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Che titolo impegnativo ho scelto...la stanza delle meraviglie! E adesso che mi invento??

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Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. (Blaise Pascal) Ombretta sdegnosa del Missipipì non far la ritrosa ma baciami qui! (da Piccolo Mondo Antico di Fogazzaro)
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mercoledì, 28 novembre 2007,ore 09:52

Siamo giunti alla fine. Pipino, Pipinella e Raimondo ringraziano i lettori e fanno un inchino


In quello stesso momento il Consigliere di corte stava lucidando con amore l’ultimo paio di scarpe rosse su misura che aveva ordinato al ciabattino reale. Pensava che se il cavaliere nano fosse riuscito nell’impresa e la principessa si fosse sposata, avrebbe potuto sbizzarrirsi nel progettare la sua mise da matrimonio. Intanto, intorno a lui fervevano i preparativi nel castello: a nessuno sembrava vero che finalmente succedesse qualcosa di nuovo.

Pipinella si stava ubriacando eccitatissima di crema antiacne, nella speranza che succedesse il miracolo, mentre le cameriere cercavano di nascondere in un sorriso le espressioni di disgusto per l’odore nauseante.

Alle dieci di sera tutta la corte era riunita nella sala del trono, in silenzio. Di Raimondo nessuna traccia. Dopo due ore durante le quali le mani di Pipino avevano idratato abbondantemente i braccioli del trono, la porta si spalancò con rumore. Raimondo il Breve entrò con fare eroico a cavallo.

“C’è puzza di principessa! Sentite!! “ bisbigliarono i cortigiani quando l’eroe si fu fermato al centro della sala. Aleggiava uno strano odore nell’aria.

“Raimondo!!” esplose Pipinella alzandosi. “Parlaci. Dicci cosa hai visto cavaliere” proseguì con maggiore contegno il padre.

Raimondo aggiustò l’impianto di amplificazione e cominciò:

“Giù nell’oscurità della selva, ove nessuno osa addentrarsi, io sono penetrato, giungendo fino al loco in cui l’aere è di tosco. Con sprezzo del periglio mi sono calato negli abissi del male. Solo un' immagine di fronte a me! Il soave volto della principessa. Nell’oscurità limacciosa mi sono fatto strada, violentando le mie forze, addormentando i sensi. Ho scorto una cavità oscura, terribile e nefanda e lì per un mortalmente stretto cunicolo mi sono spinto, risalendo. L’acqua fangosa era bassa in quella mostruosa caverna e ho riempito i polmoni di veleno. Avevo già sentito da qualche parte quell’odore.

Con immensa fatica ho cercato la sorgente della fanghiglia, cercando di non perdere il senno, sentendo crescere in me una smisurata violenza. Finchè improvvisamente ho udito delle voci. Ah turpe inganno! Principessa! Trascinandomi in silenzio ho arguito che mi trovavo negli scarichi della fabbrica del vostro unguento.”

“Ooooooooh” l’intera sala si gelò.

Pipinella tremava. “Ma…ma…non è possibile…io…non sapevo…”

“C’è una fabbrica nascosta nel mio regno e io non ne ero a conoscenza???” tuonò Pipino adirato. Il Consigliere si fece avanti: “ Nessuno ne era a conoscenza Sire. Chi ha mai osato avvicinarsi al Lago dei Cattivi Pensieri?”

Raimondo proseguì : “ Colti di sorpresa i due malfattori che a causa del fango credevano fossi una creatura figlia delle viscere della terra, ho fatto si che confessassero le loro nefandezze. Ebbene signori, i due si arricchiscono da anni producendo un unguento terribile per la principessa, che oltre a non dare alcun beneficio, ma anzi, aggravare il problema, ha effetti devastanti sulla mente. Gli scarichi hanno inquinato le acque del lago e dei pozzi. E tutti voi pagavate per questo!” Raimondo fece impennare ad arte il cavallo che nitrì spaventosamente. Nel salone ormai regnava il caos. Pipinella scappò via piangendo disperata. Pipino sbattè lo scettro a terra per riportare l’ordine.

