui è lui, lo so!” si disse eccitata. Si sistemò i capelli, strinse i laccetti del busto per essere più prosperosa e sfoderò il suo più bel sorriso.
“Donna! Che regno è mai questo?” le chiese il cavaliere con voce profonda che le penetrò dritta dritta negli ormoni, sconvolgendoli.
“Il regno del grande Pipino, signore. E vi trovate casualmente di fronte all’erede al trono.”
“Oh! Mirabile visione, non c’è che dire. Io sono Raimondo il Breve, cavaliere errante. Lasciatemi placare la sete con le fresche acque di questo pozzo…anche se ora che vi vedo, la mia sete è altra.”
Pipinella gongolò eccitata. Era la prima volta che qualcuno le faceva un complimento.
Allora il cavaliere scese e lasciò braccia e gambe sul cavallo.
Si, proprio così, lasciò braccia e gambe sul cavallo. L’eroe era così basso, ma così basso che per cavalcare aveva bisogno di aggiungersi i pezzi. Arrivava più o meno alla cinta di Pipinella.
La principessa si stupì, si disperò, maledisse fra sé e sé la sua sfortuna, fece un rapidissimo riassunto della sua vita sentimentale – davvero rapido, perché non c’era niente da riassumere, eccetto qualche stretta di mano- , pensò al futuro, alla sua terribile acne seborroica, agli ultimi 7 anni in attesa di un cavaliere e infine alla famosa legge dell’altezza e così decise che poteva anche farselo andare bene.
“No, no, non bevete! Questo pozzo ha un’acqua malsana, mio padre ha emanato un editto a tal proposito. Chiunque risolverà questo problema gravoso…beh… avrà me in sposa” .
Arrossì sbattendo le ciglia. Aveva letto da qualche parte che faceva effetto.
“Siate così gentile da condurmi da Vostro padre mia signora” disse il cavaliere con una vocina nuova. Aveva lasciato sul destriero l’impianto di amplificazione vocale.
 
Quando Pipino vide Raimondo, si dispiacque moltissimo che un nome così virile fosse stato sprecato per un individuo del genere. Comunque, dato che era il primo che si presentava in sette anni, gli espose con cura la questione. Raimondo ascoltò attentamente, prese appunti, chiese delucidazioni su vari dettagli, fece domande e poi sbattè i piccoli tacchi con sicurezza. In quel momento la schiena del consigliere, che aveva assistito al tutto in silenzio, fu percorsa da un forte brivido di soddisfazione.
“Risolverò il problema che vi attanaglia Sire. E se sarà vostro desiderio, sarei immensamente onorato di convolare a nozze con la vostra adorabile figlia”.
Sentendo queste parole, la balia le diede un pizzicotto sul sedere e Pipinella squittì.
 
Quello stesso pomeri