Intanto ringrazio tutti quanti ancora per gli auguri che avete lasciato, tra festeggiamenti vari, ponte e weekend ho trascurato splinder (e a dire la verità non me ne rammarico...senza offesa eh!)
Ecco qui i vecchietti un pò photoshoppati per mantenere una certa dose di mistero e confondere i lineamenti (ahahah ma quale mistero...si vede che le mie conoscenze grafiche sono pari a sottozero?) Le due torte erano buonissime, ma le candeline sono state messe dalla sorella rigorosamente a caso (non abbiamo compiuto 15 anni a testa come sembrerebbe)
Ho intitolato questo post Pausa perchè ho deciso di andare in vacanza dal blog...mi prendo una pausa, non voglio proprio guardare internet se non per lo stretto necessario.
Adesso lo so che vi state strappando tutti i capelli, che emettete suoni inarticolati di disperazione correndo per la vostra stanza o nell'ufficio, che state intasando le linee telefoniche del mago Othelma per imparare un rito propiziatorio per farmi cambiare idea o farvi anticipare quando e se tornerò, ma non vi preoccupate, non vi abbandono e se lo faccio ora, il mio spirito continuerà ad aleggiare sui vostri blog, anche senza i miei preziosissimi, fondamentali, insostituibili commenti

Per ora vi saluto e vi lascio questi bellissimi fiori della campagna viterbese nei quali sono stata immersa il primo maggio ( e infatti ancora mi sto soffiando il naso)
Tanti baci a tutti e arrivederci a presto!!
Ombretta

E' arrivato il quarto di secolo anche per me... fortuna che sono bionda e i capelli bianchi non si vedono.
Quelli del mio amore invece un pò si...domani (il 30) sono 30 per lui!
Mi sono fidanzata con un ladro di compleanni : ero la regina indiscussa di fine aprile e ora mi tocca dividere lo scettro di festeggiata con lui...ma la cosa più grave è dover dividere la torta!! ahahahah
Beh in realtà... ad essere proprio sincera...è bellissimo, mi sembra una ricorrenza tutta nostra, una specie di natale alternativo, festeggiare in due gli anni è veramente speciale...
Quindi faccio gli auguri a me e all'ador-ato/abile Simone e mi raccomando...inviateci vagoni di crema antirughe!!!
(per l'indirizzo postale contattatemi in pvt)
C’era una volta,
quando ero piccina, un mondo in cui le mamme e i papà discutevano preoccupati che con i loro raggi fotonici Mazinga e Goldrake fossero gli eroi dei loro bambini 
e Barbie, platinata, strafiga, viziata e amante del lusso, fosse il modello altamente diseducativo delle femminucce.
Poi arrivò un gruppo di giovani problematici e tanto tanto lontani da noi che fecero impazzire un po’ tutti e anche se alla fine trionfavano sempre i buoni sentimenti, le mamme e i papà non erano proprio entusiasti del successo di questi ragazzacci.
Nello stesso periodo i poveri genitori dovevano combattere anche contro fanciulle sgambettanti le cui facce erano perfino sui diari e sui quadernoni di scuola, ma facevano inorridire sia loro che i critici.
Qualche anno dopo fu la volta di altre sgambettanti, volgarotte e pepate ragazze che si insinuarono nel cuore dei figli che le elessero a momentanee eroine.

Sempre peggio!! Ma non sapevano che cosa li aspettava… le mamme e i papà si trovarono a combattere di fronte a tanti miti ed eroi che si avvicendavano attaccati con le puntine sui muri delle stanze…alcuni erano abbastanza innocui, forse solo oggetto di condannabili tempeste ormonali sul versante femminile
ma ci furono addirittura quelli che videro la stanza dei figli infestata da presenze angeliche come questa 
Che in realtà nascondeva sotto sotto questa faccia (scoop degli ultimi giorni)
Ma cosa direbbero quelle mamme e papà ai genitori di oggi se sapessero che (notizia di ieri) l’eroina dei giovani che viene presa a modello secondo gli ultimi sondaggi è LEI??
P.s. Ma che genere di eroina intendono??
-Mi scusi, posso?
-E’ libero, prego.
- Senta, non è che per caso lei fuma?
- No.
- Ah…non è che per caso sa se c’è un posto dove fumare su questo treno? Sò molto nervosa non ce la faccio ad aspettare la prossima fermata…
- Guardi, non credo ci sia possibilità.
- Sa, è che c’ho un provino alle tre. Io non è che la conosco bene la città. Me aggito subbito poi. Tipo co la dizione no? Che devo sta lì a controllare…le doppie..quelle cose là… Secondo lei si sente di dove sono io?
- Di dov’è?