“ Raimondo il Breve, la tua impresa onorevole non ha eguali. Il mio regno te ne sarà immensamente grato, per sempre. Lasciami esprimere questa gratitudine concedendoti la mano di mia figlia.”

 

Fu così che nove mesi dopo, nacque il famoso Pipino il Breve. Raimondo strinse amicizia con il Consigliere che seppe valorizzare la sua infinita attrazione per i tacchi. Non si curò delle scappatelle amorose della consorte che aveva scoperto la gioia di possedere una pelle di pesca.

Nessuno trovò i due malfattori né tracce del loro immenso patrimonio. Ancora si vocifera che trovarono riparo in Svizzera.

ombrellina
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lunedì, 26 novembre 2007,ore 16:38

Una mattina di sole del 13 settembre (ancora se lo ricordano bene tutti) Pipinella scese in strada come una furia, diretta verso uno dei pozzi per darsi coraggio e sfogare quindi i suoi istinti repressi su un soldatino dall’aria innocente che controllava la porta del retro del castello.
Improvvisamente udì alle sue spalle un rumore di zoccoli che si faceva via via più intenso e si trasformò in nitrito. La principessa si girò restando folgorata dal cavallo bianco che si era impennato in controluce in posa plastica e dal mantello azzurro del cavaliere che vi sedeva sopra.
“Oh….è lui è lui, lo so!” si disse eccitata. Si sistemò i capelli, strinse i laccetti del busto per essere più prosperosa e sfoderò il suo più bel sorriso.
“Donna! Che regno è mai questo?” le chiese il cavaliere con voce profonda che le penetrò dritta dritta negli ormoni, sconvolgendoli.
“Il regno del grande Pipino, signore. E vi trovate casualmente di fronte all’erede al trono.”
“Oh! Mirabile visione, non c’è che dire. Io sono Raimondo il Breve, cavaliere errante. Lasciatemi placare la sete con le fresche acque di questo pozzo…anche se ora che vi vedo, la mia sete è altra.”
Pipinella gongolò eccitata. Era la prima volta che qualcuno le faceva un complimento.
Allora il cavaliere scese e lasciò braccia e gambe sul cavallo.
Si, proprio così, lasciò braccia e gambe sul cavallo. L’eroe era così basso, ma così basso che per cavalcare aveva bisogno di aggiungersi i pezzi. Arrivava più o meno alla cinta di Pipinella.
La principessa si stupì, si disperò, maledisse fra sé e sé la sua sfortuna, fece un rapidissimo riassunto della sua vita sentimentale – davvero rapido, perché non c’era niente da riassumere, eccetto qualche stretta di mano- , pensò al futuro, alla sua terribile acne seborroica, agli ultimi 7 anni in attesa di un cavaliere e infine alla famosa legge dell’altezza e così decise che poteva anche farselo andare bene.
“No, no, non bevete! Questo pozzo ha un’acqua malsana, mio padre ha emanato un editto a tal proposito. Chiunque risolverà questo problema gravoso…beh… avrà me in sposa” .
Arrossì sbattendo le ciglia. Aveva letto da qualche parte che faceva effetto.
“Siate così gentile da condurmi da Vostro padre mia signora” disse il cavaliere con una vocina nuova. Aveva lasciato sul destriero l’impianto di amplificazione vocale.
 
Quando Pipino vide Raimondo, si dispiacque moltissimo che un nome così virile fosse stato sprecato per un individuo del genere. Comunque, dato che era il primo che si presentava in sette anni, gli espose con cura la questione. Raimondo ascoltò attentamente, prese appunti, chiese delucidazioni su vari dettagli, fece domande e poi sbattè i piccoli tacchi con sicurezza. In quel momento la schiena del consigliere, che aveva assistito al tutto in silenzio, fu percorsa da un forte brivido di soddisfazione.
“Risolverò il problema che vi attanaglia Sire. E se sarà vostro desiderio, sarei immensamente onorato di convolare a nozze con la vostra adorabile figlia”.
Sentendo queste parole, la balia le diede un pizzicotto sul sedere e Pipinella squittì.
 
