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Che titolo impegnativo ho scelto...la stanza delle meraviglie! E adesso che mi invento??

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mercoledì, 24 ottobre 2007,ore 11:40

 

Quando si spoglierà il giorno
 
E la notte rotolerà sugli occhi del mondo
 
Se un sentiero di sassi mi ferirà il piede
 
E la vita mi graffierà il viso
 
Io so
 
Che la mia mano sarà nella tua
 
Sempre
 
In un cielo di zucchero
 
E una danza di sole.
 
ombrellina
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categoria : poesia, amore, vita, diario, foto, blog, caro nonno, pezzettini di me



lunedì, 12 marzo 2007,ore 12:27

Lo sai nonno, era una tartina al salmone quella che avevo in mano quando squillò il telefono. La misi nel vassoio, simmetrica come le altre e andai a rispondere, sbuffando perché convinta che fosse qualche invitato alla giocata di Santo Stefano che annunciava un contrattempo.

“Pronto, buonasera signora, qui è la polizia dell’ospedale San Filippo Neri, volevamo avvisare che il signor Franco Lucchetti ha avuto un incidente, se potete venire…lei è la figlia?”

Silenzio. Il mio cuore piegato insieme alle ginocchia sul bracciolo del divano.

“Sono la nipote. Che incidente?”

“Mi passa sua madre?”

“Che incidente?”

“Mi passi sua madre”.

Appoggiai la cornetta. Mamma era già lì vicino al telefono. Le dissero di andare il più presto possibile. La vidi sbiancare e quasi accasciarsi sullo stesso bracciolo.

“E’ grave?”. La risposta fu sempre la stessa: “Non posso dirle niente di più signora”.

La tavola era apparecchiata, l’albero di natale e il presepe accesi. Valentina ancora seduta in cucina ad imburrare pane bianco e papà non c’era, uscito per comprare l’acqua. Senza papà e senza macchina. Mamma scoprì un minuto dopo che nonna era già stata avvertita qualche attimo prima di noi dalla polizia. Iniziai a telefonare agli ospiti per iniziare una catena e avvertire tutti che la giocata era rimandata. “Non ti preoccupare, non sarà niente di grave”.

Si, non sarà niente di grave, niente di grave. Per forza nonno, che può esserti successo? Forse sei caduto per strada, ti hanno raccolto e hai detto di chiamare a casa. Ieri ci siamo fatti un sacco di risate a Natale e oggi tra una preparazione e l’altra non ci siamo nemmeno sentiti. Non sarà niente di grave, torneremo subito a casa. In fondo io ho sesto senso, se fosse successa una cosa brutta me lo sentirei. No, non è niente di grave.

Nel frattempo papà era arrivato. I miei pensieri continuarono ad essere questi, congelati nel cervello durante tutto il tragitto all’ospedale. Li sentivi? Papà lasciò noi tre al pronto soccorso e corse a prendere nonna.

All’ingresso mi sembrò che il neon gelasse chi entrava. Intravidi dei pazienti sulla destra, in una stanzetta con dei lettini. Uno si muoveva. Si, mi sembri tu, eccoti là, chissà che avrai fatto!

Nella stanza a sinistra dove c’era anche il poliziotto fecero entrare soltanto mamma. “Chi sono? Le nipoti? Fuori per cortesia, solo la figlia”.

Sentivo freddo. Non lo vedevo più perché l’avevano spostato, ma quello sul lettino non eri tu. Lo sapevo, me lo diceva lo stomaco. Iniziai a piangere contemporaneamente a Valentina. I nostri singhiozzi rimbombarono, riempirono il triage, la gente ci guardava. Ancora non sapevo esattamente per cosa stessi piangendo, ma sapevo che quel neon sparato in testa in realtà era buio.

Mamma uscì scuotendo la testa, in lacrime. “L’hanno investito, sta in coma”.

Un singhiozzo. Un’accetta conficcata nel petto.

Sei in coma. Tu. Tu sei in coma!

Le gambe mi portarono fuori, sulla rampa per l’ambulanza. Era buio, c’erano erba ed alberi intorno. E il mio pianto. Piangevano le mie viscere, piangeva ogni fibra del corpo ripetendo “non è vero”.

Non possono averti investito. Non puoi essere in coma. E’ una cazzata, uno sbaglio.

Poi la luce della finestra mi fece guardare in quella direzione. E ti vidi.

Giallo, immobile, sdraiato su un lettino, nudo fino alla vita, coperto solo da un lenzuolo bianco da lì in giù. Mi sembrasti sporco di sangue.

Fu la visione più orribile della mia vita, nonno.

In quel momento tutto finì. Perché era vero, orribilmente vero. Come fu vero tutto quello che seguì quell’istante. Il dolore, straziante, di saperti in sala operatoria mentre tentavano di aspirarti l’ematoma cerebrale; lo sconcerto e la rabbia nel non ricevere neanche mezza scusa da chi ti aveva ridotto in quello stato, tranne un “non l’ho proprio visto” e un “ah che bel Natale ho fatto, proprio un bel Natale”; lo sgomento nel vedere l’ovale sul parabrezza provocato dalla tua testa e il sacco dell’immondizia con i tuoi vestiti insanguinati e fatti a pezzi con le forbici per spogliarti prima. E nei tre giorni successivi durante i quali il tuo cuore di omone forte e grande non voleva smettere di battere, le uniche telefonate da parte dell’assassino furono del suo avvocato per sapere se era imputato di lesioni o omicidio, visto che oltretutto eri sulle strisce pedonali.

Né un bigliettino, né una scusa, né un fiore. Tre giorni dopo era di nuovo nel suo negozio di dvd a scherzare con i clienti.

Chissà che cosa hai pensato quando te ne sei andato. Chissà se hai sentito tutto quello che ti ho detto. Chissà se hai visto Lillo, il tuo adorato Lillo che sentendo il tuo odore, voleva scendere nella fossa insieme alla bara.

Chissà quanto avrai sofferto sentendo l’odio che ho provato per quello che ti ha portato via, fregandosene come se avesse investito una scatola di cartone. Chissà quanto dolore ti ho fatto provare quando accecata dalla disperazione e dalla rabbia ho sperato più volte di raggiungerti presto. Perché io ero “la tua passerotta adorata” e stavamo sempre insieme. So che papà ne ha sempre sofferto, ma per me eri il mio papà elettivo.

Oggi scommetto che sei fiero di me. Ho perdonato. Nel mio cuore ovviamente, perché di quel tizio non ho più avuto notizie, ma l’ho perdonato. Nonostante l’indifferenza e il tentativo di farci contattare da falsi testimoni. In questi quattro anni sono cresciuta tanto, aver sofferto mi ha cambiata. Ti sento sempre vicino a me, so che le tue mani grandi sono lì che mi accarezzano la testa e che mi ascolti, perché ti parlo sempre. Magari potessi presentarti il mio ragazzo…ma so che approvi, perché mi vedi felice.

E oggi compi 83 anni…Buon compleanno nonno mio.

Mi manchi davvero tanto…

La tua nipote adorata Ombretta.

ombrellina
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