- No, dico indovini lei. Si sente?
- Provincia di Roma?
- Si Albano. Senta lei mi sembra un signore distinto, gentile, non è che se mi sporgo un attimino fuori e non affumico mi fa fare una tiratina?
- Sono allergico al fumo.
- Ah. Vabbè scusi.
- …
- L’ho disturbata vero? Stava leggendo? Io non ce riesco sul treno, me prende una cosa allo stomaco, tipo qua boh. Che libro è?
- Le Vite del Vasari.
- Non l’ho mai sentito. Bello?
- Interessante.
- Io vado pazza per le storie d’amore. Quelle un po’ assurde, che ne so, che fanno cose strane, che stanno in posti diversi.
- Capisco.
- A lei non gli piacciono le storie d’amore?
- Si, certo, dipende.
- Il ragazzo mio m’ha regalato un libro d’un giapponese. Bello proprio, romantico. Poi è fino non è tipo quei mattoni pesanti. Però ancora non l’ho finito.
- Fa bene a leggere.
- Si però la professoressa mia ci fa fare le relazioni. L’anno prossimo c’ho l’esame.
- La maturità?
- Si. Però io ce l’ho già diciott’anni. Perché m’hanno bocciato in secondo che andavo male a scienze. Che ridicoli.
- E poi che farà?
- E poi boh, faccio provini tipo oggi che c’ho il casting per Lulook. Senta io devo andare, aspetti ce l’ho scritto qua…ecco… a via Ezio. Che faccio?
- Ah…scenda a Lepanto con la metro, poi chieda, ma è vicino.
- Ok grazie. Tanto vabbè ci vado con un’amica mia che fa il provino pure lei, mi viene a prendere a Termini e c’andiamo insieme. Ma meglio che chiedo perché è poco pratica pure lei!
- Bene.
- Lei l’ha già fatti vari provini eh. Dice che a quello di oggi ci dovrebbe stare uno proprio stronzo… oddio scusi, m’è scappata.
- Già lo conosce la sua amica?
- Si, pare che è uno di quelli sa, vabbè dicono che l’ambiente è così eh, i compromessi, ste cose qua…però come dì…di questi un po’…puttanieri ecco.
- Ah. E lei ci va lo stesso?
- Vabbè che fai non ci vai? Che se gli aerei cascano non li prendi? Io voglio assolutamente sfondare, mo vediamo com’è la situazione. Poi insomma è Lulook capito, mica sconosciuti.
- Faccia attenzione però.
- Si ma lo so.
- Sicura?
- Beh di questo di Lulook dicono che è un vecchio porco, però è accreditato, sta proprio nel giro capito. Che devi fa… Insomma se c’è da fare la carina la fai. Però sempre nei limiti.
- …
- Senta me fa un favore? Mi tiene questo un attimo? Che mi rimetto la matita...che con una mano lo specchio non lo so regge.
- Mi dia.
- Grazie eh. Sto rimediata qua sul treno, meno male che lei è così gentile. Ma io sono...come se dice... fisionomista, lei si vede proprio che è perbene. Ste matite sbavano sotto dopo due orette...
- Starebbe bene anche senza, forse.
- No troppo sciapa. Lo sguardo lo devi valorizzare capito. Cioè, se hai l'occhio fatto bene rimani impressa.
- Anche questo è vero.
- Calcola che se fai colpo su Girardelli ( si chiama così questo di Lulook) hai svoltato, vabbè che è stronzo ma ti presenta a destra e manca, lavora un po’ con tutti lui.
- Beh allora buona fortuna.
- Grazie! Però non si dice. Meglio in bocca al lupo o in cu...vabbè ha capito! Ma lei che lavoro fa?
- Io? Eheheh…
- Perché ride?
- Faccio il direttore di castings.
- Daaaiii…non ci credo!!Assurdo!!! E per quale agenzia?
Questo è il racconto che una trentina di cervelli in connessione (ma a giudicare dal risultato forse la connessione era a tratti molto debole!
) hanno creato. Ho scritto io le ultime cinque righe per trovare finalmente una conclusione, non se ne usciva più!!
Ci sono i pezzetti aggiunti da Angelamon, Andrina, Azzurra23, Baloth, BaroneRosso, Dotting, Elentari77, Elfoagile, Evenevil, GiardinidiMaya, Goodnightmoon, Ilcuginojohn, Iohannes, Ladysackville, Luna70, Maestrobuitre, Maxweb, Necrodaimon, Stufa, Themoonisdown, Trans, Woodstock74 e diversi anonimi!
(Mi scuso con chi non ho inserito, ma se l'ho fatto è perchè, essendo già abbastanza delirante il testo, non sapevo proprio come infilare le frasette in questione.)