Quello stesso pomeriggio l’intero villaggio seguì la spedizione di Raimondo verso il Lago dei Cattivi Pensieri. C’era una grande confusione, ognuno diceva la sua e spesso gli effetti dell’acqua malsana si facevano evidenti nei comportamenti alterati. Tutti comunque, guardavano con estrema curiosità quel cavaliere possente che avanzava intrepido verso la foresta. Quando giunsero al limite delineato dagli alberi, si fermarono, compresi Pipinella e Pipino.
“ Proseguirai solo da ora in poi. Desideriamo non avventurarci di più. Buona fortuna Raimondo il Breve” disse Pipino solennemente.
Il cavaliere scese e mostrò il suo reale aspetto. Un “oooooohhhh” di stupore generale si confuse col vento tra le foglie e Raimondo, presa una lunga canna di bamboo, una strana maschera e una sacca, si addentrò verso il cuore del bosco tra le risa.
Raimondo era abituato a tali manifestazioni di stima e fiducia, ma la sua vita da cavaliere errante l’aveva temprato e non ci faceva più caso. Anche se la principessa non era un granchè e aveva uno strano odore, forse questa era la volta buona e sarebbe stato ripagato di tutte le umiliazioni subite.
Giunto sulle buie sponde del lago, tirò fuori dalla sacca un abitino stretto che gli aderì addosso come una pelle. Prese la maschera, la canna di bamboo, scelse il punto meno scivoloso e dopo aver pensato fugacemente alla sua mamma si buttò nel lago.
ombrellina
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sabato, 24 novembre 2007,ore 12:36

C’era una volta,
in un regno relativamente lontano, il Lago dei Cattivi Pensieri. Le sue acque erano scure e limacciose e le sponde viscide e piene di erbacce spente. Non era esattamente quello che si è soliti definire uno specchio d’acqua: ribolliva ininterrottamente notte e giorno, ricoperto da una nube di vapore giallastro che si allungava sugli alberi intorno, macchiandoli. I rami di questi ultimi erano così intricati che raramente il sole riusciva a toccare la superficie dell’acqua fangosa. Il Lago dei Cattivi Pensieri era un luogo famoso nei dintorni ed oggetto di mille racconti spaventosi: gente risucchiata, creature terrificanti, apparizioni e grida notturne. Si diceva che toccandolo la pelle si pietrificasse e diventasse dello stesso colore dell’acqua…ma nessuno aveva mai conosciuto direttamente uomini gialli e di pietra. Quello che era certo, era che il Lago dei Cattivi pensieri avesse un’influenza determinante sull’umore. Chi si era avvicinato e ne aveva respirato i vapori si era improvvisamente rabbuiato e spesso era diventato violento senza motivo.
Il re Pipino, oltre ad avere l’enorme problema personale di accettare il suo nome che non gli piaceva, si era trovato a combattere con questo lago infido e che non dava certo prestigio al suo regno. Ultimamente poi, sembrava che tutto fosse in subbuglio: mariti e mogli si rincorrevano urlando per le strade, senza nemmeno sapere perché; i ragazzini si erano costruiti un arsenale di fionde e altri strumenti del genere con i quali puntavano indistintamente il gatto davanti casa o la testa del compagno di banco; i parrucchieri dalla sforbiciata facile avevano improvvisamente iniziato a tosare le loro clienti; i cuochi facevano servire piatti evidentemente già addentati in cucina…e così via.
“Deve esserci un subdolo inquinamento della falda acquifera, Sire” aveva detto il dinoccolato Consigliere di corte dondolando con compiacimento sui tacchi. Gli piaceva il rumore che facevano a contatto col marmo del pavimento e si faceva costruire dal ciabattino reale scarpe appositamente disegnate da lui. “ Pare infatti che le acque dei pozzi siano divenute leggermente gialle”. Re Pipino si stava guardando allo specchio e cambiava posa a seconda del nome che immaginava di avere: ora stava studiando l’atteggiamento da Riccardo, che secondo lui doveva avere una mascella volitiva e un’andatura decisa e pensava a come sarebbe stato diverso il suo regno se si fosse chiamato così.
“Chiamate dei periti, degli sciamani, insomma quello che vi pare! Basta che si risolva il problema di quel maledetto lago…non possiamo iniziare anche a berlo.”
“Come volete Sire” disse l’altro sbattendo voluttuosamente i tacchi.
Una settimana dopo la situazione era immutata. Il regno sembrava sempre più impazzito, con gente che faceva pozzanghere di lacrime agli angoli della strada, commercianti che si erano armati perché esasperati da piccoli furti commessi anche da clienti storici e perbene, madri di famiglia che vestivano in maniera sempre più provocante e che ammiccavano ai passanti di bell’aspetto.
“Accuratissime e dispendiosissime perizie mi riferiscono che dev’esserci un subdolo inquinamento della falda acquifera, Sire. Le acque dei pozzi sono divenute leggermente gialle.”
Re Pipino, che al momento era in equilibrio sui muscoli della coscia destra nei panni di Edoardo, si dispiacque della situazione e s’informò sul da farsi. I periti non erano giunti a nessuna conclusione e pareva che la contaminazione fosse inevitabile.
“Proclamerò un editto. Darò in sposa mia figlia Pipinella a chi riuscirà a risolvere il problema.”
Pipinella venne informata della sua sorte dalla balia, mentre si schiacciava i brufoli. Soffriva di una rara e terribile forma di acne seborroica da quindici anni e nessun esperto era riuscito a fare nulla. La curava con una carissima crema dalla provenienza misteriosa e dal pessimo odore , della quale era costretta a fare un consumo veramente massiccio, con un notevole sforzo finanziario dei sudditi che pagavano le tasse. La principessa si strappò due o tre capelli per la disperazione, finse di gettarsi da una torre, digiunò per mezza giornata e poi si rassegnò con celatissimo entusiasmo all’idea che spuntasse un cavaliere tutto per lei.
Comunque nessuno si presentò per sette anni.
A breve la seconda parte non mi piacciono i post oceanici
ombrellina
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mercoledì, 21 novembre 2007,ore 12:11

Hola chicos!

Dato che tra amici e conoscenti si è diffusa ultimamente come un morbo subdolo la passione per il ballo e anch'io covavo in seno da qualche mese l'idea serpentiforme di rivitalizzare i fianchi stanchi, ho deciso di approfittare dell'apertura di una nuova mini palestra a cinque minuti da casa per trasformarmi in una salsera doc.

 Pertanto ieri sera sono andata alla seconda lezione di salsa e meringhe. La palestra è piccina piccina, ma l'ambiente mi è molto familiare...sarà forse perchè si è trasferita in massa tutta la mia famiglia??

Si sono iscritti infatti anche mia madre, mio padre, mia sorella e per ultimo, dopo vari sbattimenti di ciglia, lagne, bronci e quant'altro è stato in mio potere, la mia dolce metà.

All'inizio il povero Simone si è sentito più o meno così , (il blob sono io e lui aveva proprio quell'espressione) risucchiato in un tunnel di "un dos tres" , poi però - ma è molto cauto nell'ammetterlo- c'ha preso gusto e alla fine, come l'uomo Del Monte, ha detto SI.

Ovviamente siamo bravissimi. Stiamo già pensando ai tornei mondiali di salsa. Siamo così bravi che ieri ci hanno immortalati perchè diventassimo la coppia immagine per dare lustro alla nascente palestra

Dall'alto della mia esperienza, mi permetto perciò di darvi qualche consiglio nel caso in cui vogliate provare la salsa:

Fate soffriggere in metà del burro le cipolle e le carote tritate: appena saranno colorite, unitevi la farina, che lascere imbiondire, sempre mescolando. Diluite quindi con il brodo. Salate, pepate.......

ombrellina
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giovedì, 15 novembre 2007,ore 18:46

Poco più di un'ora fa ero spaparanzata sul divano quando è arrivata mamma gridando "corriiii guardaaaaa...è spuntato l'arcobaleno!!!!"

 Peccato che non sia riuscita a fotografarlo mentre colorava direttamente la cupola di San Pietro...ma calcolando che le pile della macchinetta erano super scariche e nel frattempo ero al telefono...già è tanto che l'abbia immortalato!!

La cosa preoccupante però è questa: appena ho visto l'arcobaleno ho avuto una folgorazione proustiana e mi è venuta in mente Iridella, la fatina le cui prodezze andavano in onda se non sbaglio nell'86 -o giù di lì -e della quale andavo pazza...

...tanto da avere anche la bambola! E non so cosa avrei dato per avere tatuata una stellina sulla faccia come lei...mi facevo anche la codina storta...

Non del tutto pago di tali reminiscenze, il mio cervello ha inoltre immediatamente riesumato i Mini Pony

e dulcis in fundo gli Orsetti del cuore!

Beh, se Marcel ha iniziato la sua Recherche grazie a un biscotto  io con l'epifania di un arcobaleno ho capito che

la televisione ti segna per sempre!!!

 

ombrellina
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lunedì, 12 novembre 2007,ore 15:54

Molto probabilmente sarò l'ennesima blogger a scrivere qualcosa sui fatti di ieri. Arrivo in ritardo perchè per fortuna ho trascorso la mia domenica in gita con la famiglia, nelle Marche, tra paesaggi di colline dolcissime dai colori caldi, sole e mare azzurro...sono stata anche nello splendido santuario della Madonna di Loreto dove sono conservate secondo la tradizione (che sembra confermata almeno da perizie archeologiche sull'epoca e sulla provenienza) le mura della casa di Maria a Nazareth, trasportate in Italia su delle navi dai crociati. Al ritorno, tra una canzone e l'altra notizie inascoltabili alla radio. E una fila di autogrill chiusi. 

Mi sono dimenticata di riportare questo piccolo episodio nel mio penultimo post. La settimana scorsa mentre tornavamo da Venezia, ci siamo imbattuti in interi pullman di bestie. Veri animali. Gli autogrill erano tutti semichiusi, dove avevano potuto avevano chiuso cancelli anche all'interno, per salvare il salvabile. Un'auto della polizia (inutile, perchè due persone non possono fare assolutamente nulla contro pullman pieni di gente) ad ogni autogrill. E la commessa impaurita ci ha detto che ogni domenica è la stessa storia... che arrivano i tifosi delle trasferte e fanno i padroni, rubano, che i più intelligenti chiudono, ma loro sfortunatamente erano rimasti aperti. Eravamo entrati per fare pipì, ma appena messo piede dentro ci siamo spaventati: regnava il caos, c'era mondezza ovunque, confezioni aperte, mangiate e lasciate a metà, questi bei soggetti - e mi dispiace dirlo,in quanto romana e simpatizzante per la Roma,  ma erano tifosi romanisti quelli che ho visto in quel momento, ma da quanto ho capito funziona così per tutti- prendevano tutto quello che potevano prendere, con le mie orecchie ho sentito uno che diceva all'altro "Tiè, pija, magnali sò boni, l'ho aperti io, che te frega magna" ...Un comportamento ignobile. Tutte le uscite degli autogrill erano deviate e nonostante la pattuglia fuori non c'erano nemmeno i controlli perchè era evidente la rassegnazione all'ennesima razzia!!