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Quando Giovanni entrò nella stanza si accorse che tutti lo stavano guardando con aria interrogativa chiedendosi dove fosse finito. Si erano riuniti tutti, nonostante il buio che vi regnava. Non c'era niente di anormale, era tutto a posto.
"Potrebbe essere..."
Ma fu un pensiero fugace. Intorno, ora, il silenzio.
"Ehm, ero andato al bagno.. cazzo c'avete da guarda'?! Sia chiaro: non ho spicci.." disse con un sorriso forzato cercando di capire il perchè di quegli occhi puntati addosso.
La verità era che il suo sguardo non era più quello di un tempo.
No, era cambiato e tutti se ne erano accorti. Neanche la sua vita era quella di un tempo, ma questo ancora lo teneva per sè. Come dirlo agli altri? Eppure sospettavano, era chiaro.
Poi si vide riflesso nello specchio e capì: era in mutande! In mutande in mezzo al salone e... non aveva la minima idea del perchè.
La cosa che gli faceva più male era l'aria inquisitoria con cui lo guardavano. Quegli occhi, verdi, marroni, neri o blu avevano una cosa in comune, la peggiore, quella che lui proprio non poteva sopportare.
Quegli occhi lo stavano giudicando.
Guardò meglio la sua immagine riflessa nello specchio, si sentì sconvolto senza un'apparente ragione. Fu allora che vide una pozza di sangue dolciastro vicino alla finestra... uno sciame di mosche vi ronzava sopra...
"Ho le allucinazioni?" si chiese sudato, mentre risate indistinte gli infestavano le orecchie.
Una di quelle, in particolare, si levò dal coro scomposto, distinguendosi. Allorché Giovanni prese a correre. Correva, scappava, senza capirne il perchè. La testa pareva gli scoppiasse dalla confusione. Mentre correva il vento gli scompigliva i capelli, la vista ed i pensieri. Tutto era nebbia davanti a sè...
"Suo figlio ha una leggera forma di schizofrenia" aveva detto il medico a suo padre, “curabile solo con estremo riposo . Una vacanza in qualche posto esotico potrebbe rimediare alla patologia di Giovanni " aveva concluso.
"Un posto esotico, dove mandarlo?"
Già, dove poter far si che in quella mente ritornasse la luce...
Giovanni aveva ascoltato quella conversazione per sbaglio, alzando la cornetta del telefono.
Era dunque pazzo?
No, non era pazzo. Soffriva di amnesie, dovute a uno shock subito quando era ancora un bambino.
Si, era impossibile. Aveva sbagliato il dottore. Era solo colpa di quel lontano, maledetto giorno.
Lo ricordava perfettamente, era una felicità fa, una vita fa, un anno fa. Un riverbero maledetto che cercava di cancellare ma che riaffiorava violento immantinente annebbiando il presente.
Il tempo sembrava trascorso senza riuscire a mettere una distanza tra oggi e allora, come avesse lancette paralizzate dall'algido sbuffo di un mostro glaciale.
Bah!tutti quei baroni del tempio sacro a Ippocrate, che pontificano sullo stato mentale altrui,credono di capire tutte le sfumature di genere che esistono nel gran calderone che è la diversità...
Uno dei presenti, a quel punto, si alzò e disse "Sono Maurizio. E voglio raccontarvi la mia storia". Giovanni lo guardò, rendendosi conto di non essersi mai alzato da quella sedia...
Si guardò intorno. Perso, quasi impaurito. Ci mise un po' a capire dove si trovasse e cosa fosse successo...era caduto in un sonno profondissimo, perdendosi completamente l'ultimo intervento.
"Giovanni..."sentì la voce del terapista di gruppo "che fai, dormi?Ascoltiamo l'esperienza di Maurizio".
Era successo di nuovo, ancora una volta quel dono, a cui nessuno credeva...
"In realtà," Maurizio guardò Giovanni, "in questo momento stai dormendo, non sei sveglio , incredibile vero ?"
Giovanni proruppe in una risata divertita, limpida e spontanea.
"Scusami Maurizio..."
Ma la risata gli morì sul volto. Si voltò e la vide.
Lei era altera, splendida e glaciale, irragiungibile come una visione.
Lei era il sogno palpabile di sempre, lei era l'intoccabile.
Era la mamma, col suo bel grembiule a fiori!
"Dai, è pronta la merenda!"
"...Mammina non mi picchiare, ho di nuovo rotto gli occhiali..."
Sì sentì come quando era bambino.
Quella donna gli aveva rovinato la vita, e lui per anni aveva provato a ricostruirla, senza riuscirci. Per sfuggirle aveva imparato a rifugiarsi nei sogni, ma troppo spesso ne era rimasto intrappolato. Fluttuava leggero in bolle incantate, dimenticando la realtà.
Lasciò che quelle riflessioni abbandonassero la sua mente,uscì. "Devo telefonare a quella mia vecchia amica"pensò "chissà se vive ancora con lui..."
Ma lei era lì, appoggiata alla porta e gli scavava dentro con lo sguardo. Si fermò e impallidì: non la vedeva da quando era fuggita con quell'uomo, dopo averlo scaricato come un rifiuto...
"Dove vai Giovanni" gli si rivolse scandendo le parole lentamente. "Sei...sei reale?"balbettò lui. "Si, sono reale, sono venuta a chiederti se puoi perdonarmi per il male che ti ho donato, oltre a quello, ricorda, ti donai la vita...Non so se riuscirò a dimenticare i tuoi occhi gelidi"
Improvvisamente lo spinse via e urlò.
"Tu mi respingi? Mi cerchi e poi non mi vuoi?Si,mi hai donato la vita ma io ti odio" urlò lui di rimando, disperato.
Una lacrima rigò il volto di sua madre, che si accasciò al suolo in ginocchio.
"Io dovevo essere Miss Universo, capisci?"singhiozzò "ma aspettavo te e mi hanno esclusa..."
Sua madre era sempre la stessa. La sua bellezza era l'isola in cui aveva isolato la sua vita. Un'oasi costellata di specchi che riflettevano esclusivamente la sua immagine.
Ma ora lo specchio si era rotto... Lei non era più l'intoccabile, Lei era li .
Ora si presentava come una madre pronta ad accoglierlo ancora nonostante avesse infranto i suoi sogni?
Il volto di Giovanni si trasformò in una maschera d’odio. Si scagliò su di lei come un ariete infuriato. La donna barcollò all'indietro centrando in pieno, con la nuca, lo spigolo del davanzale. Una lacrima purpurea rigò lo splendido e inanimato viso...
"Mamma...mamma" iniziò a ripetere Giovanni mentre una macchia scura allagava il pavimento. Lei era immobile.
Non lo guardava più adesso.
“Svegliati, Giovanni svegliati” il dottore lo toccò. “L’ipnosi è finita.”
“Cosa ho detto?” disse lui sudato e smarrito, sbattendo le palpebre.
“Molte cose, Giovanni… hai rivissuto molte cose…"
Il ragazzo si alzò dal lettino di pelle bianca, strinse la mano al dottore e uscì. Due uomini lo riportarono in carcere.
Facciamo un esperimento per qualche giorno. Voglio vedere che esce fuori 
Spremetevi un pò le meningi, liberate la fantasia e tutto il resto che avete da liberare, passate e scrivete qui quando volete e quante volte volete, a patto che non lo facciate due volte di seguito.
Potete scrivere una frase o un pezzo di frase da attaccare a quella precedente di minimo 5 parole e massimo 15...
Allora inizio io, poi vi mollo la gestione del post 
"Quando Giovanni entrò nella stanza si accorse che"
Aggiungo, per maggiore chiarezza : dovete leggere fra i commenti l'ultima frase scritta dal blogger prima di voi e attaccarvi a quella. Quella mia è solo la partenza. Per facilitare la cosa le unirò di tanto in tanto.
MI RACCOMANDO NON SCRIVETE FRASI TROPPO LUNGHE!!
Questa mattina mi sono svegliata con mal di gola fortissimo, raffreddore, testa dolorante, ossa talmente rotte da farmi desiderare un giretto sulla ruota delle torture per stirarle e febbre alta.
Calcolando che dovrei attraversare tutta Roma in queste pietose condizioni per recarmi al mio vero (falso) domicilio, non posso proprio andare a votare.
Mi rammarico di non poter scrivere gli insulti che m'ero preparata. Anche se forse, una volta entrata nella cabina, sarei stata presa dai rimorsi di cittadina ligia e a qualcuno la crocetta l'avrei data ( ho detto FORSE eh).
Ma la mia opinione è che se entrambi i cognomi dei due leader fondamentali finiscono in ONI un motivo ci sarà...
Aggiorno con una riflessione scaturita dal bombardamento tv:
ma gli EXIT POLL sono i polli all'uscita dalle urne???
Il mento sulla mano
E un anello di fumo al collo
Gli occhi fissi sul fondo
Tra le acque di un libro
in cui scivola un tramonto sbiadito
Ho lasciato il gelato nel bicchiere
Per vederlo sciogliere
E ho legato i capelli
Con un nastro largo
Di giorni stanchi
Un’altra sera sola.
Ecco il mio secondo racconto su Caffè Letterario:
Una mattina come tante altre, i coniugi Civitelli condividevano a metà il momento del risveglio.
“Tesoro, cos’è questa puzza? Non abbiamo buttato l’immondizia ieri sera?” disse Carlo annodandosi la cravatta mentre dava le spalle all’ ammasso di coperte che doveva essere la moglie.
Per continuare a leggere andate qui
Per commentareo qui o lì, come ve pare insomma
forse meglio lì? MMM
"La felicità è un ponte dove due cuori che prima si ignoravano si scambiano l'anima"
Questa è una delle tante bellissime frasi che ha scritto monsignor Ma rio Canciani, il mio sacerdote preferito, che mi ha fatto fare la prima comunione e poi la cresima, scomparso purtroppo qualche mese fa. Era amico di famiglia e molto noto a Roma perchè a San Giovanni dei Fiorentini faceva entrare a messa tutti gli animali e li benediva. Erano messe speciali, sia per le parole bellissime che sapeva pronunciare, sia perchè erano piene di cagnolini e gatti e la cosa straordinaria era che stavano tutti in silenzio, buonissimi.
Dato che ultimamente (anche personalmente) mi è capitato spesso di parlare di matrimonio e non faccio che vedere coppie che si sgretolano in un soffio, sfogliando uno dei suoi libri, ho deciso di riportare questo brano che credo possa essere uno spunto di riflessione per tutti, credenti e non.
Un matrimonio vero.
L'amore coniugale è una sfida, un'attitudine, un orientamento costante, un atto di volontà. E' la decisione di unire la propria vita a quella di un'altra persona che si sceglie nell'essenza del suo essere.
Sono i giovanissimi spesso ad essere più innamorati dell'amore che non della persona.
Quando due persone, che sono estranee, lasciano improvvisamente cadere la parete che le divide, sentendosi vicine, unite, raggiungono una delle emozioni più eccitanti della vita. E' l'eterno miracolo che si ripete. "Anche se un uomo avesse tutte le ricchezze e non l'amore, al paragone le disprezzerebbe con un nulla" (Cantico dei cantici).
Un matrimonio vero non è un'infatuazione o una fuga dalla solitudine; tanto meno è un matrimonio d'interesse. Di quanti nostri amici e amiche, siamo venuti a sapere, con una amara sorpresa, del naufragio del loro matrimonio, nato pur in mezzo a tante speranze.
Possiamo analizzare le ragioni che portano alla fine di un amore? A volte le motivazioni sono estrinseche, come nel caso di quei due sindacalisti che si erano sposati al Comune, ma che si volevano separare perchè non riuscivano a risolvere il problema della politicizzazione dei loro sindacati. Un amico li aveva consigliati di venire da me. Ed io li convinsi che i motivi estrinsechi non possono far morire un unione.
A volte le motivazioni sono intrinseche all'unione : si sono sposati senza conoscersi sufficientemente. Man mano, l'antagonismo, gli screzi, la continua sopportazione ed altro, hanno messo in evidenza la mancanza assoluta di una qualsiasi complementarietà. Era perciò la natura stessa a non unirli. In questo caso, la separazione non è solo un diritto, ma anche un dovere. Dio unisce con la natura e non semplicemente con i segni di croce e la carta bollata: se la natura non unisce, Dio non unisce.
Un vero matrimonio si ha quando è la natura ad unire. Ciò è quanto di razionale è dietro al concetto di indissolubilità del matrimonio, ingiustamente deprezzato ai nostri giorni. Si fa dell'amore una reazione emotiva, esclusivamente spontanea e passionale, e si trascura il fattore fondamentale che è quello di volere. Amare non è solo un forte sentimento: è una scelta, una promessa, un impegno.
L'amore ridotto a pura sensazione non ha alcun presupposto di durata.
Che ne pensate voi, sposati e non?
E' danza di fiori
tremanti nel vento
che sfiora noi
nudi
tra giunchi di sogni intrecciati
e frutti sugosi di vita.
Solo sulle dita
polvere di farfalla
di questo nostro viaggio insieme.
Cari lettori,
(wow, ma veramente ho qualcuno che mi legge??!)
premetto che non so che piega prenderà questo post. In sostanza non so cosa scrivere. Ho la testa talmente piena di frasi, immagini,sapori, suoni e idee che mi ritrovo ad essere la sorellina immobile dell'asino di Buridano. La differenza però è che non ho solo due alternative davanti, ma molte di più, quindi nell'incertezza e nell'essere vittima del tempo tiranno, sto ferma e non scrivo.
E mica si può sempre scrivere! E su! C'è anche altro nella vita! No??
Mah, insomma, mica è tanto vero. Se nasci con la mannaia in testa del pallino della scrittura tutto il resto in fondo in fondo finisce in un modo o nell'altro ad essere in "funzione di". Quante volte mi sono sorpresa a frugare nei cassonetti della mia spazzatura interiore per ripescare spunti e sensazioni da scrivere? Uh! Un'infinità di volte. E quante persone che hanno avuto la sventura (ovviamente i soggetti interessati non sono autorizzati a confermare la mia autoironia) di imbattersi in me sono finite o finiranno inchiodate a un foglio di carta? Se devi scrivere tutto va bene, "nun se butta gnente". A volte mi sento un pò una ladra. L'Arsenia Lupin delle vite altrui.
E vabbè.
Direi che la mia riflessione quotidiana è terminata. Passiamo ad altro.
Avevo una tag "diario" una volta. Questo blog non ha mai avuto un filo conduttore se non quello dell'essere una specie di deposito delle mie scorie mentali. Invidio molto chi riesce a mantenere una coerenza blogghistica. Però, più per egoismo personale (dato che alla fine sono io quella che sfoglia di anno in anno il blog per vedere cosa ho combinato) che per supposto vostro interesse, annoto qualche dettaglio della mia Pasqua.
Nonostante il tempaccio, la grandinata e le raffiche di vento, almeno "dentro" è stata una bella pasqua. In realtà anche fuori, per la compagnia. E' stata anche dolorosa. Sabato notte infatti, durante la veglia e la messa, mi è colata tutta la cera bollente della candelina sulle dita.
Scherzi a parte, quest'anno sono inorridita per i prezzi esorbitanti delle uova pasquali e ho deciso che il prossimo anno comprerò lo stampo e lo farò da sola. Per ora ho iniziato questo percorso di bricolage alimentare con la colomba, rubata a quella con la vocetta da topo della Prova del Cuoco. E' venuta buonissima e con grande soddisfazione è scomparsa nelle fauci dei convitati.
L'altra novità è stata la decorazione delle uova. Quelle bianche! A me le uova color carne non piacciono proprio. Stavolta mamma è tornata a casa con 30 uova candide come la neve, quindi come non sbizzarrirsi con i colori alimentari?? Sabato pomeriggio mi sono armata di pennelli con mia sorella e abbiamo dato sfogo alla creatività. Molto apprezzate le mie uova optical anni '70.
Il tocco finale però, è stata la personalizzazione delle ultime quattro uova con le facce dei destinatari, Valentina, Simone, Alessandro ed io. Allego foto esplicativa

Ieri sera invece, Simone ed io, dopo una bellissima giornata da trottolini amorosi dududadada (che c'è di più bello nella vita??), siamo andati al cinema a vedere il nuovo film di Verdone, avendo voglia di continuare a tenere le sinapsi del cervello su off. E' nel complesso un film piacevole, il primo episodio non mi è piaciuto granchè, mi sembrava un pò forzato anche nella recitazione, il secondo è già più carino e con accenni di satira sociale, il terzo invece mi ha fatto veramente ridere, pur nella sua amarezza. Pensando a Moreno Vecchiarutti e Enza Sessa mi sono tornati in mente due personaggi che già all'epoca mi sembrarono veramente "verdoniani" e dei quali avevo narrato le gesta oltre un anno fa. Dato che la maggior parte di chi passa qui adesso non è la stessa di allora, mi scuso con chi lo lesse ma ripropongo il post per farvi fare due risate. Vi garantisco che non ho inventato nulla, è la cronaca di un incontro.
Rampa molto scoscesa e sconnessa, di quelle che se non cammini rasente il muro e non indossi scarponi da escursionista esperto rischi di entrare trionfalmente dalla porta principale sottoforma di valanga umana : ecco il meraviglioso accesso ad un magazzino di periferia, uno di quelli che vende tutto a poco prezzo, dallo scopettino del bagno alla borsetta in ecopelle per giovani donzelle trendissime. Mi aggiro furtiva tra gli scaffali-muraglia cinese (perché la provenienza è quella) dei casalinghi, quando improvvisamente il mio sguardo si dilata verso interminati spazi al di là da quella… è il reparto abbigliamento, oltre il quale si affaccia un’oasi di radiosa serenità : la vasta distesa di scarpe. In questo locus amoenus appare come Erminia fra i commessi, una giovane donna straniera, estasiata di fronte a stivaloni di cartonpelle con tacco assassino. Abbastanza alta, piuttosto magra, viso semplice e poco truccato, indossa un lungo impermeabile beige abbottonato fino al collo e stretto in vita da una cinta e delle decolletè rosse. Poco più in là, vicino a degli improbabili camerini arrangiati con delle tendine in simil tovaglietta da picnic fuoriporta, un uomo sulla cinquantina con i capelli impomatati (anche se è anacronistico parlare di pomata per capelli, rende di più l’idea, dato che il gel doveva averlo spalmato direttamente con la cazzuola) parla al cellulare, sfoggiando un eloquio da membro senior dell’Accademia della Crusca. Tra un vaff e l’altro lancia sguardi tra il bramoso e il tenero alla signorina in impermeabile. Io, che non riesco a farmi mai i cavoletti miei, abbandonando mamma al suo destino nel reparto detersivi, inizio con nonchalance ad osservare i due soggetti, dei quali lui mi attira in modo particolare. Non riesco soprattutto a distogliere lo sguardo dalla collana d’oro al collo e dall’anello che spunta fra i pelazzi della mano. La quale mano poco dopo finisce su un fianco della ragazza, gesto accompagnato da uno “Scegli tutto quello che vuoi…” pronunciato con un tono e uno sguardo che Richard Gere in Pretty Woman nemmeno dopo anni di studi di fronte allo specchio sarebbe riuscito a ripetere.
Purtroppo quando i due si spostano nella selva selvaggia di vestiti appesi, sono costretta a raggiungere mamma dall’altra parte del magazzino, perdendoli di vista.
Fortunatamente la nostra gita fra i casalinghi si prolunga parecchio, tanto che con mia grande sorpresa ritrovo la coppia alle casse. Ed ora la scena clou.
I due sono alla cassa ma non hanno niente in mano. Mi cade lo sguardo sulle scarpe rosse di lei, che ora però spuntano da pantaloni gessati. La cassiera, distratta, chiede: “Mi dia, prego.”
Il tizio sfodera un sorriso da marpione tra l’ammiccante e il confidenziale. Le consegna soltanto dei cartellini. “La signorina ha tutto addosso…”. La cassiera ha un momento di smarrimento. La ragazza guarda il soffitto come se stesse da un’altra parte. Richard paga spiattellando le banconote sul bancone (le casse sono come quelle del supermercato). “ La prossima volta prendiamo le scarpe, eh?”. Lei annuisce silenziosa. E se ne vanno a braccetto senza niente in mano.
Evidentemente all’inizio sotto l’impermeabile
………….Al trash non c’è mai fine
Beh, adesso mi sembra proprio il caso di salutare... alla fine non sapevo cosa scrivere e ho scritto troppo! Baci a tutti!
Ombretta
Dal legno
l'abbraccio lacerato
strappato
inchiodato
mi renda col sangue
stilla di luce.
In una calda e umida sera di maggio, nel silenzio della quiete cittadina, indefinite figure col mantello scivolavano leggere nella notte, sfiorando appena i marciapiedi. Sparivano a mano a mano inghiottite da uno scantinato di periferia poco illuminato, saltando con agilità i gradini che lo separavano dal livello della strada.
All’ingresso, un energumeno dai muscoli guizzanti e la barba incolta, masticava un sigaro spento e chiedeva, sforzandosi di borbottare sottovoce : “Tu! Parola?”
“Azzurro” rispondevano uno ad uno emozionati, per poi sparire nella fessura di luce che la porta di ferro scorticato lasciava intravedere.
In meno di un’ora la sala sotterranea fu piena e la pesante porta venne chiusa dall’esterno con assordante rumore metallico.
Poiché evidentemente tutti si sentivano al sicuro, si sollevò un brusio di voci indistinte che tacque di colpo quando da una tenda di velluto sul fondo della sala, uscì un uomo anziano, canuto, dai lineamenti nobili e lo sguardo fiero. Tutti si inchinarono, abbassando il capo.
“Scusate un attimo” disse l’anziano verso il quale tutti erano rivolti, girandosi e armeggiando sotto il mantello lucido. “Ecco, eh, non ci sono più le calzamaglie di una volta”.
Un mormorio di approvazione fu la risposta.
“Sedetevi pure” disse accomodandosi lui stesso. “Ma ricordatevi di mantenere la segretezza miei cari, non parlate a voce troppo alta”. Accese il microfono e un fischio fece tremare l’intera sala.
“Ecco, prova prova…allora, dicevamo…Intanto bentrovati amici miei”, iniziò l’uomo rivolgendosi ad una schiera di sorrisi smaglianti che lo osservavano con adorazione.
“ Ho fortemente voluto quest’incontro prima del consueto ritrovo annuale, poiché, come ben sapete, la situazione non potrebbe essere più nera. I sondaggi parlano chiaro miei cari compagni…la maggioranza delle donne non crede più al Principe Azzurro”.
Un “oooooh” di terrore riempì l’ambiente, anche se tutti erano perfettamente a conoscenza del problema, sbandierato su tutte le riviste femminili e non.
“Noi, in quanto rappresentanti della corporazione Principi Azzurri dobbiamo fare qualcosa. Nessuna ha più fiducia in noi. Non ci aspettano. Perfino le ragazzine di tredici anni sono già disilluse. Ora, io sono vecchio e i miei anni di gloria sono passati, sono sposato da molto tempo, ma mia moglie continua a dire che sono il suo principe. Vorrei sapere, quanti di voi si sono sentiti definire così ultimamente?”
Nella sala aleggiò il silenzio, mentre ognuno si guardava intorno, imbarazzato.
“Cedete il posto sui mezzi pubblici? Aprite la portiera della macchina? Vi complimentate in maniera originale? Sapete dedicare il vostro tempo e le vostre energie alla donna? Sapete ancora fare la corte come i vecchi tempi? Sapete ASPETTARE??” incalzò il vecchio maestro.
Nessuno rispondeva. Solo qualche guancia col suo rossore la diceva lunga.
L’anziano principe abbracciò la sala con lo sguardo e fece un rapido calcolo: mancavano all’appello alcuni dei più bei ragazzi che la corporazione degli Azzurri avesse mai avuto. Quasi non aveva il coraggio di chiederne notizia.
“Dove sono molti dei nostri amici? Almeno una ventina…”
Dal fondo della sala un trentacinquenne o poco più, rispose affranto: “Veramente…so che molti hanno abbandonato…dicevano che ormai non conviene più essere un Azzurro se vuoi avere successo…”
“Si, è vero!” esplose il vicino. “Io sono stato lasciato dalla mia donna per uno della corporazione dei Bastardi! Mi ha detto che era più...”tenebroso e affascinante” e che “la faceva sentire viva!”
Tutti gli Azzurri presenti si agitarono, quasi non riuscendo a restare seduti sulle sedie. “Calma! Calma!” disse il Maestro battendo la mano rugosa sul tavolo. “Qui non va. Non siete più convinti nemmeno voi. Che tempi! Se vi vedessero i nostri antichi Maestri! Loro, che uccidevano draghi, liberavano le donne, si sacrificavano, riuscivano ad indossare la calzamaglia ogni giorno della loro vita senza nemmeno lamentarsi o soffrire di eritemi!! Loro, sentendovi parlare e vedendo che cosa pensano molte donne di noi adesso…si vergognerebbero, si, si vergognerebbero come ladri!”
Si accasciò sulla sedia con le mani tra i capelli e continuò quasi sottovoce : “ So che la corporazione dei Bastardi Tenebrosi acquista nuovi adepti continuamente. Eppure, nonostante un successo semplice e immediato…quante donne poi sono veramente felici? A lungo termine intendo. Rifletteteci!”
Gli Azzurri erano felici di sentire quelle accalorate parole. Ne avevano bisogno. Un ragazzo coi capelli rossi e begli occhi verdi si aggiustò il nodo del mantello e disse timoroso: “Io credo che quando una donna è affascinata da un Bastardo, in fondo pensa di poterlo pian piano cambiare e trasformarlo in un Azzurro…”
“Bravo ragazzo!” applaudì il vecchio maestro mentre quello si risedeva arrosito fino alla radice dei capelli, tanto da non distinguere più lo stacco. “E’ proprio così! Le donne ci vogliono ancora, ma non lo sanno o non vogliono ammetterlo per non restare deluse! Perché se continuiamo a disperderci in questo modo e a non avere fiducia, gli altri della corporazione avversa avranno il sopravvento e perderemo credibilità alimentando la disillusione femminile!”
Un lungo applauso concluse questo discorso. Tutti si sentivano rinfrancati. “Essere un Azzurro non riguarda solo i rapporti con le donne, ricordatevelo. E’ un qualcosa che tocca anche il resto della vita”.
In quel momento la porta si aprì ed entrò l’enorme energumeno con gli occhi lucidi. “Scusatemi” disse quasi singhiozzando, “ma stavo origliando là fuori e mi sono commosso” . Qualcuno gli porse un fazzoletto .“Io lo dicevo che quei Bastardi non valgono granchè…perché ci stanno da tutte le parti eh, di tutti i generi intendo. Io gliel’avevo detto al mio fidanzato…ma lui mi ha lasciato lo stesso per uno di loro” e quella ispida massa di muscoli esplose in lacrime, tirando su col naso.
“Bene, ci sono domande? Ulteriori chiarimenti? Altrimenti la riunione extra di stasera credo possa dirsi conclusa” intervenne il maestro dai capelli candidi.