Ne parlo perchè quando ieri ho sentito la notizia alla radio di un tifoso ucciso per una rissa all'autogrill ho pensato immediatamente a quello che avevo visto soltanto sette giorni prima. Poi al rientro a casa ecco comparire al tg immagini di guerra civile. Ribadisco: che schifo. Non voglio e non posso entrare in merito alla questione scatenante, ovvero la morte di quel povero ragazzo, non si sa esattamente cosa sia successo, ma per quanto sia assolutamente ingiusta, per quanto faccia venire la pelle d'oca il pensiero di un coetaneo che perde la vita così all'improvviso, comunque resta il fatto che all'origine di tutto c'è questo stronzissimo calcio.O meglio, quello che è diventato il calcio. Non parlo di Gabriele Sandri perchè è inutile e fuori luogo che mi metta a discutere o dare giudizi. Parlo di quello che è venuto dopo. La cosa che più mi fa indignare è l'imbecillità. La palese, evidentissima mancanza di punti di riferimento. L'abissale ignoranza. Le migliaia di cervelli spappolati che "combattono" per un gioco. E' un gioco il calcio!! Non può essere una cosa così seria. Un "credo", qualcosa per cui "combattere". Il senso di appartenenza al giorno d'oggi sopravvive evidente solo nel calcio...e non capisco quest'odio contro le forze dell'ordine, questa cieca lotta in nome del nulla...mi disgusta. Quando vedo dei carabinieri o dei poliziotti io mi sento più sicura, non ho l'impulso di acchiappare un sasso e mirare alle teste. Oggi nel calcio vedo solo una valvola di sfogo di una violenza senza senso. Mi dispiace per chi lo ama come gioco in quanto tale, per chi si appassiona davvero. Mio nonno per esempio, era un romanista sfegatato, era pazzo della Roma e se vedesse quello che succede oggi credo vomiterebbe.

L'altra cosa che mi ha fatto schifo sono stati i mass media. Oggi hanno parlato di tam tam tra i tifosi di tutta Italia. Ma chi ha diffuso la notizia, quando la dinamica ancora era sconosciuta,  di una rissa terminata con un tifoso ucciso da un poliziotto? Dicendo una cosa del genere e sapendo benissimo, visti i precedenti, il clima di tensione e di odio che serpeggia fuori e dentro gli stadi, che cosa poteva venirne di buono???E poi chi da tempo doveva decidere come fosse più opportuno comportarsi sulla questione calcio-violenza? Ma che ci frega, i soldi sono più importanti...Diamo panem et circenses... Così intanto sono tutti felici e contenti. Poi se succede qualche casino la mettiamo sul piano politico,ci scanniamo un pò,  a qualcuno comunque in positivo o negativo tornerà utile.

Soltanto Pochi mesi fa le recite, le cerimonie ufficiali, tutti a strapparsi i capelli e a battersi il petto per la morte di Filippo Raciti, tutti a dire "oh sarà utile per cambiare le cose" (concetto più volte ripetuto in varie occasioni: c'è bisogno che muoia la gente per cambiare. Ho sentito questa frase recentemente anche a proposito della morte di quella poveretta della Reggiani...ma questa è un'altra storia). E questo è il risultato.

Basta, oggi mi fa tutto schifo. Lo dimostra il fatto che questo post è molto confusionario, ma sono molto incazzata.

 

ombrellina
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sabato, 10 novembre 2007,ore 11:40

 

Oggi il mio velo di notte
Profuma di luce
L’alba mi bacia le dita
E un nuovo canto scorre
Su un cuore di nodi.
 
Sono libera.

ombrellina
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martedì, 06 novembre 2007,ore 21:06

...Per fortuna abbiamo ancheggiato a sufficienza e la danza del sole che avevamo preparato ha funzionato, perchè sopra Venezia i raggi hanno diffuso tutto il loro splendore durante i quattro giorni del nostro soggiorno. E' stato emozionante per me e mia sorella tornare nello stesso bell'appartamentino in centro di due anni fa! Solo che stavolta era tutta un'altra cosa senza genitori   Venezia è una città meravigliosa, è del tutto superfluo ma doveroso ribadirlo, dato che  ogni angolo emana davvero un fascino magico. Il fatto di essere piena di turisti a  causa del ponte di novembre, ci ha scatenato contro gli strali e le ire dei veneziani indigeni che non gradivano la nostra presenza straniera a bordo degli appunto affollatissimi vaporetti. In realtà la protagonista del nostro breve raid veneziano è stata la 52esima edizione della Biennale d'arte contemporanea...e a tal proposito spenderò qualche parola.

Nel complesso la Biennale non mi è piaciuta. Sempre la stessa pappa. Non c'era nulla di particolarmente esaltante, ad eccezione di uno o due padiglioni della parte dei Giardini e di qualche idea esposta all'Arsenale. Idea appunto. Ormai si espongono solo quelle. La forma non conta più e neanche conta più la chiarezza nell'esporre quello che si ha in testa...anzi, più sei contorto, criptico, incomprensibile più sei figo. Oppure puoi giocare sul pubblico "gazza ladra". Ecco allora nascere tutto un fiorire di neon, luci colorate, brillantini che attraggono da lontano e rimangono forse più impressi, ma sempre senza senso (il più delle volte) restano. Oppure hai la possibilità di aderire al partito delle terribili stanze oscure. Nelle stanze oscure oltre al proliferare di batteri e microbi vari dovuti all'ingresso degli avventori, si proiettano filmati di deliri al 99% in inglese,  che minano la pazienza di chiunque. Soprattutto perchè in mancanza di luce e di ossigeno è difficile mantenere desta l'attenzione. Poi c'è il settore luna park. Lì i bambini impazziscono e anche gli adulti. L'arte giocattolo è sempre una facile carta vincente. Ci sono poi i bravi fotografi che hanno soppiantato i pittori e i vari ferramenta che si dichiarano scultori. La pittura alla Biennale è morta, la scultura agonizzante. E' tutta una cascata di video e di fotografie. E poi c'è tanta angoscia, veramente tanta. Carrettate, fagottate, tonnellate di angoscia. Metà dell'Arsenale trasuda guerra. E un senso di morte aleggia anche nei Giardini. Se l'arte rispecchia lo spirito del mondo quello che ne ho desunto è che non vedo nemmeno un granello di speranza.

In ogni caso, anche se mi è piaciuta molto meno della scorsa edizione, è comunque una bella esperienza. Un pò sfiancante, ma sicuramente starò di nuovo lì nel 2009, fiduciosa. L'altro grande protagonista del viaggio,invece, partorito dalla mia malatissima mente, è stato il fotoromanzo. Da grande persona seria quale sono, ho sempre sognato di fare concorrenza a Grand Hotel...ne è dunque nata una vicenda "pietoseriaridicolgialla" che ci ha condotto dritti dritti verso immense figuracce nelle calli veneziane nonchè, sul finale, negli autogrill. A proposito di autogrill, ho scoperto di avere un'insana passione per il gioco. Le raccomandazioni di Pupo sulla pericolosità della questione mi sono scivolate addosso e ora sono già in crisi d'astinenza da gratta e vinci. (Per non parlare delle macchinette con le monetine da far cadere, ma quelle sono un'altra storia e non c'entrano niente col weekend).

Quanto al terzo grande nodo del viaggio dico soltanto che gli ottocenteschi salassi terapeutici  non erano nulla in confronto ai prezzi di Venezia. Per far riposare il nostro rombante veicolo per tre giorni abbiamo dovuto stillare ben 63 gocce di sangue. Una corsa sul vaporetto ne costa 6 e il biglietto per tre giorni 30, ma fortunatamente la nostra giovane etade ha fatto sì che ne perdessimo "solo" 22. Anche i dolcetti che hanno fatto girare la testa alle nostre papille gustative hanno provocato un'ingente perdita di denari, perchè i più buoni (e i più pesanti naturalmente, perchè di pasta di mandorle) costavano ben 4 euro l'etto!

In ogni caso la città è talmente bella che ne vale comunque la pena e non vorrei essere troppo insinuante, ma molto probabilmente i cari veneziani lo sanno bene e se ne approfittano un bel pò...

Ecco qualche foto...

Questa era la nostra fermata di vaporetto, la bellissima Ca' d'oro

E questi due scorci a caso...tanto sono uno più bello dell'altro

 

Un pò di atmosfera biennalesca...

 

E una fetta di mare dai giardini della Biennale...

Mise en abyme di maschere...

E dulcis in fundo i 4 viaggiatori nell'ombra...

 

 

ombrellina